FALLUJAH, 17 luglio 2006 (IPS) – Nella prima mattina di domenica 18 giugno, elicotteri militari Usa sono atterrati vicino casa di Sinan Abdul-Ilah al-Mashadani, nel distretto di al-Jughaifi a Fallujah.
In pochi minuti le porte della sua casa sono state fatte saltare in aria e “uno strano gruppo di persone” ha fatto irruzione all’interno dell’abitazione, dichiara Said Walid Ahmed, un insegnante di 40 anni che vive nel quartiere.
”Questa forza non ci è del tutto sconosciuta qui a Fallujah”, ha detto Ahmed all’IPS, testimone dell’evento dalla casa vicina. “Si tratta di una forza speciale americana che uccide più persone di quante ne arresti”.
Ahmed descrive i componenti di questo gruppo di elicotteristi come “uomini imponenti con barba e capelli lunghi, alcuni portano gli orecchini, altri indossano dei cappellini neri”.
Sinan Abdul-Ilah al-Mashadani studiava all’Università di al-Mustansiriya ed era l’unico sostegno per sua madre, un fratello e una sorella più piccoli. Secondo i testimoni, è stato ucciso nel raid, forse da un team per le operazioni speciali appoggiato dall’esercito Usa.
”I loro cani (delle truppe della forza speciale) hanno attaccato molta gente nel quartiere, compresi bambini e donne”, ha detto all’IPS Um Amar, una donna di 63 anni che vive molto vicino a Sinan. “Hanno ucciso quel povero ragazzo a sangue freddo e arrestato suo fratello piccolo”. Poi è scoppiata a piangere e ha iniziato a pregare.
Un altro vicino, Jassim al-Jumaily, ha raccontato che il padre di Sinan, Najim Abdul-Ilah al-Mashhadani, era stato ucciso nel novembre 2004 durante la Operation Phantom Fury, quando la sua casa era stata bombardata da aerei da guerra americani.
L’assalto dell’esercito Usa a Fallujah aveva successivamente distrutto la maggior parte della città e ucciso tra le 4.000 e le 6.000 persone, secondo Monitoring Net of Human Rights in Iraq (MHRI), organizzazione non governativa irachena con sede a Fallujah.
Sinan aveva assunto la responsabilità della famiglia dopo la morte del padre, ha raccontato Jumaily. “Doveva lavorare e studiare contemporaneamente. Non abbiamo notato assolutamente nessuna anomalia nel suo comportamento. Quando sono arrivati gli elicotteri, non pensavamo che Sinan fosse il loro obiettivo, perché sappiamo che vengono solo per personalità importanti di al-Qaeda o per i capi della resistenza irachena”.
Jumaily ha dichiarato che quegli uomini barbuti e capelloni delle forze speciali “hanno fatto saltare le porte della casa di Sinan come se stessero attaccando il quartier generale di un esercito”.
La gente del vicinato ha detto di aver sentito quanto stava accadendo. “Le urla della madre e delle sorelle di Sinan erano terrificanti”, ha dichiarato Jumaily. “Tutto quello che potevamo fare era pregare per la loro salvezza, cercando di confortarci a vicenda, pensando che il peggio che potesse accadere fosse l’arresto di Sinan”.
Dopo tre ore in cui le forze speciali erano rimaste nell’abitazione, Jumaily e altri testimoni hanno dichiarato di aver sentito la madre di Sinan singhiozzare, e di aver visto gli uomini uscire con Amin, il figlio di 13 anni, che veniva picchiato da quegli uomini e morso dai loro cani.
Molti dei vicini sono andati a casa di Sinan, e hanno trovato il suo corpo ricoperto da lenzuola e materassi. C’era una pozza di sangue sul pavimento, e ne era schizzato anche sui muri.
”Dopo tre giorni dal suo arresto, Amin è stato rilasciato”, ha dichiarato Muhamad al-Deraji, direttore di MHRI. “La mano sinistra di quest’orfano era stata morsa tre volte, e ora ha una cicatrice ed è deformata”.
Le forze Usa hanno fatto dei raid anche in altre case della zona, ha dichiarato Deraji. “Uno dei cani ha aggredito una donna che cercava di proteggere il suo bambino. L’animale ha morso la mano di questa madre”:
Secondo Derapi, le forze hanno saccheggiato denaro e gioielli in diverse case nelle quali effettuavano i raid.
L’IPS ha inviato una mail al Maggiore Douglas Powell presso il Combined Press Information Centre delle Forze multinazionali in Iraq, chiedendo un commento sull’accaduto. Non ha avuto risposta.
Successivamente, l’IPS ha telefonato al portavoce dell’esercito Usa a Baghdad per chiedere informazioni sul caso. Il portavoce, che ha rifiutato di dare il proprio nome, ha dichiarato: “Non abbiamo informazioni che confermino che questo evento abbia mai avuto luogo”.