WASHINGTON, 11 Giugno 2006 (IPS) – La scorsa settimana le milizie islamiche hanno assunto il controllo di Mogadiscio, rimarcando una sconfitta importante per l’amministrazione del presidente Bush, che aveva segretamente sostenuto una coalizione di signori della guerra già espulsa dalla capitale somala.
Mentre la vincente Unione delle Corti islamiche (UIC) cercava di rassicurare la comunità internazionale, dicendo di non volere istituire uno stato fondamentalista di stile talebano, i funzionari Usa manifestavano serie preoccupazioni circa i possibili legami dell’UIC con membri di al Qaeda che si nasconderebbero a Mogadiscio, tra cui un presunto collaboratore dell’attentato del 1998 all'Ambasciata Usa di Nairobi.
”Siamo seriamente preoccupati per la presenza di terroristi stranieri in Somalia, aspetto fondamentale della nostra politica in quella nazione”, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormick. Secondo fonti ufficiali Usa, il timore è che da quando i talebani hanno perso il controllo sull’Afghanistan, l’UIC costituisca un nascondiglio sicuro per al Qaeda e altri islamici radicali. D’altra parte, secondo alcuni analisti indipendenti, gli ultimi sviluppi potrebbero davvero contribuire ad una stabilizzazione della Somalia, dove fazioni opposte dei signori della guerra hanno tenuto il comando per 15 anni. Quanto accaduto faciliterebbe il lavoro del governo nazionale di transizione, con sede a Baidoa dal 2004 – data della sua formazione – come parte del processo di riconciliazione nazionale in atto a Mogadiscio.
”I cosiddetti islamisti hanno dato alla Somalia un senso di stabilità, istruzione e altri servizi sociali, mentre i signori della guerra hanno mutilato e ucciso civili innocenti”, ha detto al New York Times Ted Dagne, esperto del Corno d’Africa presso il Congressional Research Service. Secondo l’esperto, è difficile che gli islamisti radicali dell’UIC potranno sottrarre il controllo alle fazioni più moderate.
”A breve termine, questa è una buona notizia, ma a lungo termine, dipenderà tutto dal programma delle Corti“, ha detto all’IPS un diplomatico straniero ben informato. “Forse vogliono assicurarsi i ruoli più importanti nei settori di istruzione e giustizia all’interno del governo di transizione, ma nessuno può dire quali saranno i termini specifici delle trattative“.
La recente vittoria dell’UIC arriva dopo due mesi di combattimenti contro le forze di tre signori della guerra di Mogadiscio, che si fanno chiamare l’Alleanza per la restaurazione della pace e contro il terrorismo. Si stimano almeno 300 vittime nelle ultime settimane; la violenza viene descritta come la peggiore dal 1991, data della spedizione di pace voluta dagli Usa e condotta dall’Onu, in una Somalia afflitta da fame e anarchia.
I signori della guerra, che dall’inizio della “guerra globale al terrore” vengono probabilmente sovvenzionati dagli Stati Uniti per monitorare e aiutare alla “cattura” di sospetti terroristi in Somalia, hanno ricevuto ancora più denaro – dai 100.000 ai 150.000 dollari al mese, secondo il Gruppo di crisi internazionale – per sfidare le milizie UIC che da qualche mese stavano ampliando il controllo sulla capitale, proprio mentre il governo di transizione di Baidoa stava riunendo il parlamento per la prima volta.
Mentre l’operazione veniva organizzata dalla Central Intelligence Agency (CIA), i soldi passavano attraverso il Dipartimento della difesa e la Joint Combined Task Force (JCTF) del Pentagono, un gruppo di 1.800 persone collocato nella vicina Gibuti poco dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a New York. La JCTF è apparentemente incaricata di sorveglianza, “cattura”, e operazioni simili contro obbiettivi sospetti nello Yemen e nel Corno.
”L’aiuto ai signori della guerra è arrivato in un momento veramente difficile e ha irritato molti, soprattutto gli europei che stavano cercando di sostenere il governo”, fa notare il diplomatico, dopo aver chiesto l’anonimato. “Riunire il parlamento era un obiettivo molto importante per tutti, successivamente oscurato dalla battaglia di Mogadiscio, venuta dopo il contributo in denaro destinato ai signori della guerra”.
La mossa Usa ha provocato anche qualche controversia interna, anche se a livelli relativamente bassi e senza quindi attirare l’attenzione dei politici.
