GINEVRA, 20 maggio 2008 (IPS) – Con la ripresa dei negoziati del WTO questa settimana, crescono i dubbi dei paesi in via di sviluppo sul fatto che un ulteriore accordo di liberalizzazione delle loro economie possa davvero aiutarli a fronteggiare la crisi alimentare.
L’IPS ha parlato con l’ambasciatore di uno dei paesi ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) che ha preferito restare anonimo. Il suo paese importa prodotti alimentari dall’estero e adesso ha difficoltà a sostenere gli alti prezzi alimentari del mercato mondiale.
“Il WTO non dovrebbe negarci lo spazio politico che ci serve per proteggere i nostri settori agricoli. Non possiamo affidarci completamente al mercato dell’importazione per alimentare la nostra popolazione. Un accordo che preveda (di limitare il nostro spazio politico) questa volta non decollerà. Non possiamo subire troppe imposizioni sulle nostre attività agricole”.
Ancor più che per gli accordi nel settore agricolo, il diplomatico si è detto preoccupato per la perdita delle entrate tariffarie in seguito ai negoziati per i tagli sui dazi doganali dei prodotti industriali. “In base alle proposte (nei negoziati sull’accesso al mercato non agricolo) verranno applicati dei tagli sui nostri tassi, e così si ridurranno le nostre entrate tariffarie. Proprio adesso che i governi devono reperire più fondi per comprare cibo e petrolio, non si possono tagliare le nostre entrate in un momento così delicato! Queste cose non sono politicamente negoziabili! I nostri politici diranno “Come posso firmare, quando devo affrontare costi sempre più alti per l’energia e per il cibo?”.
Oltre ai tagli sulle entrate, il suo paese dovrà anche sostenere i tagli al reddito conseguenti alla perdita di mercati come l’Unione europea.
Da alcune simulazioni del Round di Doha condotte dalla Banca mondiale (Anderson e Martin, 2005), e persino dalle valutazioni dell’impatto di sostenibilità dell’Ue (Kirkpatrick et al., University of Manchester 2006) è emerso che i paesi ACP usciranno sconfitti dal Round di Doha, per l’erosione del regime delle preferenze. In un contesto liberalizzato, i paesi cui storicamente era stato dato un accesso preferenziale perderanno alcuni di quei mercati.
Secondo l’ambasciatore del paese ACP, “le perdite di reddito sono vere in particolare per i paesi riceventi che soffriranno le conseguenze dell’erosione delle preferenze. Ci riferiamo agli attuali guadagni dalle esportazioni che risulteranno erosi da questo Round. Abbiamo bisogno di più tempo per riflettere”.
Secondo Gusmardi Bustami, ambasciatore dell’Indonesia presso il WTO, il suo paese combatterà anche più duramente per ottenere più flessibilità o una minore liberalizzazione nei negoziati sull’agricoltura. L’Indonesia ha presieduto il G33, una coalizione di 46 paesi in via di sviluppo che chiede una minore o nessuna liberalizzazione per alcuni prodotti agricoli strategici.
Bustami ha detto all’IPS di avere dei dubbi sul fatto che la pressione di alcuni settori per una maggiore liberalizzazione – che consenta la circolazione indisturbata delle forniture alimentari in tutto il mondo – allevierebbe la crisi alimentare.
”Dobbiamo sopperire alle carenze di forniture aumentando la capacità produttiva nazionale. Qualcuno dice che puoi aumentare le forniture aprendo il tuo mercato e riducendo le tue barriere tariffarie. Forse questa non è la soluzione per tutti. Ciò che ci serve è una maggiore produzione. Lasciamo che i paesi producano il cibo da sé, così da non essere troppo dipendenti dagli altri”.
L’ambasciatore del paese ACP ha anche parlato della diversità tra l’approccio al commercio dei paesi in via di sviluppo che esportano prodotti agricoli e quello della maggioranza dei paesi che hanno una capacità di esportazione di molto inferiore.
“Ci sono molte prospettive nel mondo. La forza decisiva del sistema commerciale multilaterale dipenderà da come saprà gestire le diverse realtà. Non può esserci una soluzione giusta per tutti. Prescrivere le stesse medicine allo stesso tempo (come nel WTO) può non essere una cosa legittima. È un problema con cui sono alle prese proprio adesso, e sarà un tema ricorrente. Non sparirà”.
“C’è solidarietà tra i paesi in via di sviluppo ma ci sono anche delle differenze importanti. Non siamo tutti uguali, abbiamo risorse diverse, e le nostre economie si sono sviluppate in modi diversi. E se il multilateralismo vuole essere credibile, deve elaborare delle regole proprie per riconoscere queste differenze”.