NAIROBI, 12 settembre 2006 (IPS) – Si tratta dello spiegamento di truppe di “benvenuto”, come ha dichiarato un ministro, oppure, secondo la definizione di un analista, è una forza “suicida” più specifica?
Queste domande occupano certamente i pensieri di diversi politici e osservatori dell'Africa orientale, dopo la recente adesione della Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD) all'invio di truppe di pace in Somalia.
L'IGAD è un organo regionale che comprende Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Uganda, Somalia e Sudan. Il gruppo ha presieduto lunghe consultazioni che si sono concluse con l'istituzione di un governo di transizione in Somalia nel 2004, dopo più di dieci anni di anarchia scatenati dalla caduta del dittatore Mohamed Siad Barre.
Tuttavia, l'amministrazione si è mostrata incapace di mantenere il controllo oltre la città centro-meridionale di Baidoa, dove ha sede.
Il governo ha subito un ulteriore contraccolpo a giugno, quando le milizie islamiche, appoggiate dall'Unione delle corti islamiche (UIC), hanno assunto il comando della capitale, Mogadiscio, con leader di fazioni sostenute, a quanto si dice, dagli Stati Uniti. Washington ha accusato l'istituzione islamica di ospitare militanti di Al Qaeda, imputazione smentita dalla UIC.
La UIC ha assunto il controllo anche sulla maggior parte della Somalia centrale e meridionale, imponendo la rigida legge islamica – la “sharia” – con metodi non condivisi all'unanimità.
Mentre le autorità di transizione preferiscono uno spiegamento IGAD, la UIC si è strenuamente opposta alla presenza di missioni straniere. Rapporti provenienti da Mogadiscio riferiscono che martedì scorso nella capitale diverse migliaia di persone hanno manifestato contro il proposito di una forza IGAD, e che a questa protesta ne sia seguita mercoledì una analoga.
“In questo momento, inviare una missione di pace in Somalia è un suicidio. I leader del movimento delle corti islamiche hanno espresso molto chiaramente la loro opposizione: non vedo alcuno spiraglio al riguardo”, ha dichiarato Kizito Sabala dell'Africa Peace Forum, organizzazione non governativa con sede a Nairobi, capitale del Kenya, che partecipa alla gestione del conflitto. Ma se la missione procedesse, ha detto Sabala all'IPS, sarebbe importante che alle truppe venisse garantita autorità sufficiente.
“Se l'IGAD riesce a schierare delle forze di pace in Somalia, la questione del mandato è cruciale. Quale sarà il loro compito? Avranno sufficienti facoltà per trattare con le milizie? Si rischia di ripetere il fallimento dei soldati americani negli anni '90”.
Si fa qui riferimento all'uccisione di 18 soldati americani a Mogadiscio nel 1993, dopo i raid contro la fazione somala del leader Mohammed Farah Aideed.
Le truppe si trovavano in questo paese dell'Africa orientale come parte di uno sforzo internazionale per restaurare una qualche stabilità nel paese, e distribuire aiuti umanitari in un momento in cui gli effetti congiunti di siccità e guerra civile avevano portato milioni di persone sull'orlo della denutrizione.
Pare che nei raid Usa siano morti centinaia di somali. All'inizio del 1993, 24 soldati pakistani della missione di pace erano stati uccisi in un attacco delle forze di Aideed.
Il Gruppo internazionale di crisi, organizzazione con sede a Bruxelles, ha messo in guardia contro lo schieramento delle truppe per la missione di pace, sostenendo una sospensione temporanea finché le autorità di transizione e la UIC non si fossero accordate su obiettivi, composizione e lunghezza del periodo di permanenza in Somalia.
Tutto questo viene riferito in un rapporto diffuso il mese scorso, intitolato “La crisi somala può essere fermata?”.
Al momento, riporta il documento, “Gli appelli dell'Unione africana e dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo relativi alle forze di pace straniere, intese a sostenere il TFG (governo federale di transizione), lo hanno invece liquidato come inefficace e condizionato al supporto straniero, e hanno rivolto a diversi gruppi di opposizione una chiamata alle armi”.
Tuttavia, per il momento si può percepire uno scarso effetto di queste opinioni sugli sforzi dell'IGAD per il rinnovato intervento. “Lo schieramento ha avuto un'accoglienza unanime”, ha detto ai giornalisti il ministro degli affari esteri del Kenya Raphael Tuju, dopo l'incontro dei leader dell'IGAD con rappresentanti di governo a Nairobi, dove era stato sottoscritto l'ordine di inviare le truppe in Somalia entro il mese successivo.
Il ministro degli esteri somalo Mohammed Hurreh ha aggiunto: “Oggi non c'è niente che possa essere considerato un ostacolo all'invio delle truppe”.
Di fatto, sembra che i soldati etiopi siano già stati schierati a Baidoa, per aiutare il governo di transizione, malgrado Addis Abeba continui a negare la loro presenza in Somalia.
Si riferisce che questo sia successo dopo l'arrivo delle milizie islamiche a breve distanza da Baidoa. Lo schieramento ha avviato una mozione di sfiducia nei confronti del parlamento somalo – dichiarando la propria opposizione a causa della mancata richiesta di approvazione parlamentare relativamente all'arrivo delle forze etiopi.
La presenza di questi soldati sembra costituire una minaccia alle consultazioni avviate tra il governo di transizione e la UIC, con la mediazione della Lega Araba – mentre la UIC dichiarava la “jihad”, o guerra santa contro l'Etiopia. Questo paese ha una lunga storia di conflitto con la Somalia. (Da parte loro, le milizie islamiche sono accusate di ricevere armi dalla vicina Eritrea, in contrasto anche con l'Etiopia, facendo aumentare i timori di una guerra per procura in Somalia tra i due paesi).
Malgrado ciò, le discussioni sono proseguite, concludendosi di recente in un accordo tra l'amministrazione e la UIC, per unire le forze dopo aver raggiunto l'intesa sulla divisione del potere politico.
Questo viene visto come un ulteriore ostacolo alla forza IGAD – che per diventare operativa necessita anche di finanziamenti dell'Unione africana (Ua).
Inoltre, la missione di pace può entrare in Somalia solo una volta che le Nazioni Unite avranno avviato un embargo degli armamenti sul paese.