KORHOGO, Costa d'Avorio settentrionale, 31 Maggio 2006 (IPS) – La crisi politica in Costa d’Avorio, scoppiata dopo il fallito colpo di stato del 2002, rende sempre più difficile la registrazione dei bambini nati nelle aree controllate dai ribelli.
Questo paese dell’Africa occidentale è stato diviso in due dopo il tentato golpe, con il nord nelle mani dei ribelli e il sud controllato dal governo, separati da una zona cuscinetto pattugliata dalle truppe di Francia e Nazioni Unite. Il colpo di stato fu organizzato da un gruppo di soldati ammutinati, che presero le armi per protestare contro la presunta emarginazione del nord da parte delle popolazioni meridionali.
Gli uffici governativi nella Costa d’Avorio settentrionale hanno chiuso i battenti dopo il tentato colpo di stato del 19 settembre 2002, ma secondo alcune inchieste dell’IPS, le autorità avrebbero continuato ad aggiornare i registri in diverse città e insediamenti rurali sotto il controllo dei ribelli. Sono stati emessi certificati di nascita provvisori, e copie di certificati per gli allievi che hanno sostenuto esami nelle zone sotto la supervisione del governo.
Ma questi documenti non vengono riconosciuti dalle autorità del sud. Lesson Sanogo, studente all’Università di Abidjan-Cocody, e Yédé Silué, insegnante di Guiembé, nel nord del paese, hanno raccontato all’IPS di essere stati costretti a procurarsi altri certificati di nascita nel centro commerciale di Abidjan, dopo che gli erano stati negati quelli emessi nelle aree dei ribelli.
Ma anche prima degli avvenimenti del 2002 si riscontravano difficoltà nelle registrazioni delle nascite.
Secondo Abou Coulibaly, parlamentare del collegio di Korhogo nel nord del paese, questo problema, in Costa d’Avorio, e in particolare nel nord, è dovuto alla mancanza di formazione e di consapevolezza tra gli abitanti dei villaggi sull’importanza della “registrazione”.
Yéo Alama, un agricoltore del villaggio di Fonnovogo, sostiene che anche prima dello scoppio delle ostilità, l’indifferenza dei funzionari municipali scoraggiava gli abitanti dal richiedere i certificati di nascita, o le carte d’identità nazionali.
“Percorrere lunghe distanze in bici o in macchina, per poi dover far fronte a rinvii o a ripetuti incontri senza mai ottenere il documento, scoraggia la gente dei villaggi”, ha spiegato all’IPS.
“Per di più, le persone devono sospendere il lavoro per registrare la nascita di un figlio o per avere la carta d’identità, che tutto sommato non sembra una cosa tanto importante”.
La questione ha assunto un particolare rilievo di recente, nell’ambito di un progetto pilota di una settimana per fornire carte d’identità in vista delle elezioni presidenziali previste per il 31 ottobre. Un programma avviato in diverse regioni lo scorso 18 maggio.
In Costa d’Avorio, sono prive di documenti d’identità circa 3,5 milioni di persone, di cui quasi due milioni nel nord del paese, secondo l’Istituto nazionale di statistica.
Secondo alcuni rapporti, gli appartenenti al Young Patriots, un gruppo che sostiene il Presidente Laurent Gbagbo, avrebbero tentato di boicottare una delle prime udienze fissate per stabilire l’eventuale emissione di documenti d’identità, tenutasi ad Abidjan. Sembra che i membri del gruppo temessero che i migranti avrebbero cercato di ottenere i documenti illegalmente durante il processo di registrazione.
La Costa d’Avorio è da tempo meta di migranti che provengono dai paesi più poveri della regione, come Burkina Faso e Mali. Queste persone, che oggi rappresentano gran parte della popolazione del paese, svolgono lavori che gli ivoriani considerano troppo umili. Alla fine del secolo scorso, un forte calo nei prezzi delle merci ha alimentato l’intolleranza nei confronti degli stranieri.
La costituzione del 2000, redatta sotto il governo del generale Robert Gueï, salito al potere con un golpe nel 1999, stabiliva che i candidati presidenziali dovessero essere nati da genitori ivoriani. L’emendamento fu da molti considerato un tentativo di impedire al leader dell’opposizione Alassane Ouattara, che pare abbia genitori stranieri, di presentarsi alle elezioni presidenziali del 2000, poi vinte da Gbagbo. (Grazie alle pressioni internazionali, lo scorso anno il presidente ha accettato di usare i poteri conferitigli dalla costituzione per consentire a Ouattara di candidarsi alla presidenza).
L’operazione pilota per l’emissione dei documenti d’identità si è svolta parallelamente agli sforzi per riunire le truppe dei ribelli e del governo, in vista del disarmo.
Ma secondo un rapporto pubblicato dall’organizzazione Human Rights Watch con sede a New York, ribelli (noti come “New Forces”), truppe governative e milizie filo-governative, continuano a violare i diritti umani.
“Le continue violazioni… e l’impunità che le sostiene, sollevano seri timori sulle reali possibilità di elezioni pacifiche alla fine dell’anno”, osserva il documento, intitolato “‘Poiché loro hanno le armi… Io rimango senza niente: Il prezzo della continua impunità in Costa d’Avorio”.
“Se non si adottano subito misure per combattere l’impunità, si rischia di ripetere l’esperienza delle elezioni presidenziali e parlamentari del 2000, quando la violenza politica, etnica e religiosa provocò centinaia di morti e feriti”.