Vi è il caso di un diplomatico Usa in Kenya, Michael Zorick, che ha presentato un documento di dissenso per entrambi i suoi capi al Dipartimento di Stato e al Pentagono, denunciando l’aiuto ai signori della guerra come mossa controproducente per gli obiettivi Usa in Somalia. Il diplomatico è stato successivamente trasferito presso l’ambasciata Usa in Ciad.
I funzionari del Dipartimento di Stato e analisti indipendenti hanno a lungo discusso se l’obiettivo unilaterale di Washington, ovvero catturare i terroristi sospetti in Somalia, il suo fallimento a sostenere gli sforzi di ricostruzione delle istituzioni dello stato e, più recentemente, a fornire un vero sostegno al governo di transizione, dimostrerebbero la sconfitta degli Usa. Ma il dubbio è stato respinto dai falchi della Casa Bianca e del Pentagono.
”Gli Usa non hanno nulla da dimostrare dopo aver finanziato per tre anni questi signori della guerra, come unico punto della loro strategia di contro-terrorismo (CT) in Somalia”, ha osservato John Prendergast, esperto del Corno d’Africa presso il Gruppo di crisi internazionale a Washington. “È grottesco che questa sia la sola strategia seguita da Washington dopo 15 anni senza governo, né stato, in Somalia”.
”Non esiste una politica globale Usa per la Somalia; solo una politica di contro-terrorismo che non tiene conto del contesto politico“, osserva il diplomatico straniero. “Si può dare la precedenza alla cattura di individui con qualunque mezzo necessario, compreso sostenere i signori della guerra, a discapito di un più ampio processo politico? Gli Usa hanno fatto essenzialmente questo. Si potrebbe sperare che ciò avesse portato a un’apertura del pensiero, ma la ritengo una conclusione piuttosto ingenua”.
Anche Denis Sassou Nguesso, attuale presidente dell’Unione Africana e presidente del Congo, durante una recente visita alla Casa Bianca ha criticato il sostegno degli Usa all’alleanza dei signori della guerra. ”Come abbiamo detto al presidente (George W.) Bush, riteniamo che la cosa più importante sia incoraggiare un’amministrazione che aiuti la popolazione somala a creare un vero governo. Questo sforzo è necessario, e dobbiamo muoverci in questa direzione, in modo che si possa veramente istituire un governo somalo a Mogadiscio”, ha dichiarato.
Alcuni signori della Guerra che hanno beneficiato dell’aiuto degli Usa sono gli stessi che avevano combattuto le truppe americane nel 1993, quando Washington stava cercando di stroncare la resistenza al processo di pace dell’Onu, dopo la caduta del presidente Siad Barre nel 1991, che era stato, secondo Dagne, un cliente Usa durante la Guerra Fredda.
Il disastroso raid nell’ottobre del 1993 da parte delle forze Usa contro un altro signore della guerra di Mogadiscio, in cui vennero assassinati 18 soldati e centinaia di somali – soggetto del libro e del film “Black hawk Down”- aveva portato al ritiro Usa dalla Somalia e al successivo rifiuto di Washington a impegnare truppe di terra per operazioni di pace in Africa.
A proposito della recente espulsione dei signori della guerra, l’ambasciatore Robert Oakley, consulente speciale Onu per la Somalia durante l’intervento all’inizio degli anni ‘90, ha detto all’IPS, “È un buon risultato. Se il governo temporaneo riuscirà ad ottenere qualche tipo di mediazione con le Corti islamiche, si riuscirà a creare un po’ di stabilità”. Ha inoltre dichiarato che gli Usa “dovrebbero collaborare con l’Unione Africana, l’Onu e gli stati vicini”, per incoraggiare una simile apertura. “Non mi aspetto uno sforzo enorme, ma esiste qualche possibilità che gli Usa collaborino. Vale la pena andare a constatarlo”. Secondo Prendergast, la recente disavventura di Washington in Somalia ricorda le sue sconfitte precedenti. “Durante la Guerra Fredda, funzionari Usa avevano armato gli uomini forti per raggiungere gli obiettivi nazionali, e le conseguenze per l’Africa erano state disastrose”, ha ricordato.
”Sembra che non abbiano imparato niente, dato che stanno ripetendo la stessa strategia di armare gli uomini forti e ignorare le istituzioni. Si possono prevedere conseguenze ugualmente disastrose”.