RIO DE JANEIRO, 26 ottobre 2006 (IPS) – I brasiliani di origine africana, che rappresentano il 47 per cento su un totale di 187 milioni di abitanti, non sono riusciti ad aumentare la propria rappresentatività in parlamento dopo le ultime elezioni, ma il loro voto si sta rivelando decisivo nella possibile rielezione del presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
Per la prima volta, i sondaggi hanno evidenziato le tendenze del voto tra i principali gruppi etnici in Brasile. Secondo l’Istituto Datafolha, legato al quotidiano Folha de Sao Paulo, il 63 per cento dei votanti neri intervistati in tutto il paese all’inizio del mese ha dichiarato che voterà per Lula al ballottaggio del 29 ottobre.
Invece, solo il 29 per cento ha detto di preferire il candidato dell’opposizione Geraldo Alckmin. Tra i “pardos” (persone di colore), come vengono definiti nei censimenti i discendenti africani di origine mista, la differenza era meno marcata: dal 54 al 40 per cento.
Quanto ai votanti bianchi, il 51 per cento ha preferito Alckmin, mentre il 42 per cento ha dichiarato di voler dare il proprio voto a Lula.
“La novità, e la base per una nuova speranza”, è che in queste elezioni i voti degli afro-brasiliani si sono rivelati un fattore decisivo per una possibile vittoria di Lula, che riesce a trasmettere al movimento nero la forza per richiedere l’applicazione di politiche pubbliche per l’uguaglianza razziale, ha osservato Edson Cardoso, editore di Irohin, una pubblicazione bimestrale e un sito Internet dedicati alla lotta alla discriminazione.
La scoperta della “esistenza di un voto nero” apre nuovi orizzonti per possibili pressioni sul governo e per unificare il movimento, che è “frammentato” e non riesce ad esprimersi politicamente, ha detto Cardoso all’IPS. “Ciò potrebbe indurre il governo ad avvicinarsi alla gente – ha aggiunto – adottando politiche in favore dell’uguaglianza”.
Le elezioni parlamentari, tenutesi simultaneamente al primo turno delle elezioni presidenziali il 1 ottobre, non hanno incrementato la presenza di neri e “pardos” al Congresso, hanno sottolineato Cardoso e Deise Benedito, presidente dell’organizzazione non governativa (Ong) Fala Preta, che difende i diritti della popolazione nera, in particolare le donne.
Non si sa con precisione quanti membri neri e “pardos” siano stati eletti al Congresso, poiché l’origine etnica dei candidati non è specificata nelle liste, al contrario del genere. Ma i due attivisti prevedono pochi cambiamenti rispetto all’attuale squilibrio, dove ci sono solo 20 legislatori di origine africana, sui 513 membri della Camera dei deputati, e due senatori su un totale di 81.
Per di più, la maggior parte dei membri neri al Congresso non si dedica in modo particolare alla causa dell’uguaglianza razziale, ma sembra avere altre priorità, ha lamentato Cardoso.
La scarsa rappresentatività dei neri in parlamento è in gran parte dovuta al boicottaggio da parte dei partiti verso i candidati di origine africana, ha aggiunto l’attivista, così come alla scarsa articolazione del movimento nero nella sua ricerca di organizzazione e di potere politico.
I candidati neri non ricevono dai partiti il sostegno finanziario o gli altri benefici di cui godono i candidati bianchi, ha segnalato Benedito.
Inoltre, in quanto storicamente emarginati, essi non hanno conoscenza né esperienza di campagne elettorali. Il loro ruolo è sempre stato piuttosto quello della mobilitazione in sostegno dei leader bianchi, ha aggiunto.
Il movimento celebrava l’ampia percentuale di voti – il 43,6 per cento – raccolti da Cristina Almeida, una socialista di colore candidata al Senato ad Amapá, poi sconfitta dall’ex presidente José Sarney (1985-1990), vincitore del seggio che rappresenta questo piccolo stato nell’estremo nord del Brasile.
Mentre altri due deputati, che sono leader autorevoli nella lotta contro il razzismo, sono invece stati rieletti: Luiz Alberto dos Santos, a Bahia, lo stato con la popolazione di colore più numerosa, e Edson Santos, a Rio de Janeiro.
L’assenza di persone di colore nei corridoi del potere politico contrasta con la maggioranza di elettori di origine africana che voteranno per Lula. Il fattore decisivo di questa scelta è l’identificazione della popolazione povera con il presidente, per il “suo modo semplice di parlare, come le persone comuni”, anche con errori grammaticali, oltre che per le sue origini umili nel Nordest impoverito, ha ricordato Benedito all’IPS.
Questo voto di massa in favore di Lula è anche una risposta ai programmi sociali attuati dal suo governo, che favoriscono milioni di famiglie povere. C’è poi il voto di “rivalsa” degli abitanti del nordest e della popolazione nera contro coloro che li discriminano, come i ricchi di San Paolo, nel sud del paese, rappresentati da Alckmin, ha aggiunto l’attivista.
Il voto dei neri ha infine una componente di “resistenza alla dominazione”, legata alla storia dei discendenti africani, ha osservato Cardoso. In Brasile, i neri sono stati ridotti in schiavitù fino al 1888, e poi lasciati alla loro sorte, un destino che è stato ritenuto la causa principale della povertà estrema che affligge l’ampia maggioranza della popolazione nera.
Le ultime statistiche indicano un maggiore vantaggio di Lula nei confronti del rivale al secondo turno. Il 1 ottobre, l’attuale presidente aveva sette punti di vantaggio su Alckmin, che è salito da 20 a 24 punti percentuali nelle intenzioni di voto espresse nei sondaggi.
Mentre il sostegno a favore di Lula tra la popolazione povera è aumentato, quello per il suo rivale tra i ricchi e le fasce più istruite della società, composte prevalentemente di bianchi, è diminuito.
Ciò vuol dire che, anche tra i privilegiati, è in aumento la consapevolezza delle ineguaglianze sociali, e che Lula viene identificato con un programma di governo “più vicino alle loro aspettative” di giustizia sociale, secondo Sueli Carneiro, direttore dell'associazione per le donne di colore Geledés.