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SPAGNA: Tentato suicidio mette in luce la piaga delle tratte

MADRID, 6 settembre 2007 (IPS) – Un immigrato rumeno si è dato fuoco in Spagna martedì scorso, disperato per l’impossibilità di riportare la famiglia nel suo paese d’origine. L’uomo, che ha dichiarato di essere vittima di un’offerta di lavoro fasulla, si trova in ospedale in gravi condizioni.

L’episodio è avvenuto a Castellón, sulla costa mediterranea vicino Valencia. L’immigrato, il cui nome non è stato reso noto, si trovava di fronte agli uffici del governo centrale della città con la famiglia, chiedendo che lo aiutassero a pagare il viaggio di ritorno in Romania.

Di fronte alla generale indifferenza, l’uomo ha aperto una bottiglia di benzina che aveva con sé, cospargendosi il corpo e dandosi fuoco. La moglie e i due figli hanno cercato di fermarlo, ma senza successo.

Isabella, la figlia adolescente, ha spiegato a un gruppo di giornalisti che suo padre chiedeva solo 400 euro (520 dollari) per tornare a casa, e prometteva di restituire la somma entro l’anno.

Per la gravità delle ferite che mettono a repentaglio la sua vita, l’uomo è stato trasferito all’unità ustioni di Valencia.

Il caso ha acceso i riflettori sul dramma di molti immigrati portati in questo paese da gruppi di trafficanti di esseri umani, che chiedono loro grosse somme di denaro a fronte di promesse di contratti di lavoro e di un alloggio in affitto.

La famiglia rumena, come altrialtri, è stata ingannata. Non c’era nessun lavoro e dovevano vivere per strada, ha raccontato Isabella, raccogliendo nella spazzatura materiale da rivendere per il riciclo o vendendo bibite.

Isabella ha aggiunto che nessuno aveva preso seriamente la loro tragedia. “La polizia ci ha mandato ai servizi sociali, e loro ci hanno spedito alla Croce Rossa, e così abbiamo ricominciato dall’inizio, in un ciclo senza fine nel quale non abbiamo mai ricevuto aiuto”.

Non è il primo caso di questo tipo: un altro rumeno, Valentín Andrón, si era dato fuoco per ragioni analoghe, morendo a Valencia nell’ottobre 2004. Le condizioni dei rumeni illegali non sono molto diverse da quelle degli immigrati da altri paesi, ma il numero di rumeni è maggiore perché il viaggio via terra dalla Romania alla Spagna è relativamente facile. Arrivano in camion e autobus controllati dalle mafie del traffico di persone.

In questa stagione, migliaia di rumeni stanno arrivando nella provincia di Castilla-La Mancha per lavorare alla vendemmia.

È molto frequente vedere i proprietari delle vigne in attesa di autobus e camion, che scelgono al volo i lavoratori temporanei per le rispettive proprietà, un'abitudine ancora più diffusa negli scorsi anni.

Nel villaggio di La Herrera, 380 abitanti, vivono, mangiano e dormono all’aperto centinaia di rumeni. Ogni settimana, 200 o 300 si aggiungono al gruppo.

Perché questa gente viene assunta illegalmente, se la legge spagnola richiede che i lavoratori immigrati abbiano firmato un contratto prima di arrivare in Spagna? L’IPS lo ha chiesto a Francisco López García, abitante di una cittadina nella Castilla-La Mancha.

”Non possiamo assumere lavoratori finché non sappiamo come sarà il raccolto, perché le viti possono produrre di più o di meno a seconda delle piogge, o se ha grandinato nel periodo della fioritura”, ha risposto.

Per questo motivo viene aggirata la procedura ufficiale di assunzione dei lavoratori all’estero, che può richiedere fino a due anni, a seconda della quantità di pratiche accumulate nei consolati spagnoli dei paesi di provenienza.

Quest’anno, i 600 mila ettari di vigneti nella provincia potrebbero rendere 2,7 miliardi di chili d’uva, che potranno produrre 18 milioni di ettolitri di vino.

Fonti di polizia riferiscono che attualmente esistono circa 30 campi che impiegano rumeni nella provincia, e che i problemi sono aumentati.

I sindaci dei villaggi di La Herrera e Llanos del Castillo, per un totale di 700 abitanti, hanno chiesto lo smantellamento dei campi nelle loro aree e l’allontanamento dei rumeni. Gli immigrati hanno ceduto alla pressione e sono andati via, ma si sono accampati nei villaggi vicini.

Il paradosso è che da quando la Romania è entrata nell’Unione Europea il primo gennaio 2007, i suoi cittadini hanno uguali diritti degli altri membri del blocco europeo, per esempio di trasferirsi e vivere in Spagna.

Tuttavia, le leggi sul lavoro prevedono che fino al 2009 i rumeni continueranno ad essere trattati come cittadini non appartenenti all’Unione.

Il conflitto ha visto lo scontro tra i sindaci e le associazioni e cooperative agricole, che difendono il loro diritto di assumere lavoratori temporanei in base alle necessità.

Pertanto, nel conflitto irrisolto, sindaci e governo centrale stanno da una parte, e agricoltori e produttori di vino – guidati dalla Associazione agraria dei giovani agricoltori, dal Comitato di coordinazione degli agricoltori e dalle Organizzazioni per il bestiame – stanno dall’altra.

In mezzo ci sono gli immigrati e le loro famiglie, destinati ad emarginazione ed esclusione, fino al sacrificio di qualcuno.