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SALUTE-AFRICA: TBC e XDR-TBC non sono solo un problema africano

CITTÀ DEL CAPO, 13 novembre 2007 (IPS) – In un mondo dove infinite cause umanitarie reclamano finanziamenti e iniziative urgenti, raccogliere i fondi per combattere la tubercolosi (TBC) può rivelarsi una grossa sfida.

E questo nonostante il fatto che questa malattia trasmissibile per via aerea provoca 590mila morti all’anno solo in Africa, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), ed è strettamente associata alla pandemia dell’Aids, anch’essa causa di numerose vittime nel continente. Il batterio della TBC spesso si rivela mortale per le persone positive all’Hiv, il cui sistema immunitario è troppo debole per combattere la malattia.

Perciò, come tracciare un profilo della TBC per i donatori e i responsabili delle decisioni?

La corrispondente dell’IPS Miriam Mannak ha posto questa ed altre domande a Patrick Bertrand, di Global Health Advocates, un’associazione no-profit contro le malattie legate alla povertà, come Aids, tubercolosi e malaria.

Hanno parlato in occasione della 38° Conferenza mondiale sulla salute del polmone, tenutasi a Città del Capo (8-12 nov.).

IPS: Prima di tutto, può spiegarci perché servono maggiori fondi per combattere la TBC?

Patrick Bertrand (PB): Un maggiore sostegno finanziario è necessario per sviluppare nuovi farmaci e vaccini. L’attuale vaccino anti-tubercolosi ha più di 80 anni, e non funziona in modo adeguato. I farmaci più usati contro la TBC non vengono migliorati da oltre 40 anni.

Anche l’Africa, che è la più colpita dall’epidemia della TBC, ha un disperato bisogno di nuovi laboratori dove individuare e studiare la tubercolosi, in particolare quella estremamente resistente ai farmaci, o ”superfarmacoresistente” (XDR-TBC, eXtensively Drug-Resistant Tubercolosis). Si tratta di una forma di TBC resistente alla maggior parte dei medicinali, e perciò più mortale di ogni altra forma di TBC.

Insomma, l’intero complesso di infrastrutture per la TBC in Africa deve essere migliorato, per riuscire a combattere la malattia.

IPS: Costruire laboratori per studiare la TBC è una cosa, mantenerli è un’altra. I suoi sforzi per raccogliere fondi prendono in considerazione il denaro necessario per la manutenzione delle attrezzature a lungo termine?

PB: Sì, certamente. Non basta limitarsi a costruire un laboratorio. Consideriamo tutti gli aspetti, dalla costruzione del laboratorio alla manutenzione e al personale. Bisogna mantenere un laboratorio per essere sicuri che funzionerà per molti anni, ma è anche necessario uno staff qualificato, impegnato nella lotta contro la TBC. E bisogna pagarlo, ovviamente. Tutto questo è previsto nelle nostre campagne per mobilitare i fondi.

IPS: Quali sono le difficoltà principali nella raccolta dei fondi necessari per combattere la TBC in Africa?

PB: Direi la mancanza di volontà politica e la scarsa conoscenza della TBC in Africa. In Occidente, la TBC è ormai considerata una malattia del passato. Il fatto che la malattia sia prevenibile e curabile… non aiuta a richiamare l’attenzione sulla TBC. È vero, la TBC è curabile e prevenibile, ma è anche uno dei principali killer in Africa, soprattutto tra le persone affette da Hiv/Aids.

La mancanza di conoscenza sulla TBC in Africa è in qualche modo legata al modo in cui i media hanno gestito la questione fino adesso. La loro priorità è l’Hiv/Aids. Perciò, sia lo scenario pubblico che quello politico non sono stati informati in modo adeguato sulla triste realtà della TBC nel continente, e questo ha avuto un impatto negativo sulla raccolta dei fondi.

Dall’altra parte, le comunità africane non sono abbastanza risolute e non si fanno abbastanza sentire, quando si tratta di chiedere assistenza internazionale e fondi per combattere la TBC. Quando l’Hiv si è rivelato un grosso problema per l’Africa, le comunità e la società civile hanno chiesto con insistenza sempre più aiuti dai loro governi e dal mondo esterno; ma non è successo lo stesso con la TBC.

IPS: L’Hiv/Aids sta assorbendo la maggior parte dei fondi disponibili?

PB: In un certo senso, sì. Proprio perché è una malattia incurabile, e per le tante persone che ne muoiono, l’Hiv/Aids è ancora una priorità.

Maggiori finanziamenti dovrebbero essere diretti sia all’Hiv che alla TBC, in quanto (questa malattia) è la principale causa di morte tra le persone colpite dall’Hiv/Aids, soprattutto in Africa.

Pensiamo anche che i programmi, le campagne e le organizzazioni non governative (Ong) impegnate sulla TBC o sull’Hiv/Aids dovrebbero lavorare insieme invece che da sole. Per fortuna, assistiamo a dei cambiamenti in questo senso. Sempre più organizzazioni che da sempre si sono concentrate solo sull’Hiv stanno, lentamente ma risolutamente, facendo più pressioni sui loro governi, per unirsi alla lotta contro la TBC.

L’Ong TAC (Treatment Action Campaign), tra i principali gruppi impegnati per l’Hiv del Sud Africa, è un buon esempio. La TAC ha organizzato una marcia a Città del Capo il primo giorno della conferenza, chiedendo più attenzione, azione e fondi per l’epidemia della TBC. Questo è un buon segno.

IPS: Quali sono i nuovi metodi che avete usato finora per convincere i responsabili delle decisioni ad assumere una posizione più risoluta contro la TBC?

PB: Stiamo lavorando sulla costituzione di una partnership tra autorità, Ong, leader delle comunità e altri attori, sia del Nord che del Sud. Per esempio, invitiamo i membri della società civile e i politici del Nord a visitare i paesi africani. L’idea è mostrare loro quali sono i rischi e le conseguenze della TBC, e soprattutto della TBC superfarmacoresistente.

Chi prende le decisioni nei paesi ricchi deve capire che la TBC e la XDR-TBC non sono solo un problema africano. Il batterio della TBC non ha passaporti, e può viaggiare liberamente in tutto il mondo. Se non si farà qualcosa, e non si svilupperanno nuovi strumenti, la XDR-TBC si diffonderà ovunque. Purtroppo, sviluppare nuovi strumenti – come nuovi farmaci, migliori test e un nuovo vaccino – è molto costoso. Ed è questo il problema.

Ma per la nostra esperienza, il nostro approccio ha avuto ottimi risultati. Sono stati liberati maggiori fondi, quando i politici dei paesi ricchi hanno capito la gravità della situazione.