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POLITICA-ZIMBABWE: "Dalle proteste alle proposte’, si spera

HARARE, 4 aprile 2008 (IPS) – Un noto commentatore dello Zimbabwe ha raccomandato cautela, dopo le ultime vicende politiche che hanno visto la vittoria dell’opposizione alla Camera bassa del parlamento nelle elezioni dello scorso week-end.

Credit:Ephraim Nsingo/IPS
Credit:Ephraim Nsingo/IPS

È la prima volta che l’opposizione conquista il potere in parlamento dopo l’indipendenza dello Zimbabwe nel 1980, e adesso la domanda è se la presidenza risponderà per le rime.

Secondo i risultati annunciati progressivamente dalla Commissione elettorale dello Zimbabwe (ZEC) nell’arco degli ultimi tre giorni, il gruppo maggioritario del Movimento per il cambiamento democratico (MDC), guidato dall’ex unionista Morgan Tsvangirai, avrebbe conquistato 99 dei 210 seggi alla camera bassa; 10 andrebbero a una corrente scissionista del movimento, mentre l’Unione nazionale africana-Fronte patriottico (ZANU-PF), l’ex partito al governo, avrebbe ottenuto 97 seggi. Un seggio è andato a un indipendente, e altri tre restano ancora incerti.

“L’opposizione vorrebbe già gridare vittoria. Alcuni si vedono già ministri, o in posizioni importanti al governo. Questo sarebbe un grave errore da parte dell’MDC”, ha osservato Brian Kagoro.

”Siamo sull’orlo di una transizione, che potrebbe funzionare oppure fallire. L’MDC dovrebbe essere più conciliante e lavorare con tutti, anche con chi gli si opponeva. Decidere di correre da soli sarebbe un suicidio”, ha aggiunto.

“Le forze dell’opposizione dovrebbero passare dalle proteste alle proposte”.

Gli annunci rilasciati giorno per giorno dalla ZEC dati hanno suscitato il timore che le elezioni fossero state manipolate per tenere al potere il presidente Robert Mugabe e il ZANU-PF.

“Se la ZEC continua a rimandare l’annuncio finale dei risultati ufficiali delle elezioni… il popolo dello Zimbabwe… non avrà altra scelta che prendere i risultati dal mercato parallelo”, ha detto Tendai Biti, segretaria generale della principale fazione dell’MDC. Il mercato nero per la valuta estera, carburante e altri beni è fiorito in Zimbabwe di fronte al declino economico del paese, uno dei temi chiave delle elezioni.

I sondaggi erano già stati turbati dai tentativi di far pendere i risultati a favore del governo, in particolare attraverso l’intimidazione dei sostenitori dell’opposizione e degli attivisti per i diritti, faziosità nei media statali, stretti controlli sui giornalisti indipendenti, un registro degli elettori sospetto, e la manipolazione degli aiuti alimentari per orientare il voto di circa quattro milioni di persone che si stima abbiano bisogno di approvvigionamenti, secondo il Programma alimentare mondiale dell’Onu.

Milioni di persone che erano fuggite dal paese per cercare lavoro o sfuggire alla repressione politica sono state private del diritto di voto, mentre agli osservatori elettorali provenienti da paesi che criticano il regime di Mugabe non è stato permesso di monitorare le elezioni del 29 marzo, in cui si è votato per la presidenza, la Camera bassa, il Senato e le cariche governative locali.

L’ex ministro dell’informazione Jonathan Moyo è stato l’unico candidato indipendente ad aver ottenuto un seggio. Inizialmente in prima linea nel tentativo di far tacere la stampa per sostenere il governo di Mugabe, Moyo era considerato politicamente finito fino a mercoledì.

“Il ZANU-PF ormai è storia. Lo sgretolamento totale del partito è cominciato – questa volta per davvero. Solo se saranno bendisposti in questa sconfitta, la popolazione darà loro un’altra opportunità”, ha detto in una conferenza stampa tenutasi nella capitale Harare. “Le autorità stanno affrontando la sconfitta, e non sono abituati a dover affrontare sconfitte”, ha osservato Moyo. “In realtà, è molto difficile manipolare queste elezioni. Sarei tentato di dire che non sono ‘manipolabili’. Il ritardo è in parte dovuto alle preoccupazioni sulla sicurezza, in particolare per i capi della sicurezza che poco saggiamente, o meglio stupidamente, hanno detto al mondo intero che non avrebbero salutato nessun altro vincitore oltre Mugabe”.

