LISBONA, 19 febbraio 2007 (IPS) – A circa cinque anni dall’avvento della pace in Angola, dopo quarant’anni di una guerra costata un milione di vite umane, i nuovi assassini in questo paese dell’Africa meridionale sono colera, malaria e Aids.
Solo la scorsa settimana i morti sono stati 111, da aggiungere alle 3.017 vittime tra i 76.823 casi di colera dall’epidemia scoppiata il 13 febbraio 2006, come riportano le cifre della delegazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) a Luanda, appena diffuse dalla stampa portoghese.
Il numero di casi è cresciuto dopo la metà di ottobre, all’inizio della stagione delle piogge. Luanda è stata gravemente colpita dalle inondazioni, che accelerano la diffusione del colera, l’infezione intestinale di un batterio che produce l’enterotossina causando una grave diarrea. Il contagio avviene con acqua o cibo contaminato.
Il governo dell’Angola sostiene che l’epidemia del colera sia sotto controllo, e ritiene sufficiente l’aiuto che sta ricevendo dall’OMS.
”Noi, che lavoriamo in stretto contatto con i paesi di lingua portoghese, non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di aiuto dall’Angola, al contrario della Guinea-Bissau, dove collaboriamo per contrastare l’epidemia esplosa un paio d’anni fa”, ha detto all’IPS il Dr. Jaime Simoes Nina, dell’Istituto di medicina tropicale di Lisbona (IMT).
Ufficialmente, la malaria è ancora la malattia che provoca il maggior numero di morti tra gli abitanti dell’Angola. Tuttavia, secondo le stime dell’IMT, l’Aids avrebbe preso il sopravvento tra le cause di mortalità in questa vasta ex colonia portoghese, con un’area di circa 1,3 milioni di chilometri quadrati e una popolazione di 16 milioni.
La malaria è causata da parassiti plasmodium nel sangue, trasmessi con la puntura delle zanzare anopheles. Non esiste un vaccino, e il trattamento preventivo a base di chinino non garantisce una protezione completa.
In Angola, la malaria è motivo del 35 per cento di consultazioni sanitarie e del 20 per cento di ricoveri in ospedale. Il relativo tasso di mortalità è tra il 15 e il 30 per cento, in base al tipo e alla gravità, secondo i dati del Ministero della salute.
Il direttore del Programma nazionale di controllo della malaria, Filomeno Fortes, alla fine del 2006 ha annunciato che in Angola da gennaio a ottobre 2005, la malaria ha stroncato 11.648 vite.
Malgrado non siano ancora disponibili le statistiche del 2006, secondo gli esperti il numero delle vittime non sarebbe cambiato di molto, perché l’elevato tasso di morte è dovuto alla resistenza del parassita della malaria ai farmaci a base di clorochina e amodiachina. ”Per combattere questa situazione, il Ministero della salute comincerà ad adottare in tutto il paese un farmaco chiamato coartem, a base di artemisinina”, ha annunciato Fortes alla stazione radio della chiesa cattolica portoghese Renasceça.
In una recente intervista con l’IPS, Simoes Nina, uno dei massimi esperti mondiali di malattie tropicali, ha detto che “la lotta contro la malaria deve seguire la nuova strategia dell’OMS, con terapie combinate, come il coartem”.
Ricercatori e clinici dell’IMT all’unità malattie infettive dell’ospedale Egas Moniz di Lisbona, hanno dichiarato che l’istituto sta portando avanti dei progetti per la malaria, insieme agli altri membri della Comunità dei paesi di lingua portoghese (CPLP), Angola, Brasile, Capo Verde, Timor Est, Guinea-Bissau, Mozambico, Portogallo e Sao Tomé e Príncipe.
”In ottobre ci siamo riuniti con tutti i paesi del CPLP, per coordinare le politiche contro la malaria”, ha dichiarato Simoes Nina, “e in Angola abbiamo squadre di medici portoghesi costantemente sul campo, che lavorano a stretto contatto con i colleghi angolani”.
”Il governo dell’Angola sostiene che la malaria è la principale causa di mortalità nel paese, ma molti di noi sospettano che oggi sia passata al secondo posto, non per il calo dei contagi, e nemmeno per un miglioramento nel recupero dalla malattia, ma perché il primo posto lo sta guadagnando la tremenda epidemia di Aids”, ha proseguito Simoes Nina.
Ana Maria Filgueiras, presidente di REDEsida, una rete che coordina l’azione contro l’Aids nei paesi del CPLP, ha confermato i sospetti di Simoes Nina, denunciando all’IPS che la diffusione dell’Aids in Angola è ampiamente dovuta alle “guerre, e ai programmi di prevenzione che partono in ritardo”.
L’Aids è provocato dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV), che si contrae attraverso rapporti sessuali con una persona contagiata o per contatto con sangue infetto, oppure viene trasmesso dalla madre al bambino durante la gravidanza, il parto o l’allattamento.
La diffusione dell’Hiv è favorita dai conflitti armati tanto diffusi in Africa, ha detto la Dr. Filgueiras, 56 anni, portoghese-brasiliana che ha diviso la sua vita professionale tra Lisbona e Rio de Janeiro, con una lunga esperienza di lavoro anche a Luanda, Maputo – la capitale del Mozambico – e nelle isole di Sao Tomé e Príncipe, a largo della costa africana.
Il conflitto armato in Angola è durato 41 anni, dallo scoppio della guerra contro l’esercito coloniale portoghese nel 1961, fino alla conclusione delle ostilità nel 1974, cui è seguita l’indipendenza nel 1975, trasformando lo scontro in una guerra civile durata fino alla morte del leader ribelle Jonas Savimbi, ucciso nei combattimenti il 22 febbraio 2002.
Durante l’intero periodo delle guerre, “le trasfusioni di sangue venivano fatte da braccio a braccio tra angolani e stranieri, molti dei quali erano mercenari senza alcun controllo sanitario”, ha detto Filgueiras.
Con la pace, nel 2002, “sono arrivati migliaia di caschi blu delle Nazioni Unite, reclutati principalmente dai paesi vicini con alti tassi di infezione da Hiv, in un momento in cui in Angola non esisteva alcun programma di prevenzione”, ha proseguito Filgueiras.
Ufficialmente, l’incidenza dell’Aids è del 2,5 per cento, nonostante i dubbi di Filgueiras sull’accuratezza di queste cifre. “Sono sottostimate, perché non c’è un sistema di sorveglianza epidemiologica, il solo metodo che fornisce risultati affidabili”.
Per esempio, ha proseguito, “nella provincia di Cunene, al confine con la Namibia, la cifra ufficiale – e ottimistica – per l’incidenza dell’Aids è il nove per cento”, aggiungendo che un altro fattore fondamentale nella diffusione dell’Hiv nei paesi afflitti dalla guerra sono gli stupri.
”Oltre Luanda, dove la promiscuità è diffusa come in tutte le grandi città, in Angola l’impatto maggiore dell’Aids si registra nelle regioni di confine, dove il passaggio è incessante. Fino a poco tempo fa, c’erano 4,2 milioni di profughi in Angola, nomadi nel loro stesso paese”, ha detto Filgueiras.