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COMMERCIO-SUD AFRICA: "Nessun beneficio" dagli accordi con l’UE

JOHANNESBURG, 28 aprile 2007 (IPS) – Secondo Ben Turok, membro dell’African National Congress (ANC), l’attuale accordo commerciale tra Sud Africa e Unione europea (Ue) non avrebbe beneficiato il suo paese.

Il trattato per il commercio, lo sviluppo e la cooperazione (TDCA) “non è un buon accordo. Non ha portato vantaggi al Sud Africa, ma è l’Europa ad averne tratto dei benefici”, ha detto in un’intervista all’IPS Turok, membro della Commissione commercio e industria del Parlamento.

Questo accordo, siglato nel 1999, ha portato ad un conflitto sull’uso di alcuni prodotti di marca, come il vino sudafricano Nederburg, per la somiglianza con le denominazioni geografiche europee.

Il mese scorso il Sud Africa è entrato a far parte dei negoziati per gli Accordi di partnership economica (EPAs) attualmente in corso tra Ue e paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP), mentre finora aveva avuto solo un ruolo di osservatore.

Nonostante l’accordo TDCA tra Sud Africa e Unione europea, il gruppo EPA della Southern African Development Community (SADC) ha chiesto che il loro membro più influente venisse incluso nei colloqui sugli EPA. Il consenso dell’Ue è arrivato quasi un anno dopo che era stata avanzata la richiesta.

Secondo alcuni, il Sud Africa ha insistito per partecipare ai negoziati con lo scopo di ricavare dei benefici specifici, come l’accesso ai mercati dell’Unione, e ottenere al tempo stesso protezione per i propri prodotti nazionali.

La partecipazione del Sud Africa ai negoziati ha comportato il riesame della sua politica commerciale. I negoziatori commerciali sudafricani avevano valutato positivamente le cosiddette questioni “di Singapore”, quando queste furono proposte negli anni ’90 dalle nazioni sviluppate nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC).

Le questioni di Singapore riguardano investimenti e approvvigionamenti statali per i quali i governi devono assicurare alle imprese straniere lo stesso livello di sostegno e di accesso delle imprese nazionali.

La maggiori parte delle altre nazioni africane in via di sviluppo si era opposta all’inclusione di questi temi nei colloqui dell’OMC, ottenendone la messa al bando. Ma le questioni di Singapore sono riemerse nei negoziati EPA, e ora vengono contestate dai principali ministri degli esteri africani.

Turok ha commentato all’IPS che il Sud Africa “non è un ente di beneficenza. Le relazioni commerciali con altri paesi della regione devono essere reciproci. Noi non daremo nessun sussidio alla regione. Dobbiamo avere scambi paritari”.

“Ogni paese deve difendere i propri interessi. Pochi paesi non lo fanno. Quando si tratta di commercio, prima vengono i propri interessi. È triste, ma non lo stiamo facendo per motivi egoistici”.

Turok ha escluso che la politica commerciale sudafricana possa danneggiare i suoi vicini. “Il Sud Africa ha dimostrato chiaramente che i suoi interessi e breve e a lungo termine non vanno a discapito dei suoi vicini. Sarebbe assurdo se non ci identificassimo con la regione”, ha proseguito.

Il Sud Africa stava difendendo i propri interessi e aiutando i suoi vicini, ha precisato Turok.

L’Ue ha anche acconsentito alla formazione di un gruppo EPA della Southern African Customs Union (SACU), costituito da Botswana, Namibia, Lesotho e Swaziland. Anche il Sud Africa fa parte del gruppo EPA della SACU, mentre Mozambico, Angola e Tanzania sono rimasti nel gruppo SADC.

Benché il Sud Africa sia stato ammesso ai negoziati sugli EPA, “l’accordo separato Ue-Sud Africa resta valido”, ha detto all’IPS Richard Kamidza, ricercatore presso l’African Centre for Constructive Resolution of Disputes (ACCORD), un ente di ricerca non governativo con sede nella città portuale dell’Oceano indiano di Durban, in Sud Africa.

All’inizio del mese, l’Ue ha proposto di abolire le restrizioni di quote e tariffe su tutti i prodotti dei paesi ACP, per incoraggiarli a concludere gli EPA entro la scadenza del 31 dicembre. Il Sud Africa è stato espressamente escluso da questa offerta, sebbene ora faccia parte del gruppo EPA della SACU.

L’Ue si è giustificata spiegando che il Sud Africa produce globalmente merci competitive. Turok ha detto all’IPS che “il Sud Africa è un paese semi-industriale. Produce moltissime merci. E questo contrasta con quasi tutti i paesi ACP, che sono produttori di beni e materie prime”.

Il Sud Africa, gigante economico del continente, trae beneficio dalla collaborazione con la regione, ha spiegato Margaret Legum, economista della rete South African New Economics (SANE), un gruppo di lobby a Cape Town.

”È difficile per la SADC andare contro l’Ue”, ha detto. E questo vale in particolare per Botswana, Namibia, Swaziland e Lesotho, le cui economie sono legate a quelle del Sud Africa attraverso la SACU.

I sostenitori della campagna non sono soddisfatti di come l’Ue abbia diviso i blocchi regionali per i colloqui EPA. In particolare, ha suscitato critiche la creazione di un blocco EPA per “l’Africa meridionale e orientale”, poiché non terrebbe in considerazione le effettive configurazioni. “È una tattica ‘dividi et impera’”, secondo Kamidza.

Legum ha concordato che l’approccio delle nazioni sviluppate nei confronti dell’Africa “è sempre stato ‘dividi et impera’. Se sei più forte, sei avvantaggiato nei negoziati. Nei negoziati commerciali, la preferenza va sempre per l’avversario del negoziatore più debole”.

Il Sud Africa non ha altra scelta che entrare nell’accordo TDCA con l’Ue, ha sostenuto Nkululeko Khumalo, esperto commerciale al South African Institute of International Affairs (SAIIA), un ente di ricerca associato all’Università del Witwatersrand di Johannesburg.

”L’Ue non voleva concedere al Sud Africa lo stesso trattamento preferenziale che ha dato agli altri membri del gruppo ACP. Perciò con il Sud Africa ha concluso un accordo separato”, ha sottolineato Khumalo.

E le cose si complicano ulteriormente per la sovrapposizione di ruoli tra le diverse entità regionali. “Siamo ancora molto lontani dal raggiungere l’armonia nella regione”, ha detto Kamidza.

L’esperto si dice anche preoccupato per la mancanza di partecipazione attiva dei cittadini colpiti dalle decisioni che vengono prese nei colloqui EPA. “Non siamo organizzati. Agricoltori, commercianti e pescatori, per esempio, vengono lasciati fuori dai dibattiti”.

L’Ue ha proposto gli EPA in sostituzione degli accordi commerciali preferenziali tra Europa e nazioni ACP, in vigore da trent’anni. L’Unione sta rinegoziando i termini di scambio con gli ACP per adeguare le relazioni commerciali con il blocco alle regole dell’OMC.

Altri paesi in via di sviluppo hanno protestato per essere stati esclusi dai benefici commerciali preferenziali concessi dall’Ue agli Stati ACP con l’accordo di Cotonou del 2000. Il nuovo regime commerciale dovrebbe entrare in vigore alla fine di quest’anno.