ROMA, 24 marzo 2006 (IPS) – Sono centinaia i minori migranti che raggiungono ogni anno le coste italiane, spesso per ritrovarsi, dopo lo “sbarco”, in condizioni ancora più difficili di quelle da cui sono fuggiti.
La prima tappa per loro sono i centri di permanenza temporanei, la cui creazione risale al 1998 per gestire il numero crescente di arrivi. Lì vengono trattenuti per alcuni giorni, prima di essere trasferiti altrove.
“Negli ultimi anni, ha detto all’IPS Paolo Pobbiati, presidente di Amnesty International-Italia, abbiamo raccolto più di 890 testimonianze e altre informazioni sulla presenza dei minori nella maggior parte dei centri di permanenza italiani”.
Nel rapporto intitolato “Invisibili: i diritti umani dei minori migranti e richiedenti asilo detenuti all’arrivo alla frontiera marittima italiana”, Amnesty documenta le storie di molti minori richiedenti asilo detenuti in questi centri dopo un viaggio spossante e spesso pericoloso verso l’Italia.
Il documento descrive le vicende di 28 minori non accompagnati detenuti tra gennaio 2002 e agosto 2005. Quasi tutti erano richiedenti asilo provenienti dai paesi sub-sahariani.
Secondo Amnesty, negli ultimi cinque anni sono giunti in Italia oltre 80.000 migranti e tra questi, centinaia di bambini. Molti sono partiti da soli da Eritrea, Etiopia, Somalia, Turchia e altri paesi del Nord Africa, Medio Oriente e Europa orientale.
Il ministro degli Interni ha dichiarato che “può accadere che i minori restino in questi centri per un periodo molto breve dopo il loro arrivo, per poi essere affidati agli operatori sociali”. I dati ufficiali parlano di 1.270 minori che arrivano ogni anno in Sicilia clandestinamente.
Il dibattito sui centri di permanenza temporanei è balzato sulle prime pagine dei giornali dopo che il giornalista Fabrizio Gatti, del settimanale l’Espresso, si è fatto passare per un immigrato clandestino trascorrendo una settimana nel centro di permanenza di Lampedusa insieme ad altre 450 persone. Un centro la cui capacità dichiarata è di 190 posti.
Gatti ha raccontato di aver visto gli immigrati detenuti subire umiliazioni e abusi fisici e psicologici da parte dei funzionari addetti alla sicurezza. Come nel caso della guardia che si divertiva a mostrare filmati pornografici dal suo telefono cellulare ai detenuti di religione musulmana. E poi lavandini intasati, gabinetti senza porte e pavimenti ricoperti di escrementi fino all’altezza delle caviglie.
“Nonostante il governo assicuri che per tutte le detenzioni venga coinvolto un magistrato, la mia detenzione è stata totalmente arbitraria”, ha detto Gatti. “Bilal Ibrahim el Habib”, questo il falso nome con cui si è presentato, è stato infine rilasciato per “andare a lavorare clandestinamente in una qualsiasi città dell’Europa”.
Il trattamento è identico per i minori, ha commentato Gatti all’IPS: “I più giovani vengono portati di solito nella sezione femminile. Gli altri vengono sottoposti a radiografie per stabilirne l’età”.
Tutti i minori hanno il diritto di essere accolti in Italia, “per questo molte famiglie decidono di mandare i loro figli da soli”, ha proseguito Gatti. “Il giorno in cui ho lasciato Lampedusa, 36 minori sono stati trasferiti altrove. Spesso, molti di loro scappano per raggiungere parenti o amici in un’altra città europea”.
Pobbiati ha fatto notare che “i minori sono invisibili, per l’assenza di statistiche affidabili sul loro conto, e per la scarsa trasparenza sulle condizioni di vita nei centri di permanenza, dove perdono completamente il rispetto dei loro diritti come essere umani, e anche come bambini”.
L’Alto commissario per i rifugiati delle Nazioni Unite non ha ancora monitorato la situazione dei minori migranti, ha riferito all’IPS la portavoce Laura Boldrini. Nessun individuo indipendente ha accesso ai centri, tutti situati nelle periferie, lontani dall’opinione pubblica.
Quasi tutti gli immigrati vengono rispediti indietro nel giro di poche settimane. Quelli che riescono a rimanere, tra cui i minori che scappano, diventano “fantasmi” invisibili senza identità.