NEW DELHI, 8 febbraio 2006 (IPS) – Il presidente indiano della Commissione per l’energia atomica (AEC, Atomic Energy Commission) ha scosso l’intero establishment del suo paese, accusando gli Stati Uniti di “cambiare le carte in tavola”, dopo aver siglato lo scorso luglio con l’India un accordo di cooperazione nucleare di grossa portata ed unico nel suo genere.
Questo creerà probabilmente gravi complicazioni per l’accordo, teso a ripristinare il commercio nucleare civile India-Usa e la legittimazione delle armi nucleari indiane, con una deroga d'eccezione al regime di non-proliferazione globale specifica per l’India.
I contrasti tra Usa e India riguardano principalmente l’identificazione e la distinzione degli impianti nucleari civili da quelli militari, ove le installazioni civili sarebbero soggette a “salvaguardia” o ispezioni da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA).
Anil Kakodkar, capo della AEC, che gestisce i programmi nucleari civili e militari dell’India, ha rilasciato di recente un’intervista esclusiva al quotidiano “Indian Express” sull’accordo del 18 luglio, spiegando che la scelta su quali installazioni considerare civili e quali militari “deve essere fatta dagli indiani e che gli interessi strategici dell’India dovranno essere decisi dall’India e non da altri”.
Gli Usa, tuttavia, pretendono l’ultima parola nella distinzione civile-militare. I mediatori, guidati dal sottosegretario di stato Nicholas Burns, hanno riferito all’India che, per rendere la separazione “credibile”, la lista civile deve includere tutti gli impianti, compresi quelli sperimentali e di ricerca, che non siano direttamente collegati agli armamenti nucleari.
I punti critici riguardano la categoria speciale dei reattori autofertilizzanti veloci (i cosiddetti fast-breeder), che in teoria producono più combustibile nucleare di quanto ne consumino. I fast-breeder costituiscono una ricca fonte di plutonio per scopi civili e militari.
Kakodkar insiste sul fatto che i fast-breeder in India debbano essere esclusi dalla lista civile. L’India ha attualmente in funzione un piccolissimo fast-breeder e ne ha uno di medie dimensioni (500 megawatt) in costruzione. Lo stato ha spesso dichiarato di avere in programma la realizzazione di altri reattori per uso civile, ma secondo Kakodkar i fast-breeder vengono utilizzati anche per gli armamenti.
”La questione dei fast-breeder è un potenziale motivo di rottura; se i contrasti non si risolveranno, l’intero accordo potrebbe saltare”, sostiene Achin Vanaik, professore di relazioni internazionali e politica internazionale all’Università di Delhi, ed esperto indipendente sul nucleare. “La dichiarazione pubblica di Kakodkar – aggiunge Vanaik – ha complicato molto la questione e ristretto le possibilità di trattative del governo indiano “.
Kakodkar ha rilasciato la sua dichiarazione senza previa autorizzazione dell’ufficio del Primo Ministro Manmohan Singh, che ha trattato direttamente la questione nucleare India-Usa. La sua intervista conferma ciò che è noto da tempo: la AEC era particolarmente a disagio rispetto all’accordo nucleare, ma era stata costretta ad accettarlo. Adesso deve confrontarsi con Manmohan Singh.
È la prima volta che un funzionario della AEC dichiara che in India i fast-breeder – in passato considerati utili solo per la produzione di elettricità – vengono utilizzati per gli armamenti nucleari.
A sottolineare questo cambiamento c’è il fatto che nell’ottica della AEC, gli Usa hanno reinterpretato l’accordo nucleare dopo aver promesso che sarebbe stato rigidamente e reciprocamente rispettato. La distinzione civile-militare, ad esempio, doveva essere “volontaria” e “graduale”, ma Washington ha negato all’India l’identificazione “volontaria”, e questo non è stato fatto “in maniera graduale”. La dichiarazione di Kakodkar riflette tutta la sua irritazione al riguardo.
Singh non può, a questo punto, liquidare Kakodkar per aver agito senza autorizzazione, perché perderebbe la faccia e attirerebbe su di sé le accuse politiche di agire sotto la pressione degli Usa. Né può procedere sulla linea di Kakodkar rispetto ai fast-breeder, a meno che Washington non rinunci a inserire quei reattori nella lista civile.
