GERUSALEMME, 26 marzo 2008 (IPS) – Se i leader israeliani speravano che il blocco di Gaza e l’incursione militare dei primi di marzo nella striscia costiera avrebbe minato la leadership del movimento islamico di Hamas, probabilmente non saranno soddisfatti dell’esito di un recente sondaggio.
I risultati dello studio sembrano consolidare anche la visione di Israele, già espressa da alcuni politici, secondo cui il presidente palestinese Mahmoud Abbas non è l’uomo con cui Israele potrà mai negoziare.
Se le nuove elezioni presidenziali palestinesi dovessero tenersi oggi, riferisce il sondaggio, Ismail Haniyeh, il leader di Hamas residente a Gaza, otterrebbe il 47 per cento delle preferenze, mentre ad Abbas, capo del movimento più moderato di Fatah, andrebbe il 46 per cento.
L’oscillazione in favore di Haniyeh è stata massiccia: secondo l’ultimo sondaggio condotto dal Palestinian Centre for Policy and Survey Research con sede nella West Bank, a dicembre Haniyeh era al 37 per cento e Abbas al 56 per cento.
Lo spostamento può essere in parte spiegato dall’operazione militare israeliana a Gaza ai primi di marzo, nella quale sono stati uccisi oltre 100 palestinesi, molti dei quali civili. Il raid di Israele è iniziato nel tentativo di fermare il lancio di razzi artigianali sulle città israeliane da parte di alcuni militanti di Gaza.
Altra spiegazione possibile del cambiamento in favore di Haniyeh nel recente sondaggio, è la decisione presa da Hamas a gennaio di aprire un varco sul confine tra Gaza e l’Egitto, per cercare di rompere il blocco israeliano nella striscia.
Dato che Hamas, il movimento che promette la distruzione di Israele, ha assunto lo scorso anno il potere di Gaza strappandolo a Fatah, Israele ha deciso di limitare l’ingresso delle merci nella striscia, che ospita 1,5 milioni di palestinesi. Viene saltuariamente inibita anche la fornitura di energia elettrica – Israele rifornisce la maggior parte dell’energia di Gaza – come possibile deterrente al lancio dei razzi su Israele.
Tuttavia, la breccia aperta sulla frontiera Gaza-Egitto, che ha consentito a centinaia di migliaia di residenti a Gaza di riversarsi sul lato egiziano del confine e fare scorta di cibo e altre provviste, ha illuminato Hamas di una luce positiva. “Questi sviluppi hanno presentato Hamas come l’eroe in grado di rompere l’assedio, e la vittima degli attacchi israeliani”, riferisce la ricerca palestinese.
Il fatto che i colloqui di pace, rilanciati grazie al vertice guidato dagli Usa nel novembre scorso, siano vacillanti, ha ulteriormente danneggiato la posizione di Abbas agli occhi della popolazione, dando maggiore forza a Hamas, che si oppone decisamente ai negoziati. Le parti erano tornate al tavolo della pace a dicembre, dopo un’interruzione di sette anni, ma non sono riuscite a garantire alcun progresso visibile. Costretto a prendere una posizione durante le operazioni israeliane a Gaza, Abbas aveva sospeso i contatti con Israele, successivamente ripristinati.
Mentre i leader israeliani probabilmente meditano in privato se il presidente palestinese possa realmente arrivare a un accordo, uno dei ministri ha iniziato a pensare ad alta voce.
Benjamin Ben-Eliezer, responsabile del dicastero delle infrastrutture, si è recentemente pronunciato alla radio israeliana in favore della liberazione di Marwan Barghouti, leader di Fatah che deve scontare cinque ergastoli in una prigione israeliana, perché giudicato colpevole di aver partecipato a operazioni militari durante l’Intifada nelle quali sono rimasti uccisi degli israeliani. “È sicuramente un moderato”, ha dichiarato Ben-Eliezer, membro del partito laburista di centrosinistra. “Se firmassimo un accordo con lui, sarebbe sicuramente di parola”.
Ben-Eliezer è vicino al ministro della difesa nonché leader laburista Ehud Barak, e si presume che ogni sua affermazione rispecchi il pensiero di Barak, anche se il ministro della difesa non ha reso alcuna dichiarazione pubblica sull’argomento.
Quanto afferma Mr. Ben-Eliezer rivela una realtà indiscutibile: Abbas non ha il peso politico per fare delle concessioni indispensabili e assicurarsi un accordo con Israele, né gode del sostegno dell’opinione pubblica, necessario per realizzare un simile accordo.
Il sondaggio che vede Haniyeh in vantaggio su Abbas nelle elezioni presidenziali sembra confermare le dichiarazioni di Ben-Eliezer. In una competizione tra Barghouti e Haniyeh, il detenuto leader di Fatah potrebbe vantare una vittoria schiacciante – il 57 per cento contro il 38 per cento.
A Barghouti è certamente arrivata notizia di questi sviluppi dal mondo esterno. Poco dopo la diffusione delle statistiche, ha annunciato la sua possibile intenzione di candidarsi alla presidenza dell’Autorità Palestinese nelle prossime elezioni, che dovrebbero tenersi nel 2009 o 2010. “Quando la data sarà stabilita, prenderò una decisione”, ha detto Barghouti in un messaggio consegnato al suo avvocato, Khader Shakirat.
”Non esclude una sua candidatura”, ha riferito Shakirat. “Tutti i sondaggi dimostrano che Marwan Barghouti è l’unico rappresentante di Fatah che potrebbe vincere …il popolo palestinese vuole Marwan Barghouti come suo futuro leader”.
Alla domanda se questa popolarità non sia montata dalla circostanza che Barghouti si trovi in una prigione israeliana, e che se uscisse e si candidasse alla presidenza la sua fama certamente crollerebbe, Shakirat si è detto di avviso opposto. “Trovandosi in carcere, ha una minore popolarità nei sondaggi d’opinione”, ha dichiarato. “La gente dice ‘è in carcere, che può fare da lì?’ Sono sicuro che se uscisse avrebbe il 70 per cento dei consensi”.