LONDRA, 7 settembre 2006 (IPS) – I talebani hanno ripreso il controllo del sud dell’Afghanistan, e ogni giorno continuano ad avanzare, avverte un gruppo che sta monitorando da vicino la situazione afgana, in un rapporto presentato martedì scorso.
Lo studio sulla ricostruzione dell’Afghanistan segna il quinto anniversario dell’11 settembre, e si basa su ampie ricerche sul campo nelle province critiche di Kandahar, Herat e Nangarhar.
“L’avanzata dei talebani adesso taglia a metà il paese, abbracciando tutte le province meridionali”, segnala il rapporto del Senlis Council, un think tank sulla politica internazionale con sede a Kabul, Londra, Parigi e Bruxelles.
L’analisi del Senlis, che negli ultimi anni ha preparato diversi rapporti sull’Afghanistan, sostiene inoltre che “una crisi umanitaria di fame e povertà ha invaso il sud del paese”. Il documento attribuisce l’attuale situazione alle “fallimentari politiche militari e antinarcotici di Usa e Gran Bretagna”.
“Il conseguente aumento dei livelli di povertà estrema – sostiene lo studio – ha prodotto un crescente sostegno ai talebani, che hanno risposto ai bisogni della popolazione locale”.
“Stiamo assistendo a un disastro umanitario”, ha detto all’IPS Emmanuel Reinert, direttore esecutivo del Senlis Council. “Oggi, ci sono campi intorno a Kandahar dove la gente muore di fame, quasi ogni giorno muoiono bambini, e questa situazione viene usata dai talebani per riacquistare la fiducia della popolazione, e riconquistare il paese”.
Il programma di sradicamento delle colture di papavero è stato disastroso, ha spiegato. “È un attacco diretto contro il sostentamento degli agricoltori, perciò c’è un evidente legame tra (il piano di) sradicamento e la crisi umanitaria. Tutto questo viene usato dai talebani per dire: eravamo forse duri e crudeli, ma con noi si poteva dar da mangiare alla famiglia, e adesso guardate cosa succede. Offrono sempre più sostegno e servizi sociali alla popolazione locale”.
Gli sforzi di ricostruzione del paese guidati dagli Usa sono falliti, a causa delle “politiche militari e antidroga inefficaci e destabilizzanti”, sostiene il rapporto. “Al tempo stesso, c’è stato un netto calo nei finanziamenti dei programmi di aiuti e di sviluppo”.
Proprio queste politiche disastrose potrebbero aver creato le circostanze per una crescita dello stesso terrorismo che gli Stati Uniti erano pronti a combattere, prosegue il documento. “Le politiche Usa in Afghanistan hanno ricreato l’ambiente propizio per il terrorismo che l’invasione del 2001 intendeva distruggere”, ha osservato Reinert.
“La ragione per cui le forze internazionali sono rimaste in Afghanistan negli ultimi cinque anni era assicurare che il paese non sarebbe più stato un luogo sicuro per i terroristi”, ha detto Reinert all’IPS. Ma il successo dei talebani prefigura un aumento del terrorismo, ha commentato.
“Oggi non vediamo una forte presenza di elementi stranieri; ciò che vediamo in Afghanistan sono i talebani”, ha detto. “Sostanzialmente vediamo i neo-talebani, come vengono chiamati: sono afgani, gente della comunità, vengono dalle tribù che hanno combattuto nel sud per tanti anni. In un certo senso ciò che si sta scatenando è una guerra civile”.
La fame sta alimentando la rabbia, si legge nel rapporto. La scarsità di fondi dalla comunità internazionale fa sì che il governo afgano e il Programma delle Nazioni Unite per l’alimentazione non siano in grado di affrontare la crisi alimentare in Afghanistan, prosegue il testo. “Nonostante gli appelli per aumentare i fondi, la comunità internazionale guidata dagli Usa ha continuato a convogliare la maggior parte degli aiuti verso le operazioni militari e di sicurezza”.
“Cinque anni dopo l’11 settembre, l’Afghanistan è ancora uno dei paesi più poveri al mondo, e nel sud del paese è in atto una crisi alimentare”, segnala Reinert. “A quanto pare questo fatto essenziale è stato ignorato, nei finanziamenti e nelle scelte prioritarie dei piani di politica estera, militari, antinarcotici e di ricostruzione”.
Perciò la comunità internazionale ha perso la sua battaglia per i cuori e le menti del popolo afgano, scrive il rapporto.
Lo studio avverte delle difficili condizioni nei “campi profughi improvvisati e irregolari, con bambini e civili che muoiono di fame, sfollati a causa della campagna di sradicamento antinarcotici e bombardamenti”.
Questi campi ospitano anche famiglie che hanno lasciato le loro case a seguito delle violenze e dei combattimenti, prosegue il rapporto, e aggiunge che c’è chi si trova qui perché la sua casa è stata distrutta dagli interventi delle forze della coalizione nella “guerra al terrore” e per il recente potenziamento delle operazioni contro i ribelli.
“Sin dal 2001, le priorità in Afghanistan della comunità internazionale guidata dagli Usa non sono state in linea con quelle della popolazione afgana”, sostiene Reinert. “È un tipico errore militare: non hanno identificato in modo adeguato il nemico”.
Il rapporto segnala che la spesa militare supera del 900 per cento quella per lo sviluppo e la ricostruzione: dal 2002 sono stati spesi 82,5 miliardi di dollari per le operazioni militari in Afghanistan, rispetto ad appena 7,3 miliardi di dollari per lo sviluppo.
Anche le numerose perdite di civili hanno alimentato il risentimento e la sfiducia nella presenza militare internazionale, si legge nello studio. Solo nel mese di luglio sono state 104 le vittime civili in Afghanistan.
Di fronte al ritorno dei talebani, gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono immediatamente ridefinire l’intero approccio verso l’Afghanistan, sostiene il documento.
“Gli aiuti all’emergenza povertà devono essere la priorità assoluta adesso”, ha dichiarato Reinert. “Solo allora potremo parlare di nation-building e di ricostruzione”.
L’ascesa dei talebani è veloce, ha detto all’IPS. “Non si può avere la pace se ci sono i talebani al comando. Dobbiamo attaccare alla radice la causa del loro crescente potere, che è la povertà, e la politica antinarcotici; dobbiamo colpire i talebani alla base, così da ridurli nuovamente a ciò che erano cinque anni fa: un gruppo molto piccolo di terroristi in un certo senso isolati; un gruppo che faceva uso del terrore. Oggi non è più così: rappresentano un’ampia fetta della popolazione a causa del fallimento della politica di sviluppo”.
Reinert ha ammonito che “tra un anno, la legittimità del governo di Kabul sarà indebolita a tal punto che non saranno più in grado di tenere il paese unito”.