Secondo i risultati diffusi, l’MDC di Tsvangirai è sicuro di aver vinto la presidenza, con il 50.3 per cento dei voti. Nelle elezioni per il capo di stato si finirà al ballottaggio entro tre settimane, se nessuno dei candidati otterrà più del 50 per cento dei voti. Secondo le stime dell’indipendente Zimbabwe Election Support Network, la percentuale di voto di Tsvangirai sarebbe del 49,4 per cento, contro circa il 42 per cento di Mugabe; il terzo contendente, Simba Makoni, dovrebbe essere invece al 7 per cento. Ex ministro delle finanze sotto Mugabe, Makoni è stato espulso dal ZANU-PF dopo aver deciso di correre per la presidenza, e adesso potrebbe rivelarsi un fattore decisivo in un eventuale ballottaggio, a seconda di chi deciderà di sostenere. L’MDC di Tsvangirai avverte che disputerà il ballottaggio, se la ZEC annuncerà che il suo leader ha ottenuto meno voti di quelli necessari. Un articolo apparso sul quotidiano governativo Herald su un probabile secondo round ha alimentato l’idea che si tratti di una possibilità concreta, anche se Mugabe era stato piuttosto evasivo sul tema; l’Herald è considerato un quotidiano che riporta fedelmente le intenzioni del governo. Altri rapporti parlano di colloqui tra l’MDC e alcuni funzionari, per far dimettere Mugabe in cambio di un accordo che gli permetterebbe di evitare le accuse di abusi dei diritti umani, intensificatisi negli ultimi otto anni, da quando lui è salito al potere. Il gruppo d’opposizione ha negato che vi siano simili trattative in corso, sostenendo che le discussioni sul futuro dipendono da come la ZEC dichiarerà il voto. Si parla addirittura di un colpo di stato militare sventato da alcuni agenti della sicurezza che per molto tempo avrebbero sostenuto il presidente, che si sarebbero arricchiti sotto il suo governo e che sarebbero riluttanti ad accettare controlli sulla legalità dei loro beni; e si parla anche di un conflitto tra gli alti funzionari, divisi sull’eventualità di sostenere ancora Mugabe.

Si riporta poi di un aumento nel numero delle forze di sicurezza, delle pattuglie e dei veicoli di controllo nei principali centri urbani. Moyo, che ha lasciato il governo nel 2005, osserva che “la cosa giusta per il presidente in questa situazione è ritirarsi. Se lo farà, avrà creato un precedente importante… Mugabe e i membri del suo partito, ZANU-PF, dovrebbero accettare la sconfitta”.

La Crisis in Zimbabwe Coalition, un raggruppamento di organizzazioni della società civile, ha presentato un’istanza alla Comunità per lo sviluppo del Sud Africa e all’Unione africana per sollecitare il governo a diffondere i risultati.

“Sono significative alcune voci non confermate secondo cui il presidente in carica si starebbe preparando a dichiarare lo stato d’emergenza dopo l’annuncio di risultati approssimativi. Sarebbe coerente con le minacce avanzate dai capi della sicurezza che non sono pronti ad accettare i risultati delle elezioni se il presidente Mugabe e lo ZANU-PF perderà le elezioni”, ha detto MacDonald Lewanika della coalizione. George Charamba, portavoce di Mugabe, ha detto alla stampa che il capo di stato – come altri candidati – stava aspettando con ansia l’annuncio dei risultati. “Parlate come se aveste già i risultati delle elezioni. Per quanto ci riguarda, la ZEC deve ancora comunicare l’annuncio finale e finché non lo farà, non faremo commenti sui nostri progetti”, ha precisato. “Voi avete scritto delle falsità, che il presidente si troverebbe in Malaysia, mentre in realtà è nel paese. Ero con lui nella sede di governo a pranzo”.