TOLUCA, Messico, 13 novembre 2006 (IPS) – Il Lerma, fiume più lungo del Messico e prima sorgente di acqua potabile per la capitale, sta morendo. Gravemente contagiato da diverse fonti di inquinamento, per riportarlo in vita sono stati spesi inutilmente centinaia di milioni di dollari.
Il fiume, lungo 1.270 km, nasce nello stato del Messico, e attraversa cinque stati prima di confluire nell’Oceano Pacifico. I 47 chilometri più inquinati del Lerma si trovano nello stato del Messico, dove arrivano acque reflue da 33 diverse municipalità.
Prima le sue acque ospitavano carpe, rane e gamberi d’acqua dolce, tra le tante specie. Ma ora il fiume è “in coma”, anche se non ancora morto, ha dichiarato Jorge Jiménez Campos, coordinatore della Commissione per la pulizia del bacino Lerma-Chapala-Santiago.
L’azienda di stato Reciclagua Ecological Treatment System for Regeneration of Industrial Wastewater ha ammesso che il fiume non è più biologicamente in grado di processare i rifiuti in esso riversati, attraverso auto-rigenerazione.
Negli ultimi 16 anni, il governo locale dello stato del Messico, che confina con il distretto federale di Città del Messico, ha speso 714 milioni di dollari sugli impianti di trattamento per le acque reflue, riuscendo a pulire solo il 27 per cento dei 125 chilometri del corso del fiume in quello stato.
In seguito è stata creata una commissione per la pulizia, che ha deciso di realizzare stagni di ossidazione, o di stabilizzazione.
La costruzione di impianti per il trattamento è iniziata nel 1990, per iniziativa del governatore di stato Ignacio Pichardo (1989-1993), ed è proseguita con i suoi successori Emilio Chuayffet (1993-1995), César Camacho (1995-1999) e Arturo Montiel (1999-2005), fino al completamento di 31 impianti nelle 33 municipalità.
L’impegno dei governatori è finito quando gli stagni di ossidazione, o stabilizzazione, sono stati consegnati alle amministrazioni municipali, mancando tuttavia completamente una supervisione sul buon funzionamento.
Di fatto, nessun ente pubblico nello stato del Messico si è assunto la responsabilità di accertarsi che gli impianti stessero funzionando adeguatamente. Oggi, solo il 40 per cento è ancora attivo, secondo Luis Eduardo Mejía, capo della divisione di ingegneria della Commissione nazionale dell’acqua (CONAGUA), e portavoce del Segretariato per l‘acqua e i lavori pubblici.
Attualmente l’amministrazione del governatore Enrique Peña non è interessata a riattivare gli stagni di ossidazione, che provocano inondazioni, ha spiegato David Korenfeld, Segretario per l’acqua e i lavori pubblici.
Di contro, esperti di CONAGUA e della Commissione per la pulizia del bacino del Lerma accusano il governo dello stato, sottolineando che gli impianti di trattamento mancano di pompe e di personale specializzato per il funzionamento, oltre che delle risorse finanziarie per coprire il costo dell’elettricità utilizzata.
Il lavoro e l’investimento riversati negli impianti sono andati perduti, e solo i governi municipali possono recuperare i sistemi di trattamento, hanno aggiunto i tecnici.
Tuttavia, in Messico le amministrazioni locali hanno sempre avuto troppi obblighi ambientali da soddisfare senza un budget adeguato, lamenta José Marcos Aguilar, delegato di stato di CONAGUA.
Peggio ancora, la tecnologia degli stagni di ossidazione non era la migliore opzione, secondo il presidente fondatore del Movimento ecologico dello stato del Messico, Roberto Gómez.
I documenti del governo dello stato del Messico giustificano la scelta, evidenziando che gli stagni di stabilizzazione usano gli argini inferiori del fiume Lerma per raccogliere tutte le acque nella regione e agire come arterie ecologiche e regolatrici.
Gli stagni, insieme ai sistemi di drenaggio, dovevano mantenere il resto della terra al sicuro da inondazioni, in modo che potessero essere usati per l’agricoltura e il bestiame. Lo stato del Messico era pronto per ricavarne grandi profitti, perché si supponeva che le nuove terre rese in tal modo disponibili sarebbero state potenzialmente molto produttive.
Ma Luis Eduardo Mejía, dirigente di CONAGUA, ha dichiarato che gli stagni di stabilizzazione non erano il sistema migliore per raggiungere l’obiettivo, e che oggi esperti tedeschi stanno studiando nuovi metodi.
