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AMERICA LATINA: Un’opportunità storica per vincere la fame

SANTIAGO, 17 ottobre 2007 (IPS) – Alti tassi di crescita economica, volontà politica e leggi volte ad assicurare il diritto al cibo non sono sufficienti per sradicare la fame in America Latina entro il 2025, assicura l’Organizzazione dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), che chiede investimenti assidui, un migliore coordinamento dei programmi e sostegno all’agricoltura familiare.

Fame e malnutrizione colpiscono circa 52,5 milioni di persone in America Latina e Caraibi, ossia il 10 per cento della popolazione della regione, secondo i dati forniti dal Programma alimentare mondiale dell’Onu (PAM).

Haiti ha il più alto tasso di denutrizione, con il 46 per cento della popolazione che soffre la fame, seguita dalla Repubblica Dominicana, con il 29 per cento, e dal Nicaragua, con il 27. In Sud America, la Bolivia è in cima alla lista con il 23 per cento della popolazione denutrita.

Quasi nove milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione cronica nella regione, e perciò sono sottopeso. In Guatemala c’è la più alta incidenza, con il 49 per cento dei bambini sotto i cinque anni colpiti da ritardi nella crescita, seguito dall’Honduras (29 per cento), e da Bolivia e Ecuador (26 per cento).

“Crediamo che questa regione potrà essere la prima a liberarsi dalla fame”, ha dichiarato in conferenza stampa José Graziano da Silva, rappresentante FAO per America Latina e Caraibi, in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione (16 ottobre).

Tre fattori potrebbero contribuire a raggiungere questo obiettivo: le forniture alimentari della regione sono in eccesso rispetto ai bisogni della popolazione, in media di un terzo; il prodotto interno lordo è cresciuto in media di oltre il quattro per cento all’anno negli ultimi anni; e in alcuni paesi c’è stato un lieve miglioramento nella distribuzione della ricchezza.

“I paesi della regione dovrebbero però stanziare un budget fisso per lo sradicamento della povertà”, ha detto all’IPS da Silva, ex ministro della sicurezza alimentare e la lotta contro la fame sotto l’amministrazione di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile.

”In ogni paese della regione, i programmi alimentari finiscono per disperdersi troppo. Ci sono tanti piccoli programmi guidati dal governo, da un ministero, dal governo locale o dalla chiesa, ma questi sforzi non sono coordinati”, ha osservato.

Secondo da Silva, i governi locali e nazionali dovrebbero investire risorse per coordinare i diversi programmi già esistenti, e per assicurare che i benefici raggiungano tutte le persone che ne hanno bisogno.

Al momento, quattro paesi della regione hanno già approvato delle leggi che riconoscono il diritto al cibo: Argentina, Brasile, Ecuador e Guatemala. In Honduras, Haiti, Nicaragua, El Salvador, Perù, delle leggi analoghe sono in via di approvazione, mentre si stanno discutendo progetti di legge in Messico e Paraguay.

Pur apprezzando questi progressi a livello legislativo, l’ex ministro ha sotolineato che dovranno essere seguiti da un’azione concreta.

”La FAO ha preso a modello un programma che associa i trasferimenti di reddito agli aiuti per l’agricoltura familiare. A livello macroeconomico, credo sia il programma più efficace. È stato attuato in Cile, Brasile, Messico e in altri paesi latinoamericani”, ha segnalato.

”Ma c’è un altro programma ancora più efficace che stiamo valutando e raccomandando a tutti i paesi, che combina progetti legati alle mense scolastiche e alla presenza di orti nelle scuole, acquistando localmente dai piccoli agricoltori”, ha spiegato da Silva all’IPS.

I governi locali potrebbero introdurre mense e orti nelle scuole così che i ragazzi possano mangiare frutta e verdura, ha detto, aggiungendo che “mangiare cibo più sano piuttosto che ‘porcate’ è anche un problema culturale”.

“Collegare programmi di mense scolastiche e orti nelle scuole con l’acquisto locale dai piccoli agricoltori farebbe circolare più denaro liquido a livello locale, in un circolo virtuoso che stimolerebbe il reddito e l’occupazione per la popolazione locale”, ha osservato da Silva. La FAO sta puntando a sradicare la fame nel continente entro il 2025, dieci anni dopo l’anno previsto per il compimento del primo Obiettivo del millennio dell’Onu (MDG), di dimezzare la percentuale di persone che vivono nella fame e nella povertà estrema nel mondo, rispetto ai livelli del 1990.

Gli altri MDG, adottati nel 2000 dai paesi membri dell’Onu con una scadenza prevista nel 2015, sono raggiungere l’educazione primaria universale, promuovere la parità di genere e l’empowerment delle donne, ridurre la mortalità infantile e migliorare la salute materna.

Gli altri obiettivi: combattere l’Hiv/Aids e altre malattie gravi; assicurare l’uso sostenibile delle risorse naturali, e sviluppare una partnership globale per lo sviluppo. ”In questa regione, i paesi più vicini al raggiungimento del primo MDG sono quelli del Cono sud dell’America Latina”, ha spiegato da Silva alla conferenza stampa.

“In particolare, potremmo dire che il Cile ha già raggiunto gli obiettivi del millennio, tranne per alcune migliaia di persone che sono ancora denutrite, secondo la FAO. Ma il paese sta affrontando il problema con programmi e risorse, e a nostro parere è in grado di sradicare la fame e la povertà estrema”, ha detto.

Anche Argentina, Brasile e Uruguay sono a buon punto. In America Centrale, solo il Costa Rica si distingue, mentre i paesi dei Caraibi mostrano buoni progressi nell’insieme, eccetto la Repubblica Dominicana e Haiti.

Cuba ha ricevuto la menzione speciale perché “da tempo ha definito il cibo un diritto umano fondamentale, che è garantito dalle politiche di stato”, ha osservato da Silva.

“Altri paesi sono rimasti indietro: alcuni per la malnutrizione infantile, altri per la mancanza di programmi generali per garantire la sicurezza alimentare”, ha sostenuto. “E alcuni paesi sono stati colpiti dagli uragani”, come in America Centrale.

“Guatemala, Honduras, Nicaragua, El Salvador e Belize non sono in grado di incrementare la spesa in questo settore”, ha aggiunto.

Secondo le stime del PAM e della Commissione economica per America Latina e Caraibi (ECLAC), la malnutrizione infantile in America Centrale e Repubblica Dominicana implica un costo di circa 6,7 miliardi di dollari, equivalenti al 6,4 per cento del prodotto interno lordo di questi paesi.

In Sud America, la situazione di Paraguay e Bolivia è motivo di preoccupazione, benché da Silva apprezzi l’attuale governo boliviano per il suo impegno politico.

Tra il 1990 e il 2004, il numero delle persone denutrite in Sud America, equivalente al cinque per cento della popolazione, è sceso di 9,5 milioni, mentre in America centrale il loro numero è aumentato di 2,5 milioni.

Parallelamente agli MDG, la FAO e altre agenzie Onu stanno lavorando su “un obiettivo intermedio, che è sradicare la malnutrizione infantile entro il 2015”, ha osservato da Silva. ”Crediamo che questo sia possibile con gli aiuti internazionali e con un coordinamento tra i diversi paesi e le agenzie dell’Onu”, ha detto da Silva, aggiungendo che lamenta che la regione, in particolare i paesi a reddito medio e alto, abbiano ricevuto una quota minore di aiuto pubblici allo sviluppo dai governi ricchi e dagli organismi di aiuti internazionali.