IPS Inter Press Service Agenzia Stampa

POLITICA-UGANDA: Il processo di pace al vaglio dell’Onu

NAIROBI, 7 ottobre 2006 (IPS) – Gli sforzi per portare la pace nell’Uganda del nord sono stati messi in evidenza durante la recente visita in Africa del Sottosegretario Generale alle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Jan Egeland.

Per vent’anni, la regione è stata preda del conflitto tra le forze del governo e l’Esercito di resistenza del Signore (LRA, Lord's Resistance Army), un movimento di ribelli che vuole istituire un governo basato sui dieci comandamenti della bibbia.

Nel conflitto si sono perse migliaia di vite, e l' LRA è divenuto famoso anche per gli abusi dei diritti umani, come il sequestro di bambini per il combattimento, il lavoro forzato e la schiavitù sessuale. Secondo le stime dell’Onu, il numero di bambini rapiti dall’inizio della guerra è di circa 25.000.

Rivolgendosi ai giornalisti nella capitale keniana di Nairobi, alla fine del viaggio durato otto giorni, Egeland ha ribadito l’appello già fatto nel corso della visita, in favore di donne e bambini tenuti ancora prigionieri dall'LRA, perché vengano liberati.

”Stiamo lottando per il rilascio di donne e bambini. Faremo tutto il possibile per aiutare donne e bambini soldato una volta giunti ai punti di raccolta”, ha detto (Egeland è anche il Coordinatore Onu per gli aiuti economici), facendo riferimento ai centri istituiti nel Sudan meridionale, dove i miliziani ribelli dovrebbero riunirsi, e dove va avanti il confronto tra funzionari del governo dell’Uganda e ribelli dell' LRA finalizzato alla conclusione del conflitto.

Le consultazioni si sono tenute a Juba, capitale del sud del Sudan, sotto la mediazione del governo del Sudan meridionale. La discussione è iniziata più di due mesi fa e riprenderà presto, dopo aver raggiunto in agosto una tregua tra ribelli e rappresentanti ufficiali dell’Uganda.

Durante il suo viaggio, Egeland ha visitato Juba, dando forse nuovo impeto ai negoziati di pace. Mentre era lì, ha incontrato il presidente del Sudan meridionale (e vicepresidente del Sudan), Salva Kiir; il vicepresidente del Sudan meridionale, Riek Machar; e rappresentanti del governo dell’Uganda e dell'LRA, compreso uno dei leader del movimento dei ribelli, Vincent Otti.

Il coinvolgimento del Sudan nella guerra dell’Uganda del nord risale a più di dieci anni fa, quando il governo di Khartoum iniziò ad aiutare l'LRA in risposta al sostegno fornito dall’Uganda ai ribelli del Sudan meridionale. La guerra civile del Sudan si è conclusa all’inizio dello scorso anno.

Egeland ha trascorso una notte anche in un campo per gli sfollati (IDP, internally displaced people) nel distretto di Gulu dell’Uganda del nord, dove ha incontrato persone costrette ad abbandonare la propria casa, che gli hanno raccontato le loro difficoltà e le speranze sul processo di pace.

Malattia e malnutrizione dilagano nei campi, che ospitano circa due milioni di cittadini dell’Uganda, profughi a causa del conflitto.

La guerra ha anche creato i cosiddetti “pendolari della notte”: migliaia di bambini che tutte le sere si recano a piedi in città, dove possono trascorrere la notte sulla strada o in chiesa, per evitare di essere rapiti dall'LRA.

Tuttavia, secondo Martin Mogwanja, rappresentante in Uganda del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, la relativa pace seguita alla tregua del mese scorso ha visto ridursi il numero di pendolari della notte nelle cittadine di Gulu, Kitgum e Kalongo da un picco di 40.000 a 10.000.

”Coloro che vengono ancora in città non fuggono per paura di essere rapiti, ma a causa dei problemi sociali, come il sovraffollamento”, ha raccontato all’IPS.

Nonostante il miglioramento della situazione in Uganda settentrionale, vi è preoccupazione per il processo di pace, anche perché c’è chi teme che le accuse del Tribunale penale internazionale contro i leader dell'LRA Joseph Kony, Otti, e altri tre comandanti ribelli possano mettere in pericolo i negoziati.

I cinque sono perseguiti per crimini di guerra e contro l’umanità, e nei loro confronti è stato emesso mandato di cattura. Tuttavia, secondo alcune fonti, i comandanti avrebbero posto come condizione per il trattato di pace che il Tribunale ritiri le accuse.

Secondo altre fonti, in Uganda del nord preferirebbero l’uso di sistemi giudiziari tradizionali per giudicare le responsabilità dei membri dell'LRA e la loro condotta durante la guerra.

Egeland ha chiesto che il procedimento del Tribunale vada comunque avanti: “L’idea che le accuse possano arrestare il processo di pace è sbagliata. La giustizia deve essere rispettata, in modo che non ostacoli la pace o la riconciliazione”.

Il funzionario Onu ha dichiarato che anche il governo dell’Uganda deve rispondere per abuso di diritti nell’Uganda del nord, imputazione sostenuta anche da un’organizzazione con sede a Bruxelles, il Gruppo internazionale di crisi.

”L’esercito militare dell’Uganda non è riuscito a proteggere la popolazione civile non solo dall' LRA, ma anche dai suoi stessi soldati, che in alcuni casi hanno rappresentato la maggior fonte di insicurezza nei campi per sfollati”, riporta un documento del gruppo diffuso a gennaio, dal titolo “Una strategia per porre fine alla crisi nell’Uganda del nord”.

”Bisogna dislocare nuovamente le truppe dando priorità alla protezione, e il governo dovrebbe processare ogni soldato accusato di abuso dei diritti umani e punirlo adeguatamente, se ritenuto colpevole”.

Il viaggio di Egeland lo ha portato anche nella Repubblica democratica del Congo, dove ha parlato contro la violenza nei confronti di donne e ragazze, che ha caratterizzato il conflitto in questo paese.