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BIRMANIA: Il ciclone Nargis mostra il volto anti-umano della giunta

BANGKOK, 8 maggio 2008 (IPS) – Il ciclone Nargis, il più grave disastro naturale della Birmania a memoria d’uomo, ha consolidato nel paese l’immagine della giunta militare come forza interessata unicamente a perpetuare il controllo del potere, trascurando la popolazione che finge di proteggere.

In cerca di cibo a Rangoon colpita dal ciclone Nargis
Mizzima News

Secondo le stime ufficiali, Nargis ha provocato la morte di oltre 30 mila persone, 40 mila sono disperse e oltre un milione i senzatetto. Ma più che dei soccorsi, il governo sembra preoccupato del referendum che dovrebbe prolungare la sua stretta sul paese.

La sola concessione a un popolo che cerca di riprendersi dalla devastazione causata dal ciclone, è lo spostamento della data delle elezioni, programmate per il 10 maggio e rinviate al 25 maggio in alcune delle aree più colpite, come Rangoon e il Delta dell’Irrawaddy.

A Rangoon, vecchia capitale, la gente inizia a manifestare la rabbia per l’indifferenza delle autorità di fronte al disastro.

”Dov’erano (i militari) quando ne avevamo bisogno, per pulire le strade, offrirci acqua e un rifugio, e per proteggerci mentre la tempesta ci colpiva”, ha detto una casalinga birmana di mezza età all’IPS, chiedendo l’anonimato. “Hanno impiegato un solo giorno per reprimere la protesta dei monaci (a settembre), ma a quattro giorni dal ciclone non si sono ancora visti”, ha aggiunto la donna con rabbia.

A Rangoon, la maggior parte della gente la pensa allo stesso modo, dicono all’IPS diplomatici e giornalisti che vivono qui. “Sono stati i monaci a condurre le operazioni di pulizia”, ha detto un anziano impiegato statale in pensione. “Che Dio li benedica”.

Le immagini di soldati che rimuovono gli alberi caduti e puliscono le strade di Rangoon sulla televisione di stato hanno sollevato la rabbia di molti in città. “È pura propaganda, ben lontana dalla verità”, ha scritto via mail un giornalista birmano, chiedendo l’anonimato nel timore di ritorsioni. “Perché le televisioni straniere trasmettono quelle immagini? La propaganda del governo birmano è una vera disgrazia per il giornalismo”, ha inveito l’uomo.

”Ieri ho visto alcuni soldati salire su un camion”, ha detto un residente di una cinquantina d’anni. “Non erano affatto sudati, malgrado le immagini trasmesse in TV!” ”Mia moglie ha visto tre camion di soldati parcheggiati di fronte a un albero caduto, ma nessuno si è mosso per rimuoverlo”, ha aggiunto.

Il peggio è che le autorità militari avevano ricevuto un ampio preavviso della tempesta in arrivo dalla Baia del Bengala, ma hanno deciso di ignorare la notizia, o di tenerla nascosta.

Il Dipartimento meteorologico indiano (IMD, Indian Meteorological Department), che tiene dettagliatamente traccia degli eventi geo-climatici nella Baia del Bengala, avverte delle emergenze non solo le province della costa indiana orientale, ma anche i paesi costieri più a rischio. L’IMO ha dichiarato di aver avvertito le autorità birmane della formazione del ciclone Nargis, e di un suo possibile avvicinamento, già intorno al 26 aprile.

”Noi aggiorniamo continuamente le autorità del Myanmar (nome ufficiale della Birmania) e il 30 aprile avevamo dato anche dettagli del possibile percorso, velocità e luoghi interessati”, ha detto il direttore dell’IMD, B.P. Yadav, al corrispondente dell’IPS a Nuova Delhi, Ranjit Devraj.

Il dipartimento meteorologico birmano aveva pubblicato l'allarme sul suo sito ufficiale il 27 aprile, ma non si è fatto alcuno sforzo per divulgare l’informazione, e ancor meno per evacuare la popolazione lungo la costa, o dalle isole sul Delta dell’Irrawaddy.

Quando l’informazione di stato – che trasmetteva continuamente propaganda elettorale esortando il pubblico a votare “sì” al referendum costitutivo di sabato – ha mandato il primo allarme-ciclone venerdì pomeriggio, era troppo tardi per gli sfortunati residenti di Rangoon.

La maggior parte dei residenti della città sono troppo traumatizzati per interessarsi ad altro che non sia sopravvivere e proteggere la propria famiglia. Nei dintorni della città, lungo il fiume dove vive – o viveva – la classe più povera dei lavoratori, le incerte abitazioni costruite sono state completamente spazzate via. Tutti a Rangoon stanno freneticamente cercando di raccogliere acqua, riferiscono testimoni oculari.

