JOHANNESBURG, 11 Luglio 2006 (IPS) – La notizia del fallito tentativo di mediazione del Segretario generale dell’Onu Kofi Annan nella crisi dello Zimbabwe ha popolato le prime pagine dei giornali la scorsa settimana, ma l’osservatore politico Brian Raftopoulos se l’aspettava.
“Kofi Annan è un’anatra zoppa. E (il Presidente dello Zimbabwe Robert) Mugabe sa che il suo mandato scadrà alla fine dell’anno”, ha dichiarato in un’intervista all’IPS a Johannesburg, centro commerciale del Sud Africa.
Ex professore di scienze politiche all’Università dello Zimbabwe, Raftopoulos lavora presso l’Istituto per la giustizia e la riconciliazione nella città costiera sudafricana di Città del Capo, un’organizzazione non governativa (Ong) che cerca di sfruttare le esperienze del Sud Africa per aiutare i paesi impegnati nella transizione verso la democrazia.
L’esperto si trovava a Johannesburg per partecipare ad un dibattito intitolato: “Zimbabwe: una rivalutazione politica ed economica”, organizzato dall’Istituto sudafricano degli affari internazionali (SAIIA), un think tank presso l’Università di Witwatersrand.
Dopo i colloqui avuti con Mugabe nel corso del vertice dell’Unione africana in Gambia, Africa occidentale (25 giugno-2 luglio), Kofi Annan ha annunciato che non si recherà più in Zimbabwe per dare il suo contributo nella risoluzione dei problemi politici ed economici del paese.
Il capo dell’Onu ha riferito che, secondo Mugabe, l’ex presidente della Tanzania Benjamin Mkapa avrebbe già operato una mediazione, ma tra lo Zimbabwe e l’ex autorità coloniale della Gran Bretagna, e non tra il governo dello Zimbabwe e l’opposizione assediata.
Il leader dello Zimbabwe tende generalmente ad attribuire alla Gran Bretagna i mali del proprio paese. Londra viene accusata di ingerenza in Zimbabwe, in risposta all’occupazione delle proprietà fondiarie dei bianchi cominciata nel 2000, presentata come uno sforzo per correggere gli squilibri razziali nelle proprietà terriere istituite durante il colonialismo.
Mentre alcuni hanno dubitato dell’approccio di Mkapa nella mediazione, altri si interrogano sulla sua effettiva capacità di intervenire in modo imparziale.
“Mkapa è un alleato di Mugabe. Non sarà un mediatore efficace, ma un efficace messaggero di Mugabe a livello internazionale”, ha osservato Raftopoulos.
All’esproprio delle terre nello Zimbabwe viene spesso imputato il rapido declino economico del paese, benché Mugabe sostenga che l’economia sia stata sabotata da coloro che si oppongono al suo governo, localmente e all’estero.
“L’economia dello Zimbabwe ha subito la più rapida contrazione del mondo. Il suo Prodotto interno lordo (PIL) è crollato del 40 per cento negli ultimi dieci anni. Due terzi della popolazione vivono con meno di un dollaro al giorno; l’inflazione ha superato il mille per cento”, ha segnalato Raftopolous. Milioni di abitanti – tra cui alcuni con competenze che sarebbero fortemente necessarie – hanno lasciato il paese a causa delle difficoltà finanziarie o della persecuzione politica.
Ma Diana Games, direttrice di Africa@Work, una società editrice e di ricerca con sede a Johannesburg, ha dichiarato all’assemblea del SAIIA che vi erano segnali preoccupanti di mala gestione economica in Zimbabwe già prima delle occupazioni delle terre.
A questo proposito, Games ha menzionato il pagamento non preventivato dei veterani degli anni ’70 nella guerra di liberazione del 1997, e la decisione di inviare 10.000 soldati nella Repubblica Democratica del Congo nel 1998, per sostenere l’allora presidente Laurent Kabila di fronte alla rivolta appoggiata da Ruanda e Uganda.
“Le imprese dello Zimbabwe si sono estese in altre parti della regione, in particolare in Zambia, per tentare di far fronte alla situazione. Al momento le imprese stanno operando al 20, 30 per cento al di sotto delle loro capacità, a causa di una serie di problemi, come la mancanza di valuta straniera e di carburante”, ha detto Games, che ha anche pubblicato un opuscolo sulle operazioni di società sudafricane in Zimbabwe.
La politica sudafricana di pacata diplomazia nei confronti dello Zimbabwe è stata presa di mira, e accusata di inefficacia dai critici. Games non crede che le cose miglioreranno: “Non penso che la diplomazia del Sud Africa funzionerà”.
Ma nell’eventualità di un’iniziativa per reclutare l’opposizione del paese, Pretoria avrebbe delle difficoltà nel decidere a chi rivolgersi, ha dichiarato all’IPS un funzionario degli affari esteri. “L’MDC si è diviso in due. Con quale fazione dovrebbe parlare il Sud Africa?”, si è chiesto.
Un gruppo guidato da Arthur Mutambara si è separato nel giugno del 2005 dall’MDC (Movimento per il cambiamento democratico), il principale partito d’opposizione dello Zimbabwe. L’altro campo è ancora guidato da Morgan Tsvangirai, che è al timone dell’MDC sin dalla sua fondazione, nel 1999.
Nelle elezioni parlamentari del 2000, il partito ha posto la prima vera sfida elettorale al Fronte patriottico dell’Unione nazionale africana dello Zimbabwe (ZANU-PF), al governo dal 1980. La vittoria del ZANU-PF alle elezioni del 2000 è stata segnata dalle denunce di brogli elettorali e diffusi abusi dei diritti umani contro i sostenitori dell’opposizione. Simili accuse sono circolate anche per le elezioni presidenziali del 2002.
Ma sebbene la democrazia sia stata gravemente compromessa in Zimbabwe, Raftopolous non crede che la popolazione del paese farebbe ricorso a una rivolta popolare.
“È improbabile che ciò possa accadere in un futuro vicino. Se dovesse succedere, scatenerebbe un bagno di sangue e la repressione da parte dello stato”, ha sostenuto.
“Di certo comporterebbe una grande sofferenza per il popolo dello Zimbabwe. E gravi problemi per la regione”.