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COLOMBIA: La Francia insiste per uno scambio umanitario

BOGOTA, 28 febbraio 2006 (IPS) – Erano le cinque e otto minuti del mattino di giovedì 23 febbraio, quando il giornalista Herbin Hoyos, della colombiana Radio Caracol, ha annunciato un collegamento telefonico in diretta con il cancelliere francese Philippe Douste-Blazy.

“In questa triste giornata, nel quarto anniversario del sequestro di Ingrid Betancourt e Clara Rojas, mi rivolgo a loro e a tutte le persone sequestrate in Colombia”, ha comunicato Douste-Blazy nel suo spagnolo incerto.

“Parlo a mio nome, a nome delle autorità francesi e di tutti i miei connazionali, commossi per la vostra tragedia. Una tragedia che stiamo seguendo con la forte speranza di una risoluzione rapida e positiva”, ha proseguito.

L’ex candidata alla presidenza Betancourt, cittadina franco-colombiana, e Rojas, coordinatrice della sua campagna presidenziale, furono prese in ostaggio dalla guerriglia delle FARC il 23 febbraio 2002, 64 ore dopo la decisione del governo di mettere fine a tre anni di infruttuosi dialoghi di pace a San Vicente del Caguán, dipartimento del Caquetá, nel sud della Colombia.

Le autorità avevano rifiutato di portarla a bordo nel ponte aereo predisposto da Florencia, capitale del Caquetá, per accompagnare l’allora presidente Andrés Pastrana (1998-2002) a San Vicente, dove il partito di Betancourt, Verde Oxígeno, aveva un proprio membro come sindaco, e i cui abitanti erano terrorizzati dalla guerra che stava per esplodere.

A loro rischio e pericolo e senza scorta, anche se in un veicolo ufficiale, le due donne avevano scelto di prendere l’autostrada, dove furono catturate dalle FARC (Forze armate rivoluzionarie colombiane).

Il messaggio di Douste-Blazy – rivolto “a loro e a tutte le persone sequestrate in Colombia” – è durato sette minuti.

Le FARC, in guerra dal 1964, hanno lanciato una proposta – che riguarda le due donne, oltre a 22 politici anche loro presi in ostaggio, 34 poliziotti e militari e tre mediatori militari statunitensi – nel 1998, in cui chiedevano uno scambio con 500 guerriglieri prigionieri, alcuni condannati o che rischiavano pene tra i 40 e i 60 anni di carcere.

La settimana scorsa, il numero degli ostaggi in divisa è sceso a 33: le FARC hanno infatti annunciato la morte del maggiore di polizia Julián Guevara, sequestrato nel novembre 1998. La notizia ha prodotto un’ondata di panico e di indignazione tra le famiglie degli ostaggi, che chiedono alla guerriglia la restituzione del corpo.

“Il mio messaggio”, ha detto il cancelliere, è “di solidarietà”, prima di tutto “verso la nostra connazionale Ingrid Betancourt, il cui valore e impegno sono motivo di grande ammirazione. Siamo con voi e siamo impegnati in uno sforzo costante affinché lei e tutti gli altri ostaggi ritrovino la libertà. Per me è una priorità. Lavoriamo senza tregua per raggiungere questo obiettivo”.

Douste-Blazy ha dichiarato che la Colombia “soffre da troppi anni una tragedia violenta che non porta da nessuna parte, ma solo verso l’orizzonte silenzioso dove nel vuoto della morte si riuniscono le vite stroncate dalla violenza e dall’odio”.

Nel giugno 2001, Pastrana liberò 14 guerriglieri in cambio di 250 militari e poliziotti. Ma dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre negli Stati Uniti, è arrivata la “guerra contro il terrorismo”, che anche Pastrana e il suo successore Álvaro Uribe hanno dichiarato in ambito nazionale. Da allora, lo scambio umanitario si è interrotto.

Lo scorso anno, Francia, Svizzera e Spagna hanno deciso di unire i loro sforzi per una intermediazione nel liberare ostaggi civili, militari e poliziotti catturati negli scontri.

“Sono stato a Bogotá il 26 gennaio per parlare con le più alte autorità colombiane, e in occasione della visita ho ricevuto personalmente la famiglia di Ingrid e i familiari di altri sequestrati”, ha riferito il cancelliere francese nel suo messaggio radio.

L’obiettivo dei tre paesi è “proporre l’avvio di una qualche forma di dialogo, in un villaggio colombiano, tra il governo e le FARC, per aprire un negoziato in vista di un accordo umanitario”, ha aggiunto.

