NAZIONI UNITE, 18 ottobre 2007 (IPS) – Le donne hanno un ruolo chiave nella lotta per mettere al bando la povertà globale, e il tema della parità di genere ha giocato un ruolo da protagonista nelle iniziative della Giornata mondiale contro la povertà.
Supmarilore
Tra i principali eventi, i Tribunali internazionali delle donne per la povertà, che mettono in luce la “femminizzazione” della povertà.
Questa settimana, quattro tribunali hanno proposto diverse testimonianze sulle condizioni sempre peggiori delle donne in tutto il mondo, e discusso le strategie per affrontare le cause alla radice, a livello politico ed economico. Gli incontri sono in corso presso le sedi delle Nazioni Unite di New York, il Cairo, Egitto, Lima, Perù, e Delhi, India.
“L’idea dei Tribunali delle donne ha avuto molto successo, e l’incontro del 17 ottobre a Nuova Delhi, India, ha riunito la più grande alleanza mai creata di gruppi di donne e Ong, per parlare delle risposte alla povertà che il governo dovrà dare quest’anno, in particolare alle donne”, ha detto Ciara O’Sullivan, della Coalizione Globale contro la povertà (Global Call to Action Against Poverty, GCAP), un movimento nato tre anni fa che vanta quasi 2 mila organizzazioni membri e milioni di sostenitori in tutto il mondo.
”Trecento donne provenienti da 20 Stati diversi stanno partecipando a questo evento senza precedenti”, ha detto all’IPS.
Il fatto che così tante donne vivano nella povertà significa che sono attori cruciali – ma spesso ignorati – nell’invertire il trend della povertà. I dati della Banca mondiale stimano che 1,1 miliardi di persone vivono nella “povertà estrema”, sopravvivendo con meno di un dollaro al giorno, e le donne rappresentano uno sproporzionato 70 per cento dell’intera popolazione povera nel mondo.
Il Fondo Onu per la popolazione osserva che ovunque nel mondo le donne guadagnano in media poco più del 50 per cento di ciò che guadagnano gli uomini, mentre donne e ragazze sono spesso le ultime a mangiare, e i problemi della salute delle donne vengono considerati meno importanti di altre priorità familiari.
Visti i grandi numeri di donne colpite, l'empowerment femminile diventa cruciale nello sforzo di dimezzare la povertà estrema entra il 2015, uno degli Obiettivi di Sviluppo del millennio fissati dai leader mondiali alle Nazioni Unite nel 2000. Tra gli altri traguardi, uguaglianza di genere, riduzione della mortalità infantile di due terzi e di quella materna di tre quarti; ma gli obiettivi nell’insieme sono in ritardo in quasi tutti i paesi.
Gli eventi di questa settimana sono stati organizzati da diverse istituzioni, ma tra le principali campagne c'è lo “Stand Up and Speak Out”, organizzato dalla GCAP e dalla Campagna del Millennio. Ormai al suo terzo anno, la GCAP consiste in un appello globale alla mobilitazione contro la povertà e le ineguaglianze, e per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio.
Il Fondo di sviluppo Onu per le donne (UNIFEM) e la Women's Funding Network (WFN) hanno da poco stabilito una partnership per richiamare l’attenzione internazionale sulle donne durante la campagna “Stand Up”, lanciando un appello per maggiori investimenti sulle donne da parte di governi e istituzioni donatrici.
Secondo UNIFEM, uno dei fattori che espongono maggiormente le donne al rischio povertà è lo scarso accesso alle risorse e ad opportunità come educazione, competenze, terra e proprietà; discriminazione nel mercato del lavoro e mancanza di voce politica. In tutti i paesi, le donne svolgono la maggior parte del lavoro domestico e di cura senza compenso – un’attività che non viene riconosciuta come contributo alle economie nazionali.
La partnership UNIFEM-WFN è un’iniziativa unica, in quanto punta anche alla mobilitazione della vasta comunità on-line per diffondere il messaggio che, nella lotta contro la povertà, la parità di genere è un traguardo fondamentale.
“Secondo l'Economist, nell’ultimo decennio il lavoro delle donne nel mondo ha contribuito molto di più ad alimentare l’economia globale rispetto alla sensazionale crescita della Cina”, secondo Joanne Sandler, vice direttrice esecutiva di UNIFEM.
”Sappiamo ciò che si può ottenere quando le donne vengono riconosciute come attori del cambiamento”, ha detto. “Per capire questa visione dobbiamo rimuovere degli ostacoli, come le leggi discriminatorie sulla proprietà e l’eredità, per aiutare le donne a dedicarsi alla costruzione del patrimonio personale (asset building)”.
”Le donne sono senz’altro il pezzo mancante del puzzle della povertà”, ha concordato Christine Grumm, presidentessa e direttrice generale della Women's Funding Network, un gruppo Usa che mobilita donatori privati e fondazioni per sostenere una serie di iniziative per le donne e le ragazze: programmi per aiutare le donne ad avviare un’impresa, a lasciare i nuclei familiari violenti, ottenere l’accesso alle cure sanitarie, migliorare la propria autostima, e battersi per politiche pubbliche giuste.
Pur avendo raccolto più di 400 milioni di dollari negli ultimi 15 anni, la rete osserva che solo il sette per cento di tutti i fondi ricevuti dalle organizzazioni filantropiche viene assegnato a programmi per donne e ragazze.
”L’esperienza della nostra rete nell’ambito dell’empowerment economico ci ha convinte che le politiche a sostegno dell’empowerment economico delle donne – dall’educazione alla formazione professionale, alla cura infantile, all'alfabetizzazione finanziaria, alla microfinanza, ecc. – hanno il potenziale per un cambiamento vasto e rapido. La nostra cooperazione con UNIFEM chiamerà i politici a riconoscere il potenziale non sfruttato delle donne nello sradicamento della povertà estrema”, ha osservato Grumm.
Più di 720 diversi eventi si sono tenuti in oltre 100 paesi nell’arco di 24 ore, tra il 16 e il 17, giornata mondiale per l'eliminazione della povertà. Tra le iniziative, grandi raduni e concerti, incontri nelle assemblee scolastiche, nei municipi e nei campi profughi.
Gli incontri internazionali hanno lo scopo di aiutare le persone più povere ed emarginate nel mondo a partecipare attivamente alle attuali campagne; ad acquisire la consapevolezza del lavoro che viene fatto e a diventare i veri agenti del cambiamento.
Secondo GCAP, lo scorso anno, 23,5 milioni di persone hanno partecipato alla campagna, letteralmente “alzandosi in piedi” contro la povertà nell'arco di 24 ore, e stabilendo così un nuovo Guinness dei primati. Quest’anno, la GCAP e la Campagna Onu del Millennio si sono riproposti di superare quel record.
Un vasto gruppo di organizzazioni, istituzioni e gruppi comunitari si è appellato ai leader mondiali perché distribuiscano più aiuti e di migliore qualità alle nazioni più povere, attuino condizioni commerciali più eque, cancellino il debito, e garantiscano la parità di genere.