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COMMERCIO: Braccio di ferro tra i paesi poveri e l’Ue

BONN, 15 marzo 2007 (IPS) – La più alta carica europea per il commercio ha dichiarato che l’intero blocco dei paesi di Africa, Pacifico e Caraibi (ACP) si impegnano a sottoscrivere i controversi accordi di libero commercio con l’Ue entro la fine di quest’anno. Tuttavia, non tutti i membri dell’ACP la pensano così.

Peter Mandelson, commissario europeo al commercio, ha detto che i sei raggruppamenti regionali dell’ACP – che contano 75 paesi – hanno congiuntamente deciso di rispettare la scadenza del 31 dicembre per gli Accordi di partnership economica (EPA).

Mentre dichiarava di “aver gettato buone fondamenta per arrivare alla fase finale delle trattative“, Mandelson ammetteva che questo “non garantisce il progresso”.

La valutazione ottimistica rilasciata da Mandelson circa i negoziati sugli EPA durante un incontro dei ministri per l’aiuto allo sviluppo dell’Ue tenutosi a Bonn contrasta con le recenti dichiarazioni dei negoziatori dell’ACP.

Hans-Joachim Keil, ministro per il commercio di Samoa (stato insulare nel Sud del Pacifico con 175.000 abitanti) e presidente dei negoziatori del Pacifico, ha dichiarato che le strategie negoziali della Commissione Europea riproponevano “posizioni inflessibili che non riflettono alcuna volontà reale a pensare in modo creativo e ad arrivare ad una soluzione reciprocamente accettabile, che affronti le esigenze e le circostanze uniche (della regione del Pacifico)”.

La Commissione Europea, braccio esecutivo dell’Ue, è impaziente di raggiungere entro l’anno accordi sul libero commercio che siano graditi all’Organizzazione Mondiale per il Commercio. Malgrado l’OMC fosse d’accordo ad eliminare dalle sue regole i termini preferenziali di accesso per le merci dell’ACP nel mercato europeo, questa deroga scadrà il 31 dicembre.

Molte organizzazioni non governative hanno chiesto questa settimana che la scadenza non venga usata come un pretesto per costringere i paesi dell’ACP alla firma di accordi contrari ai loro stessi interessi.

Sophie Powell, del gruppo per il libero commercio Traidcraft, con sede a Londra, ha chiesto alla Germania – attualmente alla presidenza dell’Ue – un cambiamento nelle politiche perseguite dalla Commissione Europea.

”Il governo tedesco e gli altri stati membri dell’Ue dovrebbero impedire alla Commissione di esercitare pressione sui paesi dell’ACP in favore di accordi contrari allo sviluppo”, ha detto l’attivista all’IPS. “Se la Germania non userà questa occasione per cambiare la direzione delle trattative, sarà una rovina per le centinaia di milioni di abitanti dell’ACP, che sperano in un cambiamento”.

Alcuni dei partecipanti alle consultazioni per il commercio riferiscono che i funzionari dell’Ue stanno minacciando i governi dell’ACP di perdite considerevoli rispetto ai guadagni su esportazioni e aiuti, se non firmeranno gli accordi. Il gruppo dell’Africa occidentale è stato minacciato di perdite per un miliardo di dollari l’anno. Analogamente, la Commissione ha detto ai governi dell’Africa centrale che potrebbero avere maggiorazioni nei dazi di importazione per le merci destinate all’Ue, qualora la scadenza non venisse rispettata.

Secondo sei parlamentari europei socialisti, 2 miliardi di euro (2,6 miliardi di dollari) degli aiuti per l’ACP sono subordinati alla firma degli accordi. Circa la metà di quella somma non è stata ancora rilasciata dai governi dell’Ue, ed esiste iI rischio che l’ACP riceva “offerte di aiuto poco realistiche in cambio di quelli che potrebbero essere EPA assolutamente sfavorevoli”, hanno detto i socialisti.

”Aiuto e commercio sono intrinsecamente collegati, ma non dovrebbero essere l’uno in opposizione all’altro”, proseguono i deputati, tra cui lo spagnolo Josep Borrell (fino a poco tempo fa presidente del Parlamento Europeo), l’inglese Glenys Kinnock e l’italiana Pasqualina Napoletano.

Gli attivisti hanno sollecitato la Commissione ad prendere in considerazione un precedente degli Stati Uniti come alternativa agli EPA. In base all’Atto per la crescita e le opportunità dell’Africa, dall’ottobre 2000 alcuni paesi africani hanno accesso libero da dazi al mercato americano, senza privilegi reciproci in favore delle esportazioni Usa. L’accordo vale fino al 2015 e non è mai stato contestato, anche senza una deroga dell’OMC.

Gli africani temono che il libero commercio con l’Europa li penalizzerebbe in termini di guadagni sulle importazioni, strumento vitale per le loro economie. Un nuovo studio sul Malawi condotto dall’organizzazione Tearfund sostiene che un EPA minaccerebbe gli sforzi nazionali tesi a sviluppare un settore manifatturiero e ad “aggiungere valore” alle esportazioni agricole. Ne uscirebbe così rafforzato lo status del Malawi come esportatore di merci naturali di scarso valore.

Secondo Marc Maes, attivista per il commercio dell’organizzazione belga 11.11.11, la Commissione Europea promuove gli “interessi oltraggiosi dell’Europa”, cercando di convincere i paesi dell’ACP ad aprire i loro mercati a fabbriche europee. ”La Commissione sostiene che nessuno dal settore privato sta bussando alla sua porta perché ha bisogno di un’apertura del mercato ai paesi dell’ACP”, ha detto Maes all’IPS. “Ovviamente, l’accesso alle risorse africane sarebbe importantissimo per l’industria europea. Detto questo, la Commissione è talmente convinta del proprio approccio che non ha realmente bisogno di una spinta da parte dell’industria”.

Il ministro tedesco per lo sviluppo, Heidemarie Wieczorek-Zeul, ha dichiarato che il libero commercio non porterà automaticamente ad una riduzione della povertà, sostenendo che gli EPA hanno bisogno di essere integrati in strategie di sviluppo a più lungo termine. Il ministro garantisce inoltre che gli accordi potranno combinare il commercio e la lotta contro la povertà in modo vantaggioso. “Il limite temporale per la conclusione degli EPA è minimo, ma se ne dovrebbe fare buon uso”, ha proseguito.

Luis Morago, capo dell’ufficio Oxfam di Bruxelles, ha chiesto ai ministri per lo sviluppo Ue di essere più determinati sugli EPA di quanto siano stati finora. “La Commissione Europea sta spingendo su proposte di fatto profondamente contrarie allo sviluppo”, ha detto. “I ministeri per lo sviluppo devono rispettare i loro mandati e assicurarsi che questi accordi ingiusti e sbilanciati non passino nella loro forma attuale.”

I ministeri per lo sviluppo hanno pubblicato un documento in occasione del 50° anniversario del Trattato di Roma, che ha portato all'istituzione dell’Ue. La dichiarazione definisce lo sradicamento della povertà come “obiettivo primario e supremo“ della politica di aiuto dell’Ue, chiede che tutte le politiche e attività estere dell’Unione siano coerenti con questo obiettivo, e che l’uguaglianza di genere sia centrale in tutti i programmi di aiuto dell’Unione, e auspica un aumento di qualità e quantità degli aiuti.