“Il governo colombiano ha accettato la proposta. Lo stesso presidente Uribe me lo ha confermato durante l’incontro avuto nel suo studio. Prego affinché le FARC, che si sono sempre dichiarate favorevoli ad un accordo umanitario, capiscano che questa proposta non nasconde nessun secondo fine”, ha proseguito.

“Al contrario, offriamo loro un’opportunità eccezionale di mettere in pratica le loro dichiarazioni. Vogliamo solo aprire un cammino nel quale tutti i colombiani di buona volontà possano nuovamente incontrarsi per porre fine a una situazione insostenibile e ripudiata da tutta la comunità internazionale”, ha detto ancora il diplomatico.

Il giornalista Hoyos conduce da 12 anni il programma settimanale “Le voci del sequestro”, tutti i sabati da mezzanotte alle cinque di mattina, le uniche ore in cui il segnale radio giunge nitido dalle profondità della selva di questo paese andino.

“Il ministro (francese) ha deciso, per iniziativa personale, di inviare un messaggio alle persone sequestrate in Colombia attraverso ‘Le voci del sequestro”, un programma che loro seguono regolarmente, come lui sa”, ha detto Hoyos all’IPS.

Durante la trasmissione, familiari e amici mandano saluti ai parenti, raccontando le novità in casa, gli sforzi per liberarli, cercando di infondere loro coraggio.

I dati sui sequestri in Colombia variano a seconda del momento. Oggi, rivolgendosi alla Betancourt si richiama l’attenzione internazionale, e si parla di cinquemila ostaggi. Due anni fa sembra fossero tremila, anche se il governo ha dichiarato una importante riduzione di questo tipo di crimini.

“Le voci del sequestro” ha poi i suoi numeri: “Secondo i nostri dati, dal 1994 si registrano 4.200 sequestrati”, che comprendono ostaggi politici, guardie o militari, e le persone rapite per ottenere grosse somme di denaro.

I desaparecidos in questi 12 anni superano i 30.000. Ma, secondo il giornalista, “la scomparsa forzata, definita in particolare quando ci sono indizi di partecipazione diretta o indiretta di agenti dello Stato, ammonta a 25.000”.

Alla guerra colombiana partecipano dal 1982 bande paramilitari dell’estrema destra legate al narcotraffico. Per il loro appoggio operativo all’esercito, sono viste come forze parastatali, e sono responsabili di almeno il 70 per cento dei crimini contro i civili accusati di sostenere la guerriglia.

In ogni caso, e senza tenere conto delle diverse definizioni, ne “Le voci del sequestro”, secondo Hoyos, “abbiamo trasmesso circa 280.000 messaggi a un totale di 14.000 sequestrati dall’inizio del programma, nel 1994”.

Hoyos lavora con 27 persone a Bogotá e con 320 nel resto del paese: “Giornalisti, studenti di giornalismo, medici, sociologi, avvocati, psicologi e sacerdoti, persino due vescovi”, tutti volontari, ha spiegato.

Il suo compito è essere disponibile, nelle diverse città in cui risiedono, a fornire sostegno e assistenza alle vittime del conflitto, in particolare di sequestri e scomparse.

“In Colombia non esiste un unico codice per le persone scomparse. Per ora ci basiamo su cifre globali”, ha detto Hoyos.

Adesso “stiamo per lanciare una rete di ricerca per i desparecidos. Tramite un sistema di ricerca giornalistica umanitaria, tentiamo di raggiungere la selva colombiana, dove si trovano i corpi di almeno duemila sequestrati morti in questo processo storico. L’obiettivo è cercarli, localizzarli e consegnare i resti alle loro famiglie”, ha proseguito, riferendo di averne “trovati molti”, ma senza entrare nei dettagli, per motivi di sicurezza.

Domenica scorsa, “Le voci del sequestro” ha diffuso un programma speciale. Dalle 2 alle 6 del mattino, ha trasmesso in differita la “Giornata internazionale per la vita e la libertà delle persone sequestrate in Colombia”, un’iniziativa del Comune di sinistra di Bogotá, con il motto: “Per potersi rivedere – accordo umanitario”, convocata giovedì scorso nella Plaza de Bolívar, cuore politico del paese.

In occasione di un concerto gratuito di otto ore con i principali gruppi colombiani di musica giovane e il cubano Orishas, i volontari che collaborano con Hoyos svolgeranno “un lavoro giornalistico con i partecipanti al concerto, (tra cui) politici, diplomatici, rappresentanti della delegazione europea”.