Il ciclone, con un vento che superava i 200 chilometri orari, ha divelto il centro commerciale di Rangoon, che oggi somiglia a una zona di guerra. Gli alberi sono stati sradicati e i tetti di case e palazzi divelti. La tempesta ha interrotto anche elettricità e comunicazioni.

L’area densamente popolata a est di Rangoon, il Delta dell’Irrawaddy, soprannominata la ciotola di riso della Birmania, è stata la più gravemente colpita. Il ciclone ha provocato onde alte oltre due metri, e il terreno più basso è ancora quasi interamente allagato.

Si ritiene che in quest’area fertile del paese vivano oltre 20 milioni di persone. Senza alcun allarme preventivo, sono stati completamente abbandonati alla maledizione di questi venti e alla furia dell'acqua. Il tributo di morte pare destinato a crescere, secondo gli operatori umanitari presenti nel paese. Potrebbe raggiungere le 150 mila vittime, ha detto un operatore birmano all’IPS. “È il peggior disastro che abbia colpito la Birmania a memoria umana, è il nostro tsunami”; ha detto, chiedendo l’anonimato. “Ma potremmo non sapere mai il reale numero di morti”.

Le agenzie internazionali di aiuto e le Nazioni Unite sono ancora in attesa che la giunta dia il via libera per distribuire gli aiuti. Squadre veloci ed esperte sono in allerta e stanno aspettando da diversi giorni.

”La nostra più grande preoccupazione è che il dopo-ciclone potrebbe addirittura essere più fatale della stessa tempesta”, ha detto all’IPS Richard Horsey, portavoce dell’ufficio regionale dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (UNOCHA), con sede a Bangkok. “Bisogna al più presto pulire le strade dall’acqua e garantire le scorte di farmaci nelle aree colpite, per prevenire una seconda ondata di epidemie con malattie che potrebbero provenire dall’acqua”.

Aerei carichi di scorte ed equipaggi dovrebbero essere atterrati a Rangoon martedì. La maggior parte proviene da India, Tailandia e Giappone, ma anche alcune agenzie dell’Onu avrebbero cercato di far arrivare rifornimenti, come lenzuola plastificate, tende, zanzariere, farmaci e tavolette per purificare l’acqua.

Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha inviato farmaci, mentre la principale organizzazione alimentare dell’Onu, il Programma alimentare mondiale (PAM), ha mandato riso e biscotti altamente energetici. “Speriamo di riuscire a portare altro nei prossimi giorni”; ha detto all’IPS il portavoce regionale del PAM, Paul Risely. “Tuttavia, la sfida è quella di garantire assistenza alle aree colpite nel Delta dell’Irrawaddy, dove le strade sono bloccate”.

L’Onu ha iniziato a distribuire cibo ai senzatetto di Rangoon. “L’assistenza alimentare del PAM ha raggiunto persone senza un rifugio e prive di risorse alimentari all’interno e fuori Yangon (Rangoon)”, ha detto Chris Kaye, direttore del PAM nel paese. Le agenzie di aiuto stanno cercando di raggiungere il delta, e il governo ha fornito elicotteri e barche per agevolare la distribuzione.

La giunta ha capito tardivamente quanto fosse necessaria un’azione per prevenire l’accaparramento e la speculazione dei prezzi. “Stiamo coordinando e cooperando col mondo del business. Abbiamo chiesto a tutti gli imprenditori di non speculare sul disastro”, ha dichiarato durante una conferenza stampa il ministro per dell'informazione birmano, Generale Maggiore Kyaw Hsan.

Tuttavia, per la maggior parte dei birmani questo appello sembra aggiungere insulto all’offesa, dato che il governo è accusato di aver fatto salire alle stelle i prezzi alimentari – circostanza che aveva generato le massicce proteste dei monaci dello scorso anno, brutalmente soppresse.

”A Rangoon la gente sa di aver perso tutto, e di non avere nient’altro da perdere”, ha detto uno studente attivista. Riprenderanno probabilmente le proteste iniziate a settembre per il prezzo del riso, soprattutto se il governo continuerà a trascurare le paure della gente schiacciata dal ciclone.

”La giunta ha mostrato la sua vera indole, completamente disinteressata alla disgrazie della popolazione”, ha detto Win Min, professore birmano che vive nella cittadina di Chiang Mai, in Tailandia. “Questo potrebbe essere l’ultimo chiodo per la bara dei militari; ora non si tratta più di capire ‘se’, ma ‘quando’”, ha aggiunto.