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CUBA: Fidel cede il passo a Raúl

L’AVANA, 20 febbraio 2008 (IPS) – Con una decisione quasi inaspettata, dopo essere rimasto al potere
per quasi 50 anni, Fidel Castro ha annunciato la sua rinuncia alla
presidenza di Cuba, e la consegna del mandato al fratello Raúl,
ministro delle Forze Armate, il candidato più votato alle elezioni
dello scorso 20 gennaio.


Juventud Rebelde

“Non desidererò né accetterò – ribadisco – non desidererò né accetterò, l'incarico di presidente del Consiglio di Stato e Comandante in Capo”, ha dichiarato Fidel Castro nel suo messaggio firmato il 18 febbraio alle 17.30 ora locale e apparso sulla versione elettronica del quotidiano ufficiale Granma all’alba di martedì.

Tradirebbe “la mia coscienza mantenere delle responsabilità che richiedono mobilità e una dedizione totale che non sono nella condizione fisica di poter offrire. Lo spiego senza drammi”, ha aggiunto Castro, più di 6 mesi dopo una malattia improvvisa che lo aveva fatto rinunciare “provvisoriamente” a tutti i suoi obblighi alla guida del paese.

Da allora, aggiunge, preparare il popolo “alla mia assenza, psicologicamente e politicamente, era il mio primo obbligo dopo tanti anni di lotta. Non ho mai smesso di dire che si trattava di un recupero ‘non esente da rischi’. Ho sempre desiderato compiere il mio dovere fino all’ultimo respiro. È ciò che posso offrire”.

“Non vi sto dicendo addio. Voglio solo combattere come un soldato delle idee. Continuerò a scrivere le ‘Riflessioni del compagno Fidel’. Sarà un’arma in più dell’arsenale su cui si potrà contare. Forse la mia voce verrà ascoltata. Starò attento”, ha promesso.

Cedendo il suo incarico alla guida del governo e dell’esercito, e cambiando il titolo del suo attuale editoriale “Riflessioni del Comandante in Capo”, il leader della Rivoluzione cubana non ha accennato alla sua responsabilità come primo segretario del Partito comunista al governo, carica che occupa dal 1965 e a cui potrebbe rinunciare nel prossimo congresso.

Le reazioni non si sono fatte attendere. “Credo che il cambiamento di Fidel Castro dovrebbe dare inizio a un periodo di transizione democratica”, ha detto il presidente degli Stati Uniti George W Bush in una conferenza stampa in Ruanda, dove si trova per un tour in cinque paesi africani.

Intanto, un portavoce dell’Unione europea (Ue) ha ribadito, da Bruxelles, l’offerta di un dialogo politico con Cuba per un processo pacifico di transizione verso una democrazia pluralista.

Mentre le idee più diverse si accumulavano su Internet, dopo la pubblicazione del messaggio all’alba, Cuba si è svegliata tranquilla, come tutti gli altri giorni, e le poche persone informate dei fatti avevano appreso la notizia come parte di un processo naturale, al quale erano già pronte da diversi mesi.

“Se abbiamo capito qualcosa in questi mesi è che non lui non può continuare a mantenere il suo incarico. È una decisione saggia e degna”, ha detto all’IPS una donna di 52 anni, militante del Partito comunista, che era uscita presto di casa per andare al lavoro e non aveva potuto apprendere la notizia alla radio o alla televisione, né dai giornali.

Un funzionario del governo cubano che ha preferito restare anonimo ha confessato che la notizia lo aveva sorpreso, “ma non tanto”.

“È la cosa migliore per il paese. Con questo Fidel ha dimostrato molta lucidità mentale”, ha affermato, dicendosi fiducioso verso le generazioni più giovani. “La cosiddetta generazione storica trascinerà con sé coloro che sono nati durante la crisi economica, il cui impegno politico nel progetto socialista sembra meno forte”, ha aggiunto.

Il messaggio ha svelato l’incognita sull’istituzione, domenica prossima, dell’Assemblea nazionale del potere popolare (parlamento unicamerale) e l’elezione da parte dei deputati dei membri del Consiglio di Stato, organo massimo di governo che sostituisce l’assemblea tra le sessioni, come anche il suo presidente, vicepresidente e segretario.

Secondo alcuni osservatori locali il parlamento, che verrà costituito questo mese, avrà la responsabilità di promuovere un gruppo per i cambiamenti che la popolazione sta chiedendo negli ultimi mesi e che, in qualche modo, sono vincolati all’attuale presidente in carica Raúl Castro.

