BANGKOK, 8 Maggio 2006 (IPS) – Rifiutando in modo netto il punto di vista dei vicini paesi del sud-est asiatico e dei governi occidentali, il regime militare birmano si prepara ad assestare un colpo decisivo alle speranze di una riforma politica che potrebbe portare la democrazia nel paese.
Tra i principali obiettivi del regime, vi è il partito per la democrazia di Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia (NLD). Per condurre la sua battaglia, la “giunta” – o Consiglio di stato per la pace e lo sviluppo (State Peace and Development Council, SPDC), come viene chiamato ufficialmente il regime militare – si affida ad una parola che ha assunto un nuovo significato dopo l’11 settembre 2001: “terrorismo”.
“Il governo ha prove sufficienti per dichiarare l’NLD un’associazione illecita, per i suoi legami con i gruppi terroristici”, ha detto la scorsa settimana ai giornalisti il generale di brigata Kywa Hsan, ministro dell’informazione della Birmania.
Queste parole sono state pronunciate subito dopo l’accusa di Rangoon, che ha indicato in particolare quattro gruppi responsabili di presunti “atti” terroristici nella capitale. Si tratterebbe del Governo di coalizione nazionale per l’Unione della Birmania (NGCUB); la Federazione dei sindacati birmani (FTUB); il Fronte democratico di tutti gli studenti della Birmania (ABSDF); e la Lega nazionale per la democrazia – Area liberata (NLD-LA).
Le minacce della giunta, con l’aiuto di leggi come quella contro l’associazionismo illegale (Illegal Association Act) potrebbero costringere l’NLD a sciogliersi. E questo ha scatenato timori diffusi tra gli esiliati politici birmani, consapevoli, come gli altri attori della comunità internazionale, del potenziale ruolo dell’NLD nella liberazione del paese dalla dittatura militare, e del suo ingresso a pieno titolo nel gruppo delle democrazie mondiali.
I fatti risalgono alla vittoria dell’NLD nelle elezioni generali del maggio 1990, in cui il partito per la democrazia ottenne 392 seggi al parlamento su 485 totali: una vittoria che la giunta non volle riconoscere. I generali di Rangoon, umiliati dal verdetto popolare nelle prime elezioni dopo decenni, diedero un giro di vite al governo neoeletto, l’NGCUB, costringendolo all’esilio.
Le mosse dell’SPDC sono solo l’ultimo dei molti tentativi di mettere a tacere il Premio Nobel Suu Kyi, confinandola agli arresti domiciliari per 10 dei suoi 17 anni da prigioniera politica
Il regime, che deve la sua fama al terrore imposto al suo popolo per decenni, deve ancora fornire una spiegazione plausibile – che non sia l’accusa dell’NLD e di altri gruppi in esilio – sui veri responsabili delle cinque bombe che hanno colpito l’area degli uffici finanziari di Rangoon due settimane fa, senza però provocare vittime. Anche la capitale birmana, nel maggio dello scorso anno, ha subito un attacco con l’esplosione di tre bombe, che quella volta causarono la morte di 20 persone e numerosi feriti.
“Siamo preoccupati di questi ultimi sviluppi, poiché con le sue minacce il regime militare vuole assestare un duro colpo all’NLD, e dissolverlo”, ha detto all’IPS Zaw Min, a capo del comitato affari esteri del “Partito democratico per una nuova società”, un altro gruppo politico birmano in esilio.
“Stanno chiudendo le porte alla riforma politica. È evidente che l’SPDC non vuole nessuna riconciliazione”, ha aggiunto in un’intervista Zin Linn, portavoce dell’NCGUB.
Il processo di riforma politica in Birmania ha seguito due strade, entrambe rivelatesi vane. La prima è cominciata nell’ottobre del 2000, quando le Nazioni Unite hanno nominato un ex diplomatico malese, Razali Ismail, come inviato speciale per i colloqui di mediazione tra l’SPDC e la leadership dell’NLD, con l’obiettivo di avviare il paese verso la democrazia. Ma l’SPDC ha proibito a Razali di entrare nel paese nel marzo 2004, costringendolo a lasciare il suo incarico alcuni mesi dopo.
Il secondo tentativo è stato lo sforzo della giunta di preparare una nuova costituzione per il paese, nel quadro di una road map costituita da sette punti, per istituire la democrazia. Ma l’NLD ha sollecitato i gruppi d’opposizione a boicottare l’esercizio costituzionale con delle misure particolarmente restrittive, come ad esempio le minacce di arresto per chi si fosse opposto alle idee di governo e di divisione dei poteri dell’SPDC.
La giunta ha poi rivelato il suo scarso interesse per la riforma, mettendo alla porta lo scorso marzo un gruppo svizzero impegnato nella risoluzione dei conflitti, che aveva avuto un ruolo di primo piano nei tentativi di risoluzione dei contrasti politici nel paese. Nello stesso periodo, il regime ha impedito al ministro degli esteri malese, Syed Hamid Albar, di incontrare Suu Kyi per valutare le possibili prospettive di democrazia in Birmania.
La visita del ministro malese rappresentava l’ultimo tentativo dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (ASEAN) – che include dieci paesi, tra cui la Birmania – di comprendere un regime che la stessa associazione ha difeso, di fronte alle forti critiche per il crescente numero di violazioni dei diritti umani. Si parla di abusi quali lo stupro, usato come arma di guerra contro donne appartenenti alle minoranze etniche del paese; l’arresto di oltre 1.300 prigionieri politici; il lavoro forzato ai limiti della schiavitù; e la presenza di decine di migliaia di bambini-soldato nei propri eserciti.
I paesi membri dell’ASEAN – che comprende anche Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Filippine, Malesia, Singapore, Tailandia e Vietnam – si sono mossi in difesa della Birmania, contrastando Stati Uniti e Unione europea, che hanno annunciato sanzioni economiche e restrizioni per l’espatrio dei leader birmani.
“Adesso si scoprono il tempismo e le reali motivazioni dei piani dell’SPDC”, ha detto all’IPS Aung Naing Oo, un analista birmano che vive in esilio. “Adesso l’SPDC ha capito che le condizioni geo-politiche lo favoriscono enormemente, perché sa che l’ASEAN non ha abbastanza influenza e che le pressioni degli Usa non saranno tanto forti”.
“Il regime militare sa che nessuno può toccarli ora, e sta creando nuove alleanze con Cina, Russia e India”, ha aggiunto. “Vuole rimuovere definitivamente l’unico ostacolo che minaccia il loro potere, l’NLD”.