Durante tutto questo periodo, le successive amministrazioni dello stato del Messico hanno ripetutamente dichiarato che il bacino del fiume Lerma veniva ripulito, ma “purtroppo avevano investito sui sintomi senza andare alla radice del male”, riferisce Aguilar.
I documenti sul possibile ripristino della Commissione per il coordinamento del recupero ecologico del bacino del Lerma, originariamente creata nel 1990, e diretta dall’ex governatore Jorge Jiménez (1975-1981), dimostrano un insieme disordinato di sforzi duplicati, e descrivono diversi progetti senza nessuna relazione con la conservazione ambientale.
I rapporti di avanzamento della Commissione si riferiscono al numero di opere intraprese, ma senza menzionare le somme investite. Inoltre, i costi di altri progetti, come la costruzione della strada e la chiusura di canali con tubature, sono compresi indiscriminatamente nell’insieme degli interventi.
Gli ambientalisti sono preoccupati che il piano fallito di Pichardo potrebbe ora essere ripetuto indiscriminatamente, e sostengono che i progetti imposti del governo dello stato debbano portare avanti la strategia dei loro predecessori, anziché ammettere di avere a che fare con uno dei fiumi più inquinati del paese, circostanza riconosciuta anche dalla stessa Commissione per la pulizia del bacino del Lerma.
Quando ha assunto l’incarico nel 2005, il Governatore Peña si è impegnato alla costruzione di ulteriori impianti per il trattamento, malgrado non abbia ancora detto che tipo di tecnologia avrebbe usato.
Il primo progetto per il trattamento delle acque reflue nello stato del Messico era stato approvato il 13 aprile 1989, con un accordo tra il governo nazionale dell’allora presidente Carlos Salinas e gli stati di Messico, Guanajuato, Jalisco, Michoacán e Querétaro, che sono attraversati dal fiume Lerma.
Gómez, attivista per l’ambiente, respinge questo tentativo. “Obiettivi identici erano stati proclamati nuovamente a Toluca nell’agosto 1990, a quello che fu chiamato il Primo meeting del Consiglio consultivo per la pianificazione dell’uso della terra e la pulizia del bacino del fiume Lerma”, ha dichiarato.
A Toluca, ha spiegato Gómez, vennero fatti degli sforzi per riciclare le acque reflue di 40 municipalità e per 175 impianti industriali nel corridoio industriale del bacino, con impianti di trattamento che non funzionavano, tra cui due che erano stati dati in concessione alle aziende Ecosys I ed Ecosys II.
Oggi dichiarano di voler costruire altri 40 impianti, “senza la volontà politica, e senza fondi”, ma probabilmente sempre a vantaggio di interessi privati, ha proseguito Gómez.
Korenfeld ha confermato l’esistenza di questi progetti. Nei prossimi cinque anni non sarà possibile costruire sistemi di trattamento in tutte le 125 municipalità dello stato del Messico, ma si potranno installare 40 nuovi impianti nello stato, che serviranno contemporaneamente ogni municipalità, ha dichiarato.
Secondo gli esperti, il costo per impianto, senza contare l’acquisto della terra, sarà di circa nove milioni di dollari, a seconda della tecnologia usata. Il governo di stato spera di trattare il 50 per cento delle sue acque reflue, ha dichiarato il segretario per l’acqua e i lavori pubblici.
In un’altra intervista, José Manuel Camacho, membro esecutivo del consiglio di amministrazione della Commissione idrica dello stato del Messico, ha dichiarato che l’obiettivo è quello di trattare 20 litri d’acqua al secondo.
Il funzionario ha detto che tutti gli impianti sarebbero stati dati in concessione secondo lo schema finanziario dei Progetti per la fornitura del servizio, ovvero in concessione ad aziende private per un periodo fino a 30 anni.
Carlos Díaz, coordinatore del Centro inter-americano per le risorse idriche della Università autonoma dello stato del Messico, avverte che le autorità locali non chiedono consiglio agli esperti, malgrado i milioni di dollari investiti nella ricerca sul fiume Lerma.
Sembra non ci sia alcuna speranza per una cessazione delle ostilità sul fiume Lerma. Gli ambientalisti hanno calcolato che il 90 per cento delle sue acque sono contaminate, e prevedono che non sia possibile alcuna guarigione a meno che non si cambi strategia.
*Questo articolo è parte di un focus sullo sviluppo sostenibile di IPS – Inter Press Service e IFEJ – International Federation of Environmental Journalists.