IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

LIBANO: Che fortuna essere solo ‘brutti’ e presi a schiaffi

BEIRUT, 15 ottobre 2008 (IPS) – “La mia donna di servizio è davvero brutta, non riesco a trattenere
l’impulso di schiaffeggiarla quando la vedo la mattina presto”,
ghigna un commerciante libanese del villaggio di Ain Anoub,
appena fuori Beirut; e ride.

La situazione peggiora. Un recente rapporto di Human Rights Watch (HRW) rivela che almeno 95 lavoratori domestici migranti sono morti in Libano dal gennaio 2007; circa quaranta casi sono stati registrati come suicidi; e 24 sono stati imputati a cadute dai piani alti degli edifici, spesso nel tentativo di sfuggire ai datori di lavoro.

Avere a servizio in casa lavoratori etiopi, filippini o dello Sri Lanka è una questione di status sociale in Libano, ed è piuttosto la norma. La maggior parte guadagna meno del salario minimo di 300 dollari al mese.

Un sondaggio effettuato su 600 lavoratori domestici in Libano da Ray Jureidini, dell’Università americana del Cairo, e riportato da HRW rivela che il 52 per cento dei lavoratori domestici intervistati ha subito abusi verbali; oltre il 55 per cento lavora per più di 12 ore al giorno, e più del 21 per cento per oltre 15 ore al giorno.

Lo studio ha mostrato che il 34 per cento degli intervistati non usufruisce dei regolari giorni di riposo; il 42 per cento ha un giorno libero a settimana; il 4 per cento riposa un giorno ogni due settimane, e il 2 per cento ogni quattro settimane. Molti non godono neanche di un minimo livello di privacy; il 9 per cento dorme nel salotto della casa in cui lavora, e il 6 per cento in cucina.

”Se una delle violazioni meno frequenti è il rifiuto di concedere uno spazio personale riservato al lavoratore domestico, tra le più comuni figura il trattenere o ritardare il salario dovuto, seguito dalla segregazione forzata”, spiega Nadim Houry, ricercatore di HRW.

In un episodio di abuso riportato lo scorso maggio, una coppia di Koreytem – uno dei quartieri più facoltosi della capitale, e anche teatro di intensi conflitti – ha chiuso la domestica in casa con viveri sufficienti solo per qualche giorno, mentre loro fuggivano per mettersi in salvo.

Karunawati Welagader, una lavoratrice domestica dello Sri Lanka, racconta che la sorella, al servizio in casa di un funzionario di governo, era sempre sull’orlo della depressione, finché non è tornata nel suo paese d’origine. Veniva tenuta chiusa a chiave e non poteva fare nessuna telefonata.

“Il caso di mia sorella non è inusuale in un paese come il Libano; le sue condizioni di vita erano forse anche migliori di quelle di altri lavoratori, che oltre a venire rinchiusi, spesso non ricevono un’alimentazione o dei vestiti decenti”.

Vedere bambini libanesi con domestiche asiatiche è piuttosto frequente a Beirut, nei ristoranti, nei resort d’alta classe sulla spiaggia, o sulla via della scuola. Le donne libanesi sembrano fidarsi dei lavoratori domestici quando si tratta dei propri figli, ma non quando entra in gioco la proprietà.

Questo spiegherebbe perché i passaporti dell’85 per cento dei lavoratori stranieri sono stati confiscati dai datori di lavoro. Vengono trattenuti per evitare che la persona di servizio possa rubare qualcosa e poi fuggire. Houry segnala tra le altre violazioni l’abuso fisico, anche se meno frequente, ma che talvolta porta a molestie e stupri.

Dallo studio è emerso che le donne maltrattano le proprie domestiche nel 61 per cento dei casi, seguite dagli uomini (23 per cento) e dai figli dei datori di lavoro (11 per cento).

Nel sondaggio di Jureidini, il 14 per cento degli intervistati ha ammesso di aver subito abusi, e circa il 7 per cento si è dichiarato vittima di molestie sessuali. ”Ma questo dato potrebbe essere anche più alto, visto che molti casi sfuggono alle statistiche”, spiega Houry. Nel 64 per cento dei casi, è il datore di lavoro che maltratta la propria domestica, mentre nel 21 per cento dei casi l’abuso viene commesso dal figlio.

A Verdun, un altro quartiere agiato di Beirut, un adolescente di una scuola straniera scherza su un amico che fa prostituire la domestica dei genitori, dello Sri Lanka. “Il mio amico offre i servizi della domestica a un certo prezzo. Quasi tutti i suoi amici hanno avuto un’esperienza sessuale con la donna di servizio, mentre i genitori erano fuori casa”.

I lavoratori domestici stranieri in Libano in pratica non godono di nessuna tutela. Per la legge libanese, non hanno diritto al salario minimo, e sono esclusi dalle leggi e dalle normative sul lavoro. “In Libano i lavoratori domestici stanno morendo a un ritmo di più di uno alla settimana”, riferisce Houry.