CITTA DEL MESSICO, 4 maggio 2006 (IPS) – Dall’insediamento del governo di Vicente Fox nel dicembre del 2000 in Messico, quindici giornalisti sono stati uccisi per il loro lavoro; cinque per ragioni non legate alla loro professione, mentre altri due risultano ancora dispersi.
Gli omicidi di giornalisti, l’autocensura per il timore di rappresaglie violente e la promulgazione di leggi sulla radiodiffusione e la televisione che “limitano il diritto alla libertà di espressione” tracciano una situazione preoccupante, secondo quanto dichiarato questa settimana da Amerigo Incalcaterra, rappresentante del Messico nell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani (OHCHR).
Secondo gli studi del “Centro di giornalismo ed etica pubblica” (Cepet), un ente non governativo, dal 1970 ad oggi in Messico sono stati assassinati 121 reporter, un fenomeno che ha raggiunto l’apice durante il governo di Carlos Salinas (1988-1994).
Durante il mandato dell’attuale presidente Fox, che terminerà a dicembre, sono stati uccisi 15 giornalisti, ha precisato il Cepet in una lista che contiene i nomi delle vittime, il loro incarico e le circostanze della loro morte.
L’ondata di omicidi viene attribuita all’azione dei narcotrafficanti che operano con estrema violenza, soprattutto nel nord del paese, alla frontiera con gli Stati Uniti (Usa).
Ci auguriamo “che il governo adotterà le misure necessarie per tutelare e garantire la libertà di stampa, indispensabile per il consolidamento della democrazia e lo stato di diritto nel paese”, ha detto Incalcaterra.
Il funzionario ha partecipato martedì scorso, alla vigilia della giornata mondiale della libertà di stampa, ad una conferenza sul tema a cui hanno partecipato anche Leonarda Reyes, direttrice del Cepet, e Carlos Castello, funzionario della Commissione speciale per i crimini contro i giornalisti.
Secondo Reyes, il governo “non è stato efficace nella lotta contro il crimine organizzato”, e tale inefficacia si è tradotta nell’assassinio dei reporter.
Il Cepet sta coordinando una campagna permanente contro la violenza subita dai giornalisti, e chiede l’intervento del governo.
Messo alle strette dalle proteste e dall’indignazione suscitate dai delitti, lo scorso febbraio il governo di Fox ha creato una Commissione speciale. Ma secondo il suo direttore, Castillo, serve ancora tempo per dimostrarne l’efficacia.
Il procuratore ha riconosciuto che esistono degli ostacoli, come ad esempio la difficoltà di dimostrare il legame tra gli omicidi dei giornalisti e il mestiere che svolgevano.
La “Società di stampa inter-americana” afferma che oggi la zona più a rischio dell’America Latina per chi esercita questa professione è il nord del Messico, dove omicidi, sequestri e minacce dei narcotrafficanti restano impuniti.
In uno degli ultimi episodi, avvenuto a febbraio, due persone incappucciate sono entrate nella sede del giornale El Mañana, della città di Nuevo Laredo, al confine con gli Usa, hanno sparato più di trenta colpi e lanciato una granata, ferendo gravemente un giornalista.
I reporter e i media del nord del Messico, tra cui El Mañana, hanno ammesso di essersi autocensurati, nel diffondere le notizie sul traffico di droga, per la paura e le minacce ricevute.
La maggior parte dei crimini contro i giornalisti rimangono impuniti, così come quasi tutti quelli commessi dalle bande di narcotrafficanti.
Organizzazioni internazionali come il Comitato per la protezione dei giornalisti e Reporter senza frontiere avvertono che oggi esercitare il giornalismo in Messico è una delle attività più pericolose.
Riconoscono, tuttavia, che lo stato non esercita più forti pressioni contro la libertà di stampa e di espressione, come invece accadeva sotto il governo del Partito rivoluzionario istituzionale (PRI), che ha guidato il paese tra il 1929 e il 2000.
Nonostante alcuni progressi, “è preoccupante constatare come si continui a minacciare la libertà di opinione e di espressione, con attacchi all’integrità fisica di giornalisti e di altri lavoratori dei media”, ha ribadito Incalcaterra.
In questi primi mesi del 2006, l’ufficio dell’OHCHR ha registrato tre omicidi di giornalisti, tre aggressioni e cinque minacce.
Secondo Incalcaterra, un altro fatto preoccupante è stata l’approvazione, lo scorso marzo, di nuove leggi su radio e televisione.
Le nuove disposizioni, votate dai legislatori e promulgate dal presidente Fox, “limitano e restringono il diritto alla libertà d’espressione e d’opinione”, ha spiegato.
Le nuove leggi sono state approvate dietro le forti pressioni delle multinazionali Televisa e TV Azteca, che hanno rafforzato così il loro potere sulla maggior parte delle frequenze di radiodiffusione che le due imprese detengono nel paese. I mezzi di comunicazione “educativi” patrocinati dal governo federale, da municipi e università pubbliche, e quelli indipendenti, come le radio comunitarie, sono rimasti esclusi dalla nuova legislazione.
Secondo Incalcaterra, nelle leggi approvate prevalgono “criteri principalmente economici, a discapito della libera espressione e informazione”.
I legislatori che si sono opposti all’iniziativa stanno preparando un ricorso per incostituzionalità da presentare alla Corte Suprema.