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GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA: Gli obiettivi di sviluppo ristagnano

NAZIONI UNITE, 21 marzo 2007 (IPS) – A metà strada verso il 2015, anno in cui dovrebbero essere raggiunti gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) concordati dai leader mondiali, la crisi dell’acqua rimane ancora una delle grandi sfide ambientali e dello sviluppo umano.

In vista della giornata mondiale dell’acqua, giovedì prossimo, le Nazioni Unite ribadiscono l’importanza della buona governance e della gestione equa delle risorse idriche a livello internazionale e locale. Lo slogan della Giornata mondiale dell’acqua 2007, “Fronteggiare la scarsità d’acqua”, sottolinea la necessità di affrontare numerose questioni, dalla difesa dell’ambiente al riscaldamento globale, ad una equa distribuzione dell’acqua per l’irrigazione, per l’industria e per il consumo domestico.

“Lo stato dell’acqua nel mondo rimane a rischio”, ha avvertito il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. “Le riserve disponibili sono in uno stato di forte costrizione, come conseguenza della forte crescita della popolazione, di modelli di consumo non sostenibili, pratiche di mala gestione, inquinamento, investimenti inadeguati nelle infrastrutture, e scarsa efficienza nell’uso dell’acqua”.

Nel mondo, c’è acqua a sufficienza per tutti, ma solo se viene gestita in modo adeguato, secondo le Nazioni Unite (Onu).

Poco più di un miliardo di persone non ha accesso all’acqua pulita per poter soddisfare i bisogni quotidiani basilari, e 2,6 milioni di persone non hanno un sistema sanitario adeguato, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’agenzia Onu per l’infanzia (Unicef).

Secondo l’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), entro il 2025 1,8 miliardi di persone vivranno in paesi o regioni con una scarsità d’acqua assoluta, e due terzi della popolazione mondiale potrebbero vivere in serie condizioni di mancanza d’acqua.

Le persone colpite sono già tra le più povere al mondo, di cui più della metà vive in Cina e in India, secondo le stime dell’Onu.

L’agricoltura è la prima fonte di utilizzo dell’acqua nel mondo, sfruttando circa il 70 per cento di tutta l’acqua dolce del pianeta proveniente da laghi, corsi d’acqua e falde acquifere. Questa cifra sfiora poi il 90 per cento in diversi paesi in via di sviluppo, dove si trovano circa tre quarti delle terre agricole irrigate nel mondo.

La penuria d’acqua è più acuta nelle aree secche del pianeta, secondo la Fao.

Quasi tutti i paesi del vicino Oriente e del Nord Africa soffrono di una grave scarsità d’acqua, così come altre nazioni quali Messico, Pakistan, Sudafrica, e ampie regioni di Cina e India.

”Nell’arco dell’ultimo secolo, l’uso dell’acqua è aumentato di più del doppio rispetto al tasso di crescita della popolazione, e così la gestione sostenibile, efficiente ed equa delle scarse risorse acquifere diventa una sfida fondamentale per il futuro”, secondo Pasquale Steduto della Fao, attuale presidente del meccanismo di coordinamento dell’Onu UN-Water.

UN-Water è composto da 24 agenzie dell’Onu che hanno un ruolo significativo nell’affrontare le questioni globali legate all’acqua, e include dei grandi partner esterni che collaborano con l’Onu per cercare di ottenere risultati verso gli obiettivi legati all’acqua del Water for Life Decade (2005-2015) e gli MDG.

“Una sensata gestione delle risorse dell’acqua a tutti i livelli può aiutare le nazioni ad adottare approcci flessibili che permettano a più persone di avere l’acqua di cui hanno bisogno, preservando l’ambiente”, ha dichiarato Steduto, che è anche a capo dell’unità Acqua, Sviluppo e Ambiente della FAO. “La comunità globale ha il know-how per fronteggiare la scarsità d’acqua, ma dobbiamo passare all’azione”.

Riconoscendo il ruolo vitale che l’acqua dolce svolge nello sviluppo e nella sicurezza umana, il Piano di implementazione di Johannesburg, adottato dagli Stati membri dell’Onu al Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile del 2002, lancia un appello affinché le nazioni sviluppino una gestione integrata delle risorse dell’acqua, e piani di efficienza dell’acqua entro il 2005.

Fino ad oggi, solo il 12 per cento delle nazioni lo ha fatto, secondo un rapporto di UN-Water 2006 “L’acqua: una responsabilità condivisa”.

Anche le risorse finanziarie per l’acqua ristagnano.

Secondo lo studio, il totale degli aiuti pubblici allo sviluppo nel settore dell’acqua negli ultimi anni si è aggirato intorno a una media di tre miliardi di dollari all’anno. Ma solo una piccola percentuale di questi fondi (il 12 per cento) raggiunge le persone più bisognose, secondo UN-Water, e solo il 10 per cento circa viene utilizzato per sostenere lo sviluppo di politiche, pianificazione e programmi per l’acqua.

E ancora, anche gli investimenti del settore privato nei servizi per l’acqua sono in calo.

Negli anni ’90, il settore privato ha speso circa 25 miliardi di dollari in forniture di acqua e in sanità nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in America Latina e Asia.

Ma secondo UN-Water, molte grandi multinazionali dell’acqua hanno cominciato a ritirarsi o a ridimensionare le operazioni nei paesi in via di sviluppo a causa degli alti rischi politici e finanziari.

”L’acqua ha un forte impatto sulla capacità delle persone in tutto il mondo di migliorare la propria vita”, sostiene Steduto. La FAO sottolinea che anche le popolazioni di aree con abbondanza di acqua dolce talvolta soffrono di scarsità d’acqua.

”La buona governance è essenziale per gestire le nostre riserve, sempre più scarse, di acqua dolce, ed è indispensabile per far fronte alla povertà”, ha osservato Koichiro Matsuura, direttore generale dell’Organizzazione Onu per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco).

Nonostante la mancanza di dati certi, l’Unesco stima che la corruzione politica costi al settore dell’acqua milioni di dollari ogni anno, e comprometta i servizi idrici, in particolare per i poveri.

”Acqua: una crisi di governance”, un rapporto pubblicato da UN-Water nel 2006, cita un sondaggio compiuto in India, dove il 41 per cento degli intervistati ha ricevuto/dato più di una ‘piccola mazzetta’ negli ultimi sei mesi per falsificare il sistema di controllo dei dati; il 30 per cento ha pagato per “accelerare lavori di riparazione”, e il 12 per cento ha pagato per “accelerare nuove allacci di acqua e servizi sanitari”.

Secondo il rapporto, la prima causa della scarsità d’acqua è da imputare a “mala gestione, corruzione, mancanza di istituzioni appropriate, inerzia burocratica e scarsi investimenti per costruire competenze umane e infrastrutture”.

La scarsa qualità dell’acqua è una delle cause fondamentali della precarietà di vita e salute.

A livello globale, malattie come diarrea e malaria hanno ucciso nel 2002 circa 3,1 milioni di persone, secondo l’Oms. Il novanta per cento erano bambini sotto i cinque anni.

L’Oms stima che ogni anno si potrebbero salvare 1,6 milioni di vite, fornendo l’accesso ad acqua potabile sicura, sanità, igiene. Se si permette che le attuali tendenze procedano incontrollate, avverte UN-Water, regioni come l’Africa sub-sahariana non raggiungeranno l’obiettivo di dimezzare, entro il 2015, la percentuale di persone senza un accesso sostenibile all’acqua potabile.

E non verrebbe raggiunto neanche quello di dimezzare la percentuale di persone che non hanno accesso al sistema sanitario di base.