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AFGHANISTAN: Mine talebane mietono vittime civili e militari

KABUL, 10 settembre 2007 (IPS) – Sono centinaia, fra civili e militari, le vittime delle mine terrestri posizionate dopo il ritorno dei talebani nella lotta al governo afgano e alla coalizione guidata dagli Stati Uniti in Afghanistan.

Zmaray Bashari, Ministro degli interni afgano, ha recentemente dichiarato alla stampa che dal gennaio 2007, 860 civili sono stati uccisi o feriti dalle mine e da ordigni esplosivi improvvisati (IED, improvised explosive devices) disposti ai margini delle strade.

Bashari ha dichiarato che i “nemici” dell’Afghanistan stanno tornando all’utilizzo di mine e IED, non essendo in grado di contrastare le forze di sicurezza nello scontro diretto.

Il Maggiore Charles Anthony, vice portavoce della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (ISAF), dispiegata soprattutto nel sud dell’Afghanistan, dove i talebani sono asserragliati, ha detto che nell’ultimo anno “l’opposizione” ha posizionato 1.600 mine terrestri.

Dichiarando che “l’opposizione” non riuscirà a distogliere la forza internazionale dalla sua missione con queste tattiche, Anthony ha annunciato alla stessa conferenza stampa che nelle ultime due settimane e mezzo l’esplosione di mine terrestri ha provocato la morte di 78 civili.

Le tragiche perdite si sono verificate principalmente nella devastata Helmand al sud. Akhtar Muhammad del distretto di Greshk sostiene che le nuove mine sono state posizionate in diversi villaggi nei quali i talebani si sono scontrati con l’ISAF.

Distretti come Nawzad, Musa Qala, Sangin, Kajaki e Greshk sono stati il palcoscenico del conflitto negli ultimi mesi; alcune delle aree sono ancora controllate dai ribelli.

Le mine disposte sul ciglio delle strade e intorno ai villaggi sono una minaccia per i civili e il personale militare. L’Afghanistan ha aderito al Trattato per la messa al bando delle mine dell’11 settembre 2002, ma il governo di Hamid Karzai non è stato capace di mantenere il controllo su tutto il paese.

Noor Khan, 27 anni, del distretto di Sangin ha dichiarato che recentemente i pesanti combattimenti hanno costretto la popolazione ad abbandonare i villaggi. “I miei cugini sono stati obbligati a spostarsi a Greshk a causa della battaglia. In un’esplosione di mine sulla strada mio cugino è rimasto ucciso insieme a una donna e un bambino”.

I rottami dell’auto sulla quale viaggiavano sono ancora sulla strada, aggiunge il ragazzo, che sottolinea come la popolazione non partecipi agli eventi pubblici per timore della rappresaglia.

Haji Abdul Rahman del villaggio Haiderabad, nello stesso distretto, rivela: “Ieri sono stati sacrificati due miei familiari, ma non posso andare al funerale perché tutte le strade nelle vicinanze sono minate”.

Le cifre ufficiali dei civili rimasti uccisi nei nuovi campi minati di Helmand non sono disponibili. Il capo della polizia provinciale, Brigadiere Generale Hussain Andiwal accusa i talebani di aver minato le strade e i villaggi, nel completo disinteresse per la sicurezza della gente comune.

Alla domanda posta da Pajhwok sui sentimenti di paura e insicurezza delle comunità coinvolte nel conflitto, il cosiddetto 'portavoce' dei talebani Qari Yousaf Ahmadi ha negato qualunque commento sull’uso continuo di mine da terra nell’attuale corso dei combattimenti.

Richard Dostalie, comandante britannico dell’ISAF a Helmand, ha dichiarato che i suoi soldati sono impegnati in una campagna di informazione per i bambini sulle mine da terra, dichiarando che recentemente sono morti tre bambini, vittime dell’esplosione di una mina.

Il portavoce aggiunto dell’ISAF, Maggiore Anthony, il 5 settembre ha detto alla stampa che 600 poliziotti afgani stanno seguendo un corso per l’individuazione delle mine, aggiungendo che in seguito potrebbero essere reclutati per l’attività di bonifica del territorio.

Il governo e la comunità internazionale sono preoccupati perché le nuove mine vengono installate proprio mentre si combatte per ripulire dalle vecchie.

L’Afghanistan è uno dei paesi con il maggior numero di mine al mondo. Per circa sei anni, gli sminatori – che operano sotto l’egida di diverse organizzazioni per lo più afgane, ma finanziate dall’occidente – hanno cercato di ripulire dalle mine anti-uomo disposte nei diversi cicli di guerra tra il 1978 e il 2001.

Decine di migliaia di persone sono state mutilate e uccise dalle mine in Afghanistan. Si vedono uomini e ragazzi sulle stampelle ovunque anche nella capitale, Kabul, pesantemente minata dalle fazioni rivali di mujahiddin negli anni ‘90.

Nella nuova guerra, soprattutto al sud, anche il personale di sicurezza è rimasto ucciso a seguito di esplosioni lungo la strada. La scorsa settimana nella provincia di Kunar, vicino al confine pachistano, almeno sei soldati afgani sono morti e il loro mezzo distrutto da un’esplosione causata probabilmente da una mina, è quanto riferito ai media.

In un altro incidente alla fine di agosto, un soldato è stato ucciso e un altro è rimasto ferito quando una pattuglia ISAF è stata colpita da un ordigno esplosivo improvvisato (IED) collocato ai margini della strada nel problematico sud.

”È triste che le truppe ISAF, e la popolazione locale, combattano quotidianamente contro la minaccia di attacchi IED; il lavoro per ridurre questa minaccia continua”, è la dichiarazione del Colonnello Bridget Rose, portavoce del Comando regionale del sud, riportata da Pajhwok.

Il 15 agosto, nel distretto di Bagrami, a est della capitale afgana, nell’esplosione di una mina da terra sono morti tre soldati tedeschi dell’ISAF, uno è rimasto gravemente ferito. Abdul Hadi, testimone oculare, ha detto a Pajhwok di aver visto i corpi: “Ho visto uno dei veicoli volare con un grande boato”, riferisce. Secondo fonti anonime, uno dei sodati era intrappolato all’interno.

(*Pajhwok Afghan News)