KABUL, 23 settembre 2008 (IPS) – Se oggi Zayainullah, 11 anni, non tornerà a casa con abbastanza denaro, verrà picchiato, ci dice. “Non abbiamo da mangiare e mia zia mi ha minacciato: devo riportare almeno i soldi per comprare il pane”.
Anand Gopal/IPS
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Come ogni giorno, Zayainullah è seduto sul marciapiede di una strada affollata di Kabul, per chiedere qualche spicciolo ai passanti. A torso nudo e senza un braccio, dal suo ventre gonfio si intuisce che soffre di grave malnutrizione. “Abbiamo sempre avuto difficoltà con il cibo, ma i nostri problemi peggiorano giorno dopo giorno”, aggiunge.
Come Zayainullah, milioni di persone in tutto il paese soffrono di grave carenza di cibo, secondo una serie di rapporti diffusi di recente. Una devastante siccità, un inverno particolarmente duro, i prezzi alti dei generi alimentari, la guerra e l’insicurezza generale stanno portando alla crisi alimentare e potrebbero innescare un grave disastro umanitario, sostengono le agenzie.
L’organizzazione umanitaria britannica Oxfam ha annunciato di recente che il paese sta attraversando la fase peggiore degli ultimi 20 anni. Circa 5 milioni di afgani soffrono di grave carenza alimentare, stimano le agenzie. Più del 42 per cento del paese vive nella povertà estrema – con meno di 10 dollari al mese – segnala l’Ufficio centrale di statistica dell’Afghanistan. E secondo la Brookings Institution, il 45 per cento del paese è in condizioni di povertà alimentare.
Nella provincia settentrionale di Badghis, afflitta dalla siccità, i funzionari riferiscono che la fame acuta rischia di uccidere l’80 per cento della popolazione. “Circa mille famiglie sono fuggite dalla provincia” negli ultimi mesi, ha dichiarato all’IPS il parlamentare di Badghis Muhammad Yaqoob. “I nostri giovani partono per l’Iran in cerca di lavoro e cibo, ma tanti muoiono prima di arrivare”.
In molte province occidentali, come Faryab, la siccità sta uccidendo gran parte del bestiame, e i residenti vendono i loro animali a prezzi bassissimi per evitare di perderli senza nessun guadagno.
A Ghazni, le condizioni sono peggiorate al punto che, secondo alcune notizie diffuse la scorsa primavera, gli abitanti hanno dovuto mangiare erba per sopravvivere. “Prima guidavo un camion”, racconta Payman Ganun della vicina provincia di Logar. “Ma non c’è da mangiare, e non ho più trovato lavoro”. Oggi Ganun setaccia le strade di Kabul insieme al fratello più piccolo, chiedendo l’elemosina.
La carenza di cibo ha conseguenze particolarmente gravi sui minori. “I miei figli sono piccoli e non abbiamo pane. Non ho grano… Ho paura che i miei figli moriranno di fame”, lamenta una vedova di nome Pashtun. Oxfam stima che circa un milione di bambini sia in grave pericolo. Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, il 20 per cento dei minori non raggiunge il quinto anno d’età a causa della malnutrizione.
Le dimensioni del disastro spingono le agenzie a chiedere più finanziamenti. “È una corsa contro il tempo, e la comunità internazionale deve rispondere in fretta prima che arrivi l’inverno, quando le condizioni peggioreranno”, ha dichiarato Oxfam.
In un appello congiunto diffuso a luglio, agenzie dell’Onu e governo afgano hanno chiesto 404 milioni di dollari; il Programma alimentare mondiale (PAM) dichiara che fino ad oggi ha ricevuto il 25 per cento di questa somma.
L’Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (Usaid) ha promesso di offrire 50mila tonnellate di grano, mentre il PAM e il governo afgano hanno siglato di recente un accordo per un prestito di altre 50mila tonnellate. Kabul e la Banca Mondiale hanno poi firmato per una concessione di 8 milioni di dollari, per sviluppare sistemi di irrigazione e per risolvere altri problemi legati alle infrastrutture.
Gli aiuti per l’Afghanistan sono sempre stati molto lenti – gli aiuti pro capite sono di molto inferiori a quelli destinati ad altri gruppi colpiti dalla guerra – e circa il 40 per cento del totale degli aiuti ritorna ai donatori sotto forma di profitti e di spese vive, sostiene l’Agenzia di coordinamento degli aiuti allo sviluppo in Afghanistan (Agency Coordinating Body for Afghan Relief). Ed oltre alle preoccupazioni umanitarie, in mancanza di aiuti adeguati per fronteggiare la crisi alimentare, gli analisti ritengono che molti afgani, per la disperazione, andranno a finire nelle mani dei talebani.
Ajristan, il distretto di Ghazni i cui abitanti hanno raccontato di essere stati costretti a mangiare erba, oggi è una roccaforte talebana, assicurano i locali. “I talebani controllano questa zona al 100 per cento”, afferma Fazel Wali, che abita lì.
Il PAM dichiara di aver proseguito nella distribuzione di cibo alle famiglie colpite dai combattimenti, come i residenti dei quartieri vicini Kandahar. Lo scorso luglio, una grossa offensiva della NATO ha provocato lo sfollamento di migliaia di famiglie, in particolare dal distretto di Arghandab.
Oltre all’inverno rigido e alla siccità prolungata, anche i prezzi del cibo hanno spinto sempre più persone nell’insicurezza. Anche il vicino Pakistan ha contribuito alle difficoltà, bloccando ripetutamente le esportazioni alimentari verso l’Afghanistan.
Secondo Hussein Ali Mahrammi della Camera di commercio afgana, il 70 per cento del totale delle importazioni di grano verso l’Afghanistan proviene dal Pakistan. Anche se il Pakistan sostiene di dover limitare le esportazioni per compensare l’aumento dei prezzi nazionali, secondo Mahrammi il calo delle importazioni pakistane risponderebbe a manovre politiche. “Il Pakistan vuole indebolire il governo afgano”, commenta.
Con l’arrivo dell’inverno, diverse strade che portano ai villaggi più remoti diventano impraticabili, e molti parlano dell’estrema urgenza di alleviare la situazione. “Se non agiamo rapidamente, molti bambini moriranno. Ho pregato tutti – Ong, governo afgano, governi mondiali – di aiutarci”, riferisce Muhammad Yaqoob. “E vi prego di agire in fretta, perché siamo disperati”.