ROMA, 5 febbraio 2007 (IPS) – In queste ore, in questi giorni, siamo sul punto di ottenere, con la moratoria ONU delle esecuzioni capitali, una conquista di umanità e di crescita civile e politica per il mondo intero, per la quale il Partito Radicale Nonviolento e Transnazionale e Nessuno tocchi Caino lottano da quattordici anni.
L’appello “Nessuno tocchi Saddam”, lanciato a giugno da Nessuno Tocchi Caino per scongiurare l’esecuzione dell’ex dittatore iracheno, è stato rilanciato e convertito, con lo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella iniziato il 27 dicembre scorso, sull’obiettivo più generale della moratoria universale delle esecuzioni capitali decisa dall’Assemblea Generale dell’Onu in corso.
Un’iniziativa che si colloca nel solco della campagna “Iraq Libero” promossa nel 2003 da Marco Pannella per costruire attraverso l’esilio per Saddam un'alternativa alla guerra in Iraq, e che prelude al Primo Grande Satyagraha mondiale per la Pace lanciato dal Partito Radicale Transnazionale per costruire una alternativa nonviolenta alla crisi medio orientale.
Dopo l'esecuzione di Saddam Hussein e con la campagna per la moratoria, l’azione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale è riuscita a far comprendere a tutti, anche nel mondo arabo e proprio a partire dal Caino dei nostri giorni, l’urgenza di evitare che tutto precipiti, in Iraq e non solo, in altro sangue, ulteriore morte e pene di morte, in una spirale di violenza e di guerra che può trasformarsi in un conflitto generalizzato dalle conseguenze incalcolabili.
Accade di solito che quello che non si riesce a conquistare in pochi giorni non si riesca a raggiungere in vent’anni. E’ stata l’azione non violenta che è riuscita ad imporre, intanto all’opinione pubblica, l’urgenza di una misura, come la moratoria ONU, tale da imprimere un’accelerazione politica al processo abolizionista storicamente in corso.
Dal 1994, quando una risoluzione per la moratoria fu presentata per la prima volta dall’Italia in Assemblea Generale, e respinta per soli 8 voti, sono ben 45 i paesi passati dal gruppo dei mantenitori a quello a vario titolo abolizionista.
Da allora vi sono stati i pronunciamenti pro moratoria della Commissione Diritti Umani dell’ONU ma il passaggio in Assemblea Generale era stato costantemente osteggiato dall’Unione Europea con vari argomenti pretestuosi, dall’assenza – o comunque insufficienza di voti – al Palazzo di Vetro, all’idea che l’abolizione fosse meglio della moratoria.
I dati sulle previsioni di voto preparati da Nessuno tocchi Caino e verificati anche dal Governo italiano erano noti da tempo: la moratoria sarà approvata con tra i 99 e i 106 voti a favore, tra le 18 e 25 astensioni e tra i 61 e i 68 voti contrari.
L’Inghilterra è stata la capofila dei contrari. Le ragioni sono chiare: il rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, ma soprattutto l’essere a capo del Commonwealth, l’organizzazione delle sue ex colonie, molte delle quali ancora prevedono e praticano la pena di morte. Va detto però che è l’atteggiamento di chi è più “realista del re” perché ad esempio gli Stati Uniti sono una federazione di 50 stati di cui 12 sono completamente abolizionisti e dei 38 mantenitori ben 14 hanno deciso di soprassedere sul ricorso alla pena capitale o per via politica e legislativa, come l’Illinois o il New Jersey, o per via giudiziaria con pronunciamenti della Corte Suprema, senza contare che il sostegno dell’opinione pubblica ha raggiunto i minimi storici dopo la scoperta di oltre cento persone condannate ma poi risultate innocenti.
La realtà e drammaticità della pena di morte è soprattutto legata al 98% delle oltre 5000 esecuzioni compiute nel mondo che ogni anno vengono eseguite in paesi totalitari ed illiberali. E’ per gli innominati, i dimenticati della pena di morte abbandonati in questi Paesi che vale soprattutto la moratoria universale.
Il 22 gennaio si sono riuniti a Bruxelles i Ministri degli Affari Esteri dell’Unione Europea per decidere l’avvallo politico alla riapertura dei lavori dell’Assemblea Generale, dopo che i direttori generali degli Affari politici a Dresda e gli esperti dei diritti umani a Bruxelles si erano trovati d’accordo sull’opportunità di agire in questo senso, forti anche del fatto che una Dichiarazione contro la pena di morte presentata in dicembre dalla Presidenza finlandese aveva trovato il sostegno di 85 paesi a cui successivamente se ne sono aggiunti altri.
Il primo febbraio scorso, con 591 voti favorevoli, 45 contrari e 31 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione per una moratoria della pena di morte. Il documento appoggia apertamente le iniziative del governo e del parlamento italiani volte a presentare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite una risoluzione che imponga la sospensione delle esecuzioni capitali in tutto il mondo.
Sarà però importante che l’iniziativa non sia targata solo Unione Europea, anche in considerazione del fatto che l’abolizionismo non è più prerogativa o monopolio del vecchio continente essendovi ormai da tutte le aree geopolitiche segni inequivocabili dell’abbandono della pena capitale.
Su tutto questo Nessuno tocchi Caino ed il Partito Radicale sono impegnati, forti anche del sostegno giunto da 918 persone che da 41 nazioni hanno aderito allo sciopero della fame di Marco Pannella, per uno o più giorni e di 49772 persone che da 133 paesi o territori hanno sottoscritto l'appello per la moratoria al Segretario Generale delle Nazioni Unite.
E’ solo rafforzando il fronte dell’iniziativa nonviolenta che possiamo vincere questa battaglia di umanità e civiltà e per questo il nostro invito è ad aderire e a sostenerci dal sito www.radicalparty.org.
*Elisabetta Zamparutti è curatrice del rapporto annuale di Nessuno tocchi Caino “La pena di morte nel mondo”.