Non sarà facile per l’amministrazione Usa esentare i fast-breeder e convincere i senatori scettici e gli esperti di non-proliferazione del nucleare circa il valore dell’accordo, in termini di prevenzione sul programma degli armamenti nucleari. Il governo americano e indiano potrebbero successivamente riuscire a trovare uno scomodo compromesso sulla questione, accordando ai fast-breeder un’esenzione limitata dalle ispezioni per 10-15 anni, che consentirebbe all’India di raccogliere sufficienti riserve di plutonio militare.
”Neanche questo sarà facile”, sostiene Vanaik. “Stando così le cose, sembra altamente improbabile che l’accordo si concluda prima della visita del presidente Bush in India fra tre settimane”.
Se l’accordo non viene concluso subito, il momento favorevole andrà perduto. L’accordo incontra rigida opposizione politica sia dalla sinistra che dalla destra indiana. La sinistra si oppone a qualunque alleanza strategica India-Usa e al programma indiano per gli armamenti nucleari, e il governo di Singh dipende dalla sinistra per la sua sopravvivenza parlamentare. La destra appoggia fermamente gli armamenti nucleari in India, ma considera l’accordo un tentativo degli Usa di limitare l’arsenale nucleare indiano e compromettere la sovranità del paese.
L’accordo è controverso anche negli Usa, criticato da molti politici e progettisti, soprattutto tra i democratici. Tuttavia, i fast-breeder non sono l’unico motivo di contrasto tra India e Usa.
Kakodkar chiede una deroga anche per tutti gli impianti del Centro di ricerca atomica Bhabha a Mumbai, che comprendono diversi laboratori di ricerca civili oltre a installazioni per la produzione di plutonio militare e per la fabbricazione delle testate.
Il sito ospita anche CIRUS, un reattore costruito nel 1960, progettato da Canada e Usa che hanno prestato assistenza materiale, con la promessa che sarebbe stato usato solo per “scopi pacifici”.
Inoltre, Kakodkar sostiene che l’India deve includere nella lista militare qualche reattore energetico, che potrebbe essere necessario per alimentare i fast-breeder, questione probabilmente non facile da concordare. I reattori per l’energia sono civili per definizione, dunque gli Usa dovrebbero prevedere un’eccezione speciale per l’India.
Il consenso da parte Usa significherebbe la volontà politica di premiare l’India per la fedeltà. “L’India ha corteggiato disperatamente Washington”, afferma Anil Choudhary della Coalizione per il disarmo nucleare e la pace (India). “Sabato scorso, l’India ha votato alla AIEA la risoluzione sponsorizzata dall’occidente, per possibili sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro l’Iran. Questo va contro l’interesse pubblico e l’ampio consenso politico”.
I recenti voti dell’India contro l’Iran sono stati criticati come parte dei tentativi di compiacere gli Usa e salvare l’accordo nucleare, cui Manmohan Singh attribuisce un grande valore. Tuttavia, i voti non sono certo una garanzia che l’accordo sarà consolidato e realizzato.
Per i “pragmatisti” della lobby indiana a sostegno della bomba, l’accordo rappresenta un’opportunità di riconoscimento per l’India come uno stato detentore di armi nucleari, per gli ultra-nazionalisti nucleari sarebbe invece un disastro.
”Il movimento per la pace, che è in crescita, vede la questione in maniera diversa”, commenta Choudhary. “Tanto per cominciare, noi promuoviamo la distinzione tra impianti civili e militari, oltre alla totale trasparenza e al controllo pubblico di tutte le istallazioni civili. Non crediamo però che le armi nucleari abbiano alcun aspetto o impatto positivo, né che siano utili per la sicurezza. Ci opponiamo alla loro esistenza e legittimazione ovunque”.
Se causa del conflitto tra ultra-nazionalisti nucleari e pragmatisti l’accordo nucleare dovesse decadere, il movimento per la pace si troverebbe a beneficiare involontariamente di quel fallimento. (FINE/2006)