NAZIONI UNITE, 17 gennaio 2007 (IPS) – Come unico organo operativo delle Nazioni Unite politicamente influente, il Consiglio di sicurezza Onu è considerato il vero 'giudice' dell’organizzazione internazionale.
Tutte le risoluzioni del Consiglio di sicurezza – che se adottate, sono vincolanti – hanno bisogno di almeno nove voti a favore e nessun veto per essere approvate.
Così, quando la scorsa settimana una risoluzione congiunta di Usa e Gran Bretagna, che condannava la giunta militare del Myanmar (Birmania), ha ricevuto nove voti favorevoli, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno dichiarato la vittoria morale, nonostante un raro doppio veto di Russia e Cina, che ne ha impedito l’approvazione.
Secondo l’ambasciatore britannico Emyr Jones Parry, i nove voti (su 15) sono un risultato importante, e il blocco della risoluzione, a causa dei due veti, è stato deplorevole.
“Sono addolorato che il Consiglio non abbia potuto prendere una decisione nonostante i nove voti a favore della risoluzione”, ha detto Parry ai giornalisti. “Ma il parere positivo è ciò che ha unito il Consiglio”, ha aggiunto.
Parry ha voluto anche sottolineare che la risoluzione contro il Myanmar “è stata sostenuta dalla maggioranza del Consiglio”.
”La lezione dovrebbe essere che nonostante la protezione da ciò che definirei un ‘veto ideologico’, il desiderio espresso dai membri del Consiglio di sicurezza è stato di fatto piuttosto chiaro e compatto”.
Dello stesso parere l’ambasciatore Usa Alejandro Wolff, che ha dichiarato ai giornalisti: “Purtroppo, la risoluzione non è passata, ma ha ottenuto il sostegno della maggioranza dei membri del Consiglio”.
Ma un diplomatico arabo ha fatto notare all’IPS che questa argomentazione non viene mai impugnata, né dagli Usa né dalla Gran Bretagna, quando è Washington ad essere in minoranza o quando esercita il suo unico veto contro le risoluzioni del Consiglio di sicurezza che vogliono imporre delle limitazioni a Israele, e che pure hanno ricevuto nove voti a favore o anche di più.
Ha poi sottolineato che Usa e Gran Bretagna sono noti da sempre per interpretare le decisioni del Consiglio di sicurezza secondo i loro capricci e le loro fantasie.
”Ovviamente, non possono averla vinta su tutto. Nove voti a favore rappresentano un’opinione maggioritaria solo quando pare a loro, a prescindere dai veti. Ed è anche legittimo che un singolo veto prevalga sugli altri nove quando è nel loro interesse che sia così. Non è altro che un pasticcio politico”, ha commentato.
La risoluzione della scorsa settimana, che sollecitava il governo del Myanmar a porre fine agli attacchi militari contro i civili, e ad avviare un sostanziale dialogo politico, aveva anche ricevuto tre astensioni (di Congo, Indonesia e Qatar). I nove pareri favorevoli venivano da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Belgio, Ghana, Slovacchia, Panama e Perù.
Stephen Zunes, docente di scienze politiche all’Università di San Francisco che ha studiato a fondo i sistemi di voto nel Consiglio di sicurezza, osserva che, dal 1970, gli Stati Uniti hanno posto il veto a 86 risoluzioni del Consiglio di sicurezza; “più di tutti i veti espressi dagli altri membri del Consiglio di sicurezza nell’insieme”.
”Perciò, dichiarando una vittoria morale l’aver ottenuto la maggioranza dei voti al Consiglio di sicurezza nella risoluzione sulla Birmania – nonostante i veti di Russia e Cina – in sostanza si riconosce che queste 86 risoluzioni bocciate dagli Usa, tutte sostenute da almeno nove voti a favore, erano vittorie morali anche per i sostenitori di quelle risoluzioni”, ha detto Zunes all’IPS.
In 63 delle 86 risoluzioni, ha segnalato Zunes, gli Stati Uniti avevano espresso l’unico voto sfavorevole, e più di 40 riguardavano violazioni del diritto internazionale da parte degli israeliani.
Tra le altre risoluzioni, vi erano la domanda del Vietnam di entrare a far parte delle Nazioni Unite (1975); la condanna dell’invasione Usa di Grenada (1983); gli appelli per porre fine agli attacchi Usa contro il Nicaragua (1985); gli appelli per aderire al decreto della Corte internazionale di giustizia contro gli attacchi Usa sul Nicaragua (1986); e la condanna dell’invasione Usa di Panama (1990).
Secondo Zunes, le ultime due risoluzioni, bloccate proprio dal veto degli Usa, avrebbero ottenuto più dei nove voti necessari nel Consiglio di sicurezza.
Nel luglio 2006, una risoluzione del Consiglio di sicurezza che chiedeva di fermare l’offensiva militare israeliana a Gaza non è passata nonostante i 10 voti a favore, con quattro astensioni, e il veto degli Usa.
A novembre 2006, nel voto che condannava l’attacco israeliano a Gaza, durante il quale erano rimasti uccisi 18 civili, è successo lo stesso: 10 voti a favori, un veto e quattro astensioni.
Phyllis Bennis, alto membro dell’Institute for Policy Studies, ha dichiarato che dal 1967 gli Stati Uniti sono ricorsi al veto come componente chiave della loro tenace difesa di Israele.
Durante la Guerra fredda, quando Israele era un ‘burattino’ nelle mani della strategia militare Usa, non solo in Medio Oriente ma in tutto il mondo (in paesi fuori mano come Angola, Mozambico, Guatemala e Nicaragua), l’appoggio diplomatico di Washington nelle Nazioni Unite ha rafforzato il sostegno economico e militare del suo alleato, ha detto Bennis all’IPS.
Dopo la Guerra fredda, anche se l’importanza dei legami degli Usa con Israele era diventata meno evidente, il sostegno dell’Onu è rimasto un elemento fondamentale della strategia Usa.
”Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, i legami Usa-Israele si sono nuovamente rafforzati, e gli Usa hanno continuato ad impedire che Israele venisse accusata di violazioni del diritto internazionale”, ha proseguito Bennis, autrice di un libro di prossima pubblicazione, “Understanding the Palestinian-Israeli conflict: A Primer”.
Secondo Bennis, nell’Assemblea generale di 192 membri, il voto più frequente di condanna a Israele è di almeno 160 paesi favorevoli, mentre Usa e Israele sono sostenuti solo da due o tre piccoli stati insulari che dipendono totalmente dagli Usa (come la Micronesia, le isole Solomon e un paio d’altri) e la cui indipendenza, perciò, rimane assai dubbia.
Senza un veto nell’Assemblea generale, la risoluzione passa; ma troppo spesso, secondo Bennis, gli Stati Uniti usano ancora il loro schiacciante potere strategico e diplomatico per impedirne l’attuazione.