LONDRA, 14 maggio 2007 (IPS) – Il solito vecchio detto, secondo il quale uno viene giudicato in base alle compagnie che si sceglie, sarà vero anche per i leader. Il tragico errore del Primo Ministro uscente Tony Blair è stato il suo strettissimo legame con il Presidente americano George W. Bush.
”Ritengo che abbia perso proprio per l’associazione con Bush”, ha detto all’IPS il Prof. Julian Le Grand, della London School of Economics (LSE). “Non si può certo dire che ci abbia guadagnato, credo che rimarrà una macchia per la sua reputazione”.
Il problema dell’Iraq è stato un fattore cruciale, ha proseguito. “Insieme al legame con George Bush, è il motivo fondamentale che non lo ha reso popolare nel paese e neanche nel partito”.
Concorda il Prof. Rodney Barker, esperto di Blair alla LSE. Il più grande disastro di Blair, ha detto, è stato il suo intervento in Iraq al fianco degli Usa.
”Non andrà via per quell’errore, ma la sua ora è stata segnata dalla combinazione di essere stato in carica dieci anni, e di avere la reputazione macchiata da una parte della politica estera – lo stretto legame con George W. Bush e l’invasione dell’Iraq”, ha detto all’IPS il Prof. Barker.
Leggendo fra le righe del suo saluto, ci si potrebbe convincere che anche Blair probabilmente lo sa. Il riferimento agli Stati Uniti, e l'assenza significativa di qualunque allusione a Bush, suonava come una nota difensiva nel discorso d’addio pronunciato giovedì davanti al suo collegio di Sedgefield.
Gli attacchi dell’11 settembre sono stati “assolutamente inaspettati e drammatici”, ha detto, e “ho ritenuto giusto rimanere fianco a fianco con il nostro più vecchio alleato. In Afghanistan, come in Iraq. L’ultimo, amaramente controverso”.
Blair ha proseguito quasi riconoscendo i propri sbagli. “Rimuovere Saddam e i suoi figli dal potere, così come i talebani, è stato relativamente semplice. Tuttavia, il contraccolpo del terrorismo globale e di chi lo sostiene, è stato violento, implacabile e costoso, e per molti non ne è valsa la pena”.
“Penso tuttavia che si debba vedere in prospettiva”, ha aggiunto Blair. “I terroristi che ci minacciano qui e in tutto il mondo non si arrenderanno, se noi ci arrenderemo. È un test di volontà e di principi, non possiamo fallire”.
La parola critica usata da Blair è “contraccolpo”, che suggerisce un cambiamento drastico dalla sua idea sostenuta negli anni, ovvero che le azioni terroristiche – comprese le bombe del 7 luglio di due anni fa a Londra – non avessero nulla a che vedere con l’invasione e l’occupazione dell’Iraq. Blair aveva mantenuto quella posizione scontrandosi con chi sosteneva che l’invasione dell’Iraq avesse provocato ulteriori atti di terrorismo, anziché ridurli.
Blair ha parlato della necessità di un’azione forte contro il terrorismo, dichiarando però che gli attentati potrebbero essere in crescita, come “contraccolpo” dell’invasione dell’Iraq.
Tuttavia, potrebbe essere stato precipitoso sostenere che l’Iraq, più dell’Afghanistan, sia stato amaramente controverso. L’intervento britannico in Afghanistan non ha portato nessun contenimento della violenza terrorista: i talebani sono divenuti più forti negli ultimi anni, e i raid sulle postazioni talebane nel sud, realizzati sostanzialmente dalle forze britanniche, hanno causato molte vittime tra i civili.
Se ciò aumenterà il terrorismo, o se lo limiterà, si saprà solo molto dopo che Blair avrà terminao il suo mandato di Primo Ministro.
Tuttavia, le decisioni di Blair non sono considerate autonome, bensì frutto della volontà di rimanere al fianco di Bush. E se Bush – o le sue truppe – hanno dei problemi, Blair gli fa compagnia. I più grandi errori di Blair sono stati quelli che ha preso in prestito da Bush, e per un leader, assecondare gli errori altrui può essere peggio che commetterne di propri.
L’ombra dell’Iraq è caduta sullo straordinario successo di Blair, soprattutto in Gran Bretagna. Non più il malato d’Europa, la Gran Bretagna oggi è il paese più ricco del continente, e la maggior parte di quel successo si deve ai dieci anni di mandato di Blair.
”Il paese è ricco, l’inflazione è bassa, l’economia è forte”, ha detto il Prof. Barker. A Blair si deve la svolta dell’Irlanda del Nord, che oggi ha un governo di condivisione del potere dopo anni di pace. Questo pezzo del territorio britannico in terra irlandese, lacerato tra i coloni protestanti e i cattolici, era sembrato a lungo un problema irrisolvibile.
Alla fine, Blair non è stato costretto a lasciare per i suoi errori, né è stato lodato per aver agito bene. Il suo problema è essere stato leader per dieci anni, e la gente è stanca.
”Esiste l’elemento noia”, ha detto il Prof. Le Grand. “Non solo per il partito, ma per il paese. È successo anche a Margaret Thatcher, dopo diversi anni di potere. A prescindere dai risultati, la gente crede sia il momento di cambiare. Il fattore noia comincia a insinuarsi”.
”Chiunque si annoia, quando ha sempre lo stesso leader”; ha detto il Prof. Barker. “Paradossalmente, se quel leader guida un governo buono ed efficiente, la gente dimentica presto le ragioni per cui in un primo momento aveva votato per lui, ovvero l’inefficienza dei predecessori. La memoria politica è corta”.
Ciò significa che alla fine Tony Blair potrebbe essere perdonato per il disastro dell’Iraq. O forse, la gente dimenticherà quell’errore fatale, e per lui non sarebbe un male.