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CAMBIAMENTO CLIMATICO: Convocati all’Onu i leader mondiali

NAZIONI UNITE, 7 settembre 2007 (IPS) – Nella crescente preoccupazione per il procedere al rallentatore delle trattative internazionali, le Nazioni Unite hanno convocato i leader mondiali per un meeting straordinario sul cambiamento climatico.

Tavola Rotonda sul clima, Palazzo di vetro, 5 Sett. 2007
UN Photo/Paulo Filgueiras

Poiché il cambiamento climatico ha enormi implicazioni per l’economia mondiale e lo sviluppo internazionale, il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon ha invitato tutti i capi di stato a New York per partecipare alla conferenza di alto livello.

L’incontro, che potrebbe riunire oltre 100 rappresentanti top, compresi presidenti e primi ministri, si terrà il 24 settembre, un giorno prima dell’inizio del dibattito annuale dell’Assemblea Generale.

”Non è solo una questione ambientale”, ha riferito martedì scorso durante una conferenza stampa Richard Kinley, vice segretario esecutivo della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC, U.N. Framework Convention on Climate Change). “Il cambiamento climatico è una questione che riguarda lo sviluppo, è una questione politica”.

Per motivare l'idea della conferenza Kinley ha detto ai giornalisti che esiste il “timore da parte del segretario generale che Bali possa non sortire risultati positivi”, perché le trattative non si sono “mosse con la rapidità necessaria”.

A dicembre, l’Onu terrà un vertice mondiale sul cambiamento climatico a Bali, in Indonesia. L’obiettivo dell’evento di New York è dare un impulso perché Bali abbia esito positivo, concretizzando un pieno accordo globale che preveda tagli più consistenti delle emissioni di gas serra dopo il 2012, alla scadenza del Protocollo di Kyoto.

Il Protocollo di Kyoto siglato nel 1997 in ambito UNFCCC, richiede ai paesi membri di ridurre le rispettive emissioni di gas serra entro il 2012, in media del 5 per cento sotto i livelli del 1990.

La settimana scorsa, l’Onu ha riunito un altro meeting internazionale a Vienna sul cambiamento climatico, che tuttavia non ha prodotto alcun accordo concreto, visto che molte delle nazioni più industrializzate del mondo hanno eluso la prescrizione di linee guida sulla riduzione dei gas serra entro il 2020.

La bozza avanzava la richiesta che le nazioni sviluppate fossero “ispirate” dall’esigenza di tagli sostanziali dei gas serra entro il 2020, dal 25 al 40 per cento sotto i livelli del 1990, attuando uno sforzo a lungo termine per combattere il riscaldamento globale.

Molti paesi in via di sviluppo, come Cina e India, chiedono ai paesi industrializzati di usare un rigido 25-40 per cento per le trattative future che dovranno portare ad una minore dipendenza dai combustibili fossili, giudicati i principali responsabili del riscaldamento globale.

Alla domanda sul fallimento di Vienna, Kinley ha detto di sentirsi “incoraggiato dai risultati dell’incontro”, riferendo che pare esistano “le premesse per un accordo globale che risponda a quanto il futuro processo climatico richiederà”.

”La definizione di uno scarto deciso tra il 25 e il 40 per cento di riduzione è incoraggiante”, ha detto Kinley. “È stata una boccata d’aria fresca”.

Tuttavia, l’impressione degli ambientalisti che hanno assistito alle consultazioni di Vienna come osservatori è completamente diversa. Secondo loro, la reiterata impossibilità di raggiungere un accordo globale è una circostanza disastrosa per il futuro dell’umanità soggetta al cambiamento climatico.

”La decisione del 25-40 per cento è necessaria per allontanare i pericoli del cambiamento climatico, ovvero la crescita dei livelli del mare, lo scioglimento dei ghiacciai e le tempeste devastanti”, ha denunciato Stephanie Tumore, del gruppo ambientalista Greenpeace International, in una dichiarazione critica sulla posizione delle nazioni ricche a Vienna.

A giugno, un rapporto del Programma dell’Onu per l’ambiente (UNEP) ha avvisato sul futuro di “centinaia di milioni di persone”, che potrebbero essere colpite dal graduale scioglimento delle nevi e della calotta di ghiaccio.

Secondo lo studio “Sguardo globale sui ghiacci e sulle nevi” (Global Outlook for Ice and Snow), lo scioglimento dei ghiacciai e delle masse di acqua gelata nel mondo fa sì che una maggior quantità di calore solare venga assorbita dalla terra e dagli oceani polari, fenomeno che a sua volta accelera il cambiamento climatico. Quest’anno, il Comitato intergovernativo sui mutamenti climatici, (IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change), composto da oltre 1.000 grandi scienziati, ha pubblicato tre voluminosi rapporti sull’allarme per la crescita dei livelli del mare e delle tremende inondazioni, per la diffusa scarsità alimentare e l’estinzione di molte specie di piante e animali, qualora non venga intrapresa alcuna azione drastica al riguardo.

Ban, che ha più volte riconosciuto nel cambiamento climatico una delle sue priorità, ha invitato i rappresentanti della società civile internazionale e le aziende private a partecipare alle discussioni della conferenza di un giorno.

Secondo funzionari Onu, oltre 2.000 rappresentanti di organizzazioni non governative (Ong) provenienti da più di 80 paesi dovrebbero essere presenti alla conferenza di tre giorni sul cambiamento climatico, iniziata mercoledì al palazzo di vetro.

Nel frattempo gli Stati Uniti, che non sono firmatari del trattato di Kyoto, hanno chiesto una conferenza separata sul cambiamento climatico da tenersi alla fine del mese con i rappresentanti delle “principali economie” mondiali.

Sulla questione dei legami tra la conferenza Onu e quella organizzata dal governo Usa, Kinley ha detto che entrambe vanno “nella stessa direzione, verso l’esigenza riconosciuta di un accordo più completo sul cambiamento climatico per il 2009 o il 2010”.

Nell’ottica di Kinley, entrambi gli incontri sono sforzi “complementari e di reciproco sostegno” per affrontare il problema del cambiamento climatico.

Recentemente, l’amministrazione Bush ha proposto di guidare gli Usa verso un processo post-Kyoto nel 2012, con timidi piani per sfidare il cambiamento climatico. Tuttavia, come evidenziato da diversi critici, i piani non saranno realizzati finché il Presidente Bush non avrà lasciato la Casa Bianca.