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COMMERCIO-AFRICA: Appello internazionale contro gli EPA

CITTÀ DEL CAPO, 26 febbraio 2008 (IPS) – Le organizzazioni della società civile africane e internazionali hanno lanciato una “call to action”, per chiedere al resto del mondo di raddoppiare gli sforzi per fermare la spinta dell’Unione Europea verso l’istituzione degli accordi di partenariato economico (EPA).

L’appello è stato promosso durante un incontro di Africa Trade Network, tenutosi a Città del Capo (20-22 feb) e ospitato dall'Economic Justice Network (EJN). L’EJN si batte per regole economiche eque nell'ambito del commercio, del debito e della sicurezza alimentare.

La rete rappresenta le organizzazioni della società civile di tutto il continente e l’incontro ha riunito funzionari del commercio africani e delegati delle organizzazioni non governative (Ong) regionali e internazionali.

Il documento verrà diffuso tra le organizzazioni della società civile di tutto il mondo, sollecitandole a sostenere in modo attivo e a partecipare alla crociata contro gli EPA.

“I membri della società civile – soprattutto quelli delle regioni ACP (Africa, Caraibi e Pacifico) – devono mobilitarsi e sviluppare una strategia forte per fermare gli EPA”, ha detto Tetteh Hormeku della sezione africana di Third World Network (TWN), una rete di organizzazioni internazionale che si occupa dei temi dello sviluppo e della finanza globale.

”Hanno il potere di informare e mobilitare la popolazione, e di influenzare i politici”.

Gli EPA sono accordi commerciali che l’Unione europea (Ue) vuole firmare con gli ACP. Secondo l’Ue, i patti hanno lo scopo di aiutare l’integrazione dei paesi ACP nell’economia mondiale, promuovendo al tempo stesso il loro sviluppo sostenibile e contribuendo allo sradicamento della povertà.

“Soprattutto”, si legge sul sito web dell’Ue, “sono uno strumento per lo sviluppo”.

Sono 35 i paesi che si sono impegnati a firmare un accordo provvisorio che potrebbe alla fine trasformarsi in un accordo a tutti gli effetti durante i negoziati di quest’anno. Circa 41 le nazioni che hanno rifiutato di aderire.

Gli EPA vengono respinti per diverse ragioni. “Gli EPA non servono ad aiutare le regioni ACP, quanto piuttosto a salvaguardare le economie europee. Le pressioni dell’Ue sui paesi africani per firmare l’accordo lo dimostrano”, sostiene Hormeku, riferendosi alla minaccia avanzata dall’Ue lo scorso anno di imporre maggiori tariffe sulle importazioni ai paesi che avessero rifiutato di firmare gli EPA:

Sarebbe fondamentale nella strategia contro gli EPA influenzare i livelli decisionali e, ancora più importante, i capi di stato, secondo Jacob Kotcho, della Associazione dei cittadini per la difesa degli interessi collettivi (Acdic), che guarda alla cittadinanza, qualità della vita, interessi collettivi, impegno morale ed etico e questioni relative all’uguaglianza.

”I ministri ci hanno ascoltati ma alla fine sarà il presidente a decidere se firmare o meno”, ha spiegato Kotcho. “Per questo dovremmo rivolgerci direttamente ai nostri capi di stato”.

Billy Maseti dell’Alternative Information and Development Centre in Sud Africa concorda, e aggiunge: “I governi tendono a pensare in funzione della popolazione. Perciò la società civile deve intervenire e informare i governi su ciò che la popolazione pensa e desidera. In più, possono avere un ruolo importante nell’organizzare e mobilitare i popoli”.

Jane Nalunga dell’Eastern African Trade Information and Negotiations Institute in Uganda ha parlato dell’importanza che i diversi movimenti e le organizzazioni coinvolte nella campagna contro gli EPA uniscano le loro forze. “Dobbiamo mobilitarci in tutto il continente”, ha detto.

Secondo Brid Brennon, del Transnational Institute, le campagne contro gli EPA nel Sud dovrebbero riunirsi portando avanti un impegno analogo in Europa. “È importante che le organizzazioni europee sappiano cosa sta succedendo in Africa”, ha sostenuto.

Queste ed altre opinioni sui modi in cui la società civile potrebbe potenziare il proprio ruolo nella campagna contro gli EPA sono state condivise e sostenute dai funzionari presenti all’incontro.

La società civile potrebbe avere un ruolo più forte nel sensibilizzare le persone come anche i politici sul continente africano circa l’impatto negativo degli EPA sul nostro sostentamento, tra le altre cose”, ha detto Dorothy Tembo, direttrice del commercio estero del ministero di commercio, scambi e industria dello Zambia.

“Le Ong e gli altri membri della società civile hanno il potere di influenzare (il dialogo) e perciò dovrebbero rafforzarsi ed essere più coinvolti nei dibattiti con i funzionari”, ha aggiunto.

Rob Davies, vice ministro di commercio e industria del Sud Africa, concorda: “La maggior parte delle persone non conosce gli EPA né è consapevole del loro impatto negativo. La società civile dovrebbe essere più forte. Più sarà forte la loro voce, meglio sarà”.