Il dibattito nei centri di lavoro e organizzazioni di massa e politiche, seguito all’appello alla critica del ministro delle Forze Armate, lo scorso 26 luglio, ha prodotto un rapporto con 1,3 milioni di proposte che, secondo fonti ufficiali, sono in fase di esame.

C'è chi assicura che i cittadini di Cuba, con 11,2 milioni di abitanti, potrebbero aspettarsi misure importanti nella sfera economica, ma anche risposte ad altre vecchie inquietudini come la necessaria flessibilità dei meccanismi stabiliti per i viaggi all’estero e la rimozione di non pochi divieti.

La rinuncia di Fidel Castro “aumenta le possibilità che Raúl Castro possa adempiere alle promesse pronunciate nel suo discorso del 26 luglio, e ciò che ha detto in seguito sulla necessità di eliminare divieti dannosi”, ha detto all’IPS l’economista Oscar Espinosa Chepe, uno dei 75 oppositori detenuti nel 2003 e poi liberato con un permesso extra-penale.

Espinosa Chepe ha assicurato che l’attuale situazione significa che il “consolidamento” di Raúl Castro alla guida del paese “apre speranze di cambiamento favorevoli al popolo di Cuba” e “accresce le aspettative”.

Dall’opposizione “ci aspettiamo, soprattutto, la liberazione dei prigionieri politici”, ha sottolineato. “Noi abbiamo messo all’erta sui problemi della società cubana. È stata l’opposizione a richiamare l’attenzione su molte delle cose che si dicono oggi sui salari, l’agricoltura, l’economia in generale”, ha proseguito.

“Non stiamo chiedendo scontri, ma rispetto e riconciliazione”, ha aggiunto.

L’appello segue l’annuncio, da parte del cancelliere spagnolo Miguel Ángel Moratinos, che il governo cubano avrebbe messo in libertà, per motivi di salute, sette oppositori, membri di un gruppo di 75 persone detenute nel 2003.

Quattro dei sette oppositori sono già liberi e si sono immediatamente recati in Spagna domenica scorsa. (Alejandro González, Omar Pernet, José Gabriel Ramón Castillo e Pedro Pablo Álvarez).

Negli ultimi mesi, anche Cuba ha annunciato la decisione di firmare due patti internazionali dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu) in materia di diritti umani, ha aperto le sue porte ai meccanismi di revisione periodica stabiliti dall’organizzazione e ha stabilito un meccanismo di dialogo su questi temi con la Spagna.

Queste decisioni sono state interpretate il 13 di questo mese dal cancelliere Felipe Pérez Roque come ciò che il governo è disposto a fare quando non è sottoposto a pressioni né a manipolazioni di nessun tipo, come generalmente accadeva nella oggi scomparsa Commissione dei diritti umani dell’Onu, con sede a Ginevra, e sostituita dal Consiglio dei diritti umani.

Sulla partecipazione di Fidel Castro a tutte le decisioni importanti che sono state prese nel paese negli ultimi mesi, il ministro delle Forze Armate ha assicurato, a dicembre, che non veniva importunato “per piccoli problemi, ma lo abbiamo consultato su tutte le questioni principali”.

Adesso, al momento della consegna del mandato, Castro si è mostrato fiducioso sulla continuità del processo rivoluzionario.

Ci sono ancora i “quadri della vecchia guardia”, altri che “erano molto giovani quando è iniziata la prima tappa della Rivoluzione”, e “la generazione intermedia, che ha appreso insieme a noi gli elementi della complessa e quasi inaccessibile arte di organizzare e dirigere una Rivoluzione”, ha assicurato.

A suo giudizio, “il cammino sarà sempre difficile e richiederà lo sforzo intelligente di tutti”. Allo stesso modo, ha ammesso di diffidare delle “strade apparentemente facili dell’apologetica o l’autoflagellazione come antitesi”, e ha chiesto di “essere sempre pronti alla peggiore delle possibilità”.

“Essere tanto prudenti nel successo quanto fermi nelle avversità è un principio che non può essere dimenticato. L’avversario da sconfiggere è estremamente forte, ma siamo riusciti a contenerlo per mezzo secolo”, ha avvertito, con un evidente riferimento al suo nemico storico, il governo degli Stati Uniti.