Roma, 30 marzo 2007 (IPS) – I minori che approdano sulle coste italiane dovranno essere informati, da subito, dei loro diritti. Lo prevede una nuova legge appena approvata dal Ministero dell'Interno.
L’anno scorso, sono sbarcati in Italia circa 160.000 minori non accompagnati, la metà dei quali provenienti da aree di gravi conflitti, fra cui l’Afghanistan e il Corno d’Africa.
Sono quindi potenziali richiedenti asilo, ma spesso ignorano completamente i loro diritti. La nuova legge, entrata in vigore all’inizio di marzo, gli garantirà il diritto di conoscere i loro diritti.
”La polizia di frontiera e sul territorio dovranno fornire ai minori – in base alla loro età e assistiti da interpreti o mediatori culturali – tutte le informazioni necessarie sulla richiesta d’asilo”, dice la nuova legge. Si tratta di un provvedimento richiesto a gran voce e da tempo dalle associazioni per i diritti umani.
Sta rapidamente aumentando il numero dei minori provenienti dall’Afghanistan, ha segnalato all’IPS il Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i rifugiati. Circa la metà dei 525 minorenni assistiti quest’anno dal servizio proviene da questo paese, dopo un viaggio che per qualcuno è durato anni.
”Se al suo arrivo il minore esprime l’intenzione di chiedere asilo, deve essere immediatamente consegnato al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che ha il compito di assistere il minore nel difficile processo d’integrazione in un ambiente culturale straniero”, ha spiegato all’IPS Marcella Lucidi, sottosegretaria del ministero degli interni. L’assistenza deve essere offerta “sia da un punto di vista umano che legale”, ha specificato.
“Integrazione” è una parola nuova nella policy italiana sui flussi migratori. Un'inversione di tendenza introdotta dal governo Prodi, che l’anno scorso aveva fatto dei diritti dei migranti uno degli argomenti di punta della campagna elettorale.
L’ex amministrazione di centro destra aveva sempre mantenuto una linea dura nei confronti degli immigrati: con una legge sull’immigrazione approvata nel 2002, il governo aveva introdotto una politica restrittiva, che consentiva il rilascio del permesso di soggiorno solo ai lavoratori stranieri con contratto di lavoro.
Imponendo anche una quota annuale sul numero di lavoratori stranieri, e l’espulsione per le persone prive di documenti.
Finora, la pratica è stata quella di trasferire gli immigrati illegali, anche i minori, nei controversi centri di permanenza temporanea (Cpt), il cui accesso non è consentito a persone singole e giornalisti, e noti per le gravi violazioni dei diritti umani dei detenuti.
Stando alla proposta di riforma, questi centri di detenzione verranno chiusi, a cominciare da quelli di Ragusa e Crotone, in Sicilia.
”Il periodo che i minori trascorrono in questi centri, in attesa di essere affidati ai servizi sociali, è il più rischioso”, spiega Lucidi. “Può durare anche mesi, abbastanza perché un bambino riesca a scappare, e a scomparire. Non dobbiamo dimenticare che i minori migranti non accompagnati sono tre volte vulnerabili, perché sono giovani, stranieri e soli”.
La nuova direttiva, ha aggiunto, garantirà che il minore non venga lasciato solo al suo arrivo. E la procedura per la richiesta d’asilo per il minore sarà accelerata, per assicurarsi che il bambino non scappi, “e che non resti intrappolato in nessun tipo di traffico o attività illegale”.
L’assistenza ai minori nella procedura di richiesta d’asilo dovrebbe ridurre l’alto numero di richieste che vengono respinte solo perché compilate in maniera non corretta.
Secondo Save the Children Italia, filiale dell’organizzazione internazionale per i diritti dei minori, questa direttiva indica una nuova consapevolezza da parte delle istituzioni.
”L’opportunità concreta, per i minori non accompagnati, di accedere alle procedure per l’asilo, nella direzione del pieno riconoscimento dello status di rifugiato”, ha detto Carlotta Sami, capo progetto di Save the Children.
Adesso sarà necessario il supporto legale e culturale di consulenti specializzati, ha aggiunto Sami. “Solo con un sostegno e una formazione specifica le istituzioni e le forze di sicurezza possono mettere realmente in pratica questa legge, così che possa diventare uno strumento efficace per tutelare i diritti dei minori”.
Amnesty International Italia ha assistito 1.335 minori su un totale di 22.016 migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2006. Il maggior numero di minori non accompagnati proveniva dall’Egitto. L’organizzazione ha riferito che molti di loro hanno poi lasciato la Sicilia per raggiungere le città del nord Italia, o si sono diretti verso altri paesi europei in cerca di lavoro, ancor prima di poter essere identificati.