BANGKOK, 9 gennaio 2007 (IPS) – Una lettera scritta a mano e indirizzata a un dittatore militare potrebbe sembrare un modo poco efficace e rischioso di lanciare una sfida, in particolare nell’era di Internet, che vede e-mail, blog e siti web allearsi contro le autorità politiche in molti paesi.
Ma in Birmania, dove vige un rigido regime di censura, e dove l’accesso alla tecnologia dell’informazione è limitato, la popolazione del paese, da tempo sofferente, è ricorsa alla cara, vecchia lettera cartacea, per esprimere la crescente insoddisfazione verso la giunta di Rangoon.
Lanciata nella prima settimana del nuovo anno, la campagna che invitava a scrivere una lettera ha visto decine di migliaia di persone dentro e fuori Rangoon in cerca delle speciali buste e fogli di carta adatti allo scopo, raccontano gli organizzatori, un gruppo molto accreditato di ex studenti universitari, conosciuto come “gli studenti della generazione dell’88”.
“Stiamo cercando di rompere il silenzio. Di far sì che la gente esprima apertamente le sue rimostranze al governo militare”, spiega Naing Aung, segretario generale del Forum per la democrazia in Birmania, un gruppo di esiliati politici birmani che lavora a stretto contatto con la generazione dell’88. “Non basta lamentarsi. Bisogna che la gente mostri il suo coraggio prendendo posizione e dichiarando apertamente di essere critica”.
La campagna “Cuore aperto” (Open Heart), durata un mese, è l’ultimo di una serie di sforzi della generazione dell’88 per “far sentire la voce della gente”, ha spiegato Naing Aung in un’intervista. “È un modo pacifico per esprimere il punto di vista delle persone, perché le proteste sono vietate, i media censurati, e non ci sono elezioni”.
Tuttavia questo sforzo, nel quale la popolazione viene incoraggiata a rivolgersi direttamente all’uomo forte della giunta, Than Shwe, per sollevare i propri problemi, comporta un alto rischio personale, come l’incarcerazione, nel caso in cui dovesse scatenare l’ira della giunta. Il Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (SPDC), nome ufficiale della giunta, detiene attualmente 1.100 persone che hanno espresso la loro opinione su una serie di questioni. Tra questi prigionieri politici vi sono alcuni parlamentari dell’opposizione; dei monaci buddisti; oltre a giornalisti, scrittori, studenti e attivisti politici.
La generazione dell’88, che prende il nome dagli studenti che nel 1988 guidarono una protesta in favore della democrazia, brutalmente repressa dal regime militare, ha organizzato questa campagna dopo il successo di altre tre iniziative portate avanti nel 2006. La prima, lo scorso ottobre, era una raccolta di firme per lanciare un appello all’SPDC perché rilasciasse tutti i prigionieri politici, tra cui la leader dell’opposizione, da anni agli arresti, Aung Suu Kyi. Secondo le stime, la petizione ha raccolto 60.000 firme.
Una simile manifestazione di dissenso pubblico in un clima di crescente oppressione è stata seguita da un’analoga dimostrazione di sostegno popolare, quando la generazione dell’88 è ricorsa ad altri due modi molto creativi di registrare il malcontento. Una è stata la campagna “espressione bianca”, nella quale ad alcuni cittadini è stato chiesto di indossare abiti bianchi, in segno di onestà e purezza. La seconda: un incontro di preghiera delle diverse religioni, dove la gente è stata invitata a pregare in silenzio, anche partecipando a veglie con candele, in templi, chiese e moschee.
Gli attivisti politici birmani accolgono questo nuovo clima pubblico come un ulteriore indicatore della crescente frustrazione diffusa in questa nazione del sud-est asiatico, guidata da un regime che viene considerato incompetente, corrotto e oppressivo.
L’anno scorso il prezzo del riso, il piatto principale della dieta birmana, è aumentato del 30 per cento. Nello stesso periodo, la figlia di Than Shwe ha festeggiato le sue nozze con un evento lussuoso, dove lo champagne scorreva a fiumi, la sposa era ricoperta di perle e diamanti, e la coppia sembra abbia ricevuto regali per milioni di dollari.
”La popolazione vuole partecipare a questa campagna a causa della situazione sempre più sofferente. Alcuni non temono ciò che gli potrebbe accadere, perché sono semplicemente adirati”, ha osservato all’IPS Zaw Min, portavoce del Partito democratico per una nuova società, il partito d’opposizione bandito dall’SPDC. “Le persone si identificano sempre di più, esprimendo la loro opinione”.
È una sottocorrente politica emergente che ha coinvolto anche giornalisti impiegati nella Voce democratica della Birmania (Democratic Voice of Burma, DVB), una stazione radiotelevisiva con sede a Oslo guidata da esiliati politici birmani. “Sempre più persone in Birmania esprimono la loro rabbia attraverso i nostri programmi”, ha detto all’IPS Than Win Htut, giornalista professionista della DVB. “Qualcuno ha persino camminato per mezza giornata dal suo villaggio per raggiungere un telefono e poter criticare l’inefficienza dell’SPDC o gli abusi di potere”.
Un simile slancio è andato delineandosi nel corso degli ultimi due, tre anni, ha aggiunto l’esperta. “La gente si sente più fiduciosa nel protestare contro l’SPDC, al contrario di prima. C’è stato un evidente cambiamento nei comportamenti delle persone”.
Tra i fattori che hanno contribuito a questa crescente ondata di malcontento, secondo gli analisti birmani, vi sarebbe l’arresto del generale Khin Nyunt, ex capo dell’intelligence e primo ministro del paese, e dei suoi alleati dentro il regime. Khin Nyunt, che aveva ricevuto una condanna con sospensione condizionale della pena per 44 anni nel luglio 2005, era molto legato alla comunità d’affari del paese, e veniva considerato da alcuni in Birmania, e dai governi del sud-est asiatico, un moderato.
”L’economia si è ridotta notevolmente dopo l’epurazione di Khin Nuynt”, ha spiegato all’IPS Debbie Stothard, della rete birmana Alternate ASEAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico), una lobby regionale per i diritti umani. “Gli uomini d’affari che prima avevano tratto benefici sono rimasti a mani vuote. E' cresciuto il senso di insoddisfazione, e molti non hanno più tollerato Than Shwe, che aveva dirottato il denaro verso la sua piccola cricca”.
”Il senso di indignazione e di rabbia sta crescendo”, ha aggiunto. “C’è la sensazione diffusa che un cambiamento è possibile, e per questo sempre più persone si assumono il rischio di parlare apertamente”.