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SVILUPPO: Si parla di agricoltori, senza gli agricoltori

ROMA, 3 giugno 2008 (IPS) – L’aumento record nei prezzi del cibo e il loro impatto sui paesi
poveri è al centro del summit dei leader mondiali
dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), in
questi giorni a Roma (3-5 giugno). Ma la soluzione alla crisi
alimentare non può essere lasciata solo in mano ai governi,
sostengono diversi gruppi di piccoli agricoltori arrivati da molte
parti del mondo e riuniti in un forum parallelo della società civile.

Ndougou Fall, presidente ROPPA
Sabina Zaccaro

Più di 100 delegati di movimenti sociali internazionali, organizzazioni di agricoltori, gruppi indigeni del Sud e Ong hanno organizzato un forum di cinque giorni sulla sovranità alimentare – il diritto dei popoli di definire i propri sistemi di agricoltura, manodopera, pesca e produzione alimentare.

Il forum della società civile Terra Preta (terra nera, in portoghese) è stato organizzato dall’International Planning Committee (IPC), una rete globale di Ong e gruppi della società civile che si occupano di agricoltura e diritto al cibo.

L’IPC comprende movimenti sociali che rappresentano piccoli agricoltori, pescatori, popoli indigeni e sindacati dei lavoratori agricoli, e funziona come meccanismo facilitatore del complicato dialogo tra i movimenti sociali e le agenzie Onu che si occupano di alimentazione e agricoltura.

“Siamo qui per ricordare ai governi che non possono prendere nessuna decisione concreta per risolvere la crisi alimentare senza prima consultare coloro che nutrono il pianeta”, ha detto all’IPS Antonio Onorati dell’IPC.

“Sebbene l’80 per cento del cibo a livello globale provenga dal loro lavoro, gli agricoltori non sono sufficientemente rappresentati al meeting ufficiale”, ha dichiarato. “Normalmente quei posti vengono occupati dagli interessi delle grandi imprese multinazionali dell’agroalimentare e da istituzioni finanziarie come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che chiede un’ulteriore liberalizzazione del mercato agricolo. Un errore che avrebbe il solo effetto di portare i prezzi alimentari fuori controllo”.

Sin da domenica, di fronte alla sede della FAO gli agricoltori hanno posizionato una lunga tavola con sopra dei piatti vuoti, a rappresentare la fame nel mondo. Le dimostrazioni proseguono fuori dall’edificio.

“L’emergenza alimentare è un sintomo di più ampi fallimenti sistemici, come la promozione della produzione di agrocarburanti su larga scala, e il controllo dei sistemi alimentari da parte delle multinazionali”, osserva Ndougou Fall, presidente dell’organizzazione degli agricoltori dell’Africa occidentale Roppa.

“Vogliamo essere sicuri che questo incontro non ripeterà gli stessi errori del passato”, ha detto Fall all’IPS. “Le politiche liberali sono all’origine delle difficoltà che stiamo affrontando in Africa, e che hanno colpito soprattutto i piccoli agricoltori familiari, che non sono più in condizioni di vendere ciò che producono. Molti di loro hanno abbandonato le loro terre e si sono trasferiti in città in cerca di un lavoro, che non trovano”.

Secondo il presidente di Roppa, le politiche liberali dovrebbero essere riesaminate. “L’agricoltura africana, e in particolare quella dell’Africa occidentale, ha bisogno di essere tutelata, per potersi sviluppare da sé”. Questo riguarda anche la questione dei biofuel. “Anche se solo in una certa misura, possono offrirci delle opportunità; ma noi abbiamo delle priorità: nutrire le persone, prima dei veicoli”.

Roppa fa parte di una delle circa 800 organizzazioni che sostengono l’appello dell’IPC, “Basta con i soliti fallimenti”, in cui si chiede di rafforzare le capacità dei piccoli agricoltori di sfamarsi da sé, e di sfamare il proprio paese.

Molti governi non sembrano però andare nella direzione della tutela dei loro agricoltori. Alcuni governi useranno il vertice FAO per chiedere una maggiore liberalizzazione del commercio agricolo globale, ha spiegato Onorati. “Sappiamo che la Commissione europea confermerà la sua posizione nota, facendo pressioni per una maggiore liberalizzazione, sfruttando l’attuale crisi alimentare per convincere i paesi in via di sviluppo a firmare il prima possibile gli accordi stabiliti dall’Organizzazione Mondiale del Commercio”.

Le conclusioni del forum della società civile verranno presentate al vertice FAO giovedì.

I partecipanti al convegno FAO discuteranno le soluzioni a breve termine e le nuove strategie di lungo periodo per fronteggiare gli effetti del riscaldamento globale, la crescente domanda di biofuel, e il crollo del settore agricolo in molti paesi in via di sviluppo.

Il vertice FAO, inizialmente convocato per discutere gli effetti del cambiamento climatico e dei biofuel sulla produzione alimentare sarà centrato adesso in primo luogo sull'aumento dei prezzi.

Negli ultimi due anni i costi dei principali prodotti di base sono raddoppiati, e i prezzi di riso, mais e grano hanno raggiunto livelli senza precedenti. Alcuni prezzi sono ad un livello record mai raggiunto in 30 anni. Nei prossimi dieci anni, il prezzo dei prodotti agricoli di base rimarrà più alto che nell’ultimo decennio, anche se scenderà rispetto agli attuali record, secondo il nuovo studio sull’agricoltura della FAO e dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che riunisce 30 nazioni 'ricche').

Questo potrebbe aggravare la condizione degli 850 milioni di persone che già soffrono di fame cronica, avverte la FAO.

Benché questo vertice non sia una conferenza di donatori, i circa 40 capi di stato e di governo leader dovranno concordare una dichiarazione su come risolvere la scarsità alimentare.