NAZIONI UNITE, 3 marzo 2005 (IPS) – L'epidemia di Hiv/Aids, che continua a devastare la maggior parte delle nazioni più povere, ha aumentato il tasso di mortalità e rallentato la crescita della popolazione, secondo quanto dichiara l’ultimo rapporto Onu diffuso la settimana scorsa.
Dei 60 paesi più colpiti, 40 si trovano nell’Africa sub-sahariana, 12 in America Latina e Caraibi, cinque in Asia, due in Europa e uno in America del Nord (Usa).
In Sud Africa – la regione con la più alta incidenza di questa malattia mortale – l’aspettativa di vita è nettamente diminuita, passando dai 62 anni tra il 1990 e il 1995, ai 48 anni tra il 2000 e il 2005.
Ma la vita media nella regione potrebbe ridursi ulteriormente, a circa 43 anni entro il 2015, prima che inizi una lenta ripresa.
“Come conseguenza, si prevede che l’aumento della popolazione nell’area si arresti tra il 2005 e il 2020”, si legge nello studio, intitolato “Prospettive della popolazione nel mondo: Rapporto 2004”.
In Botswana, Lesotho, Sud Africa e Swaziland, dove il numero dei decessi supera quello delle nascite, è previsto un calo della popolazione.
Ma nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo colpiti dall’epidemia di Aids, iniziata 25 anni fa, la crescita continuerà ad essere positiva, poiché la fertilità – media o alta – è più che sufficiente a bilanciare l’aumento della mortalità.
Secondo lo studio, la differenza di genere nell’impatto dell’Aids è più accentuata nell’Africa sub-sahariana, dove le donne vengono contagiate dal virus in età più giovane e in maggior numero rispetto agli uomini.
In quattro paesi – Kenya, Malawi, Zambia e Zimbawe – la speranza di vita per le donne tra il 2000 e il 2005 è scesa al di sotto di quella degli uomini, principalmente a causa dell’Aids.
“Dobbiamo agire con urgenza per promuovere l’accesso alla salute riproduttiva, in particolare con la pianificazione familiare, e combattere l’Hiv/Aids, per salvare milioni di vite dal virus e dalla mortalità materna, e per ridurre la povertà nei paesi in via di sviluppo”, ha detto all’IPS Thoraya Ahmed Obaid, direttrice esecutiva del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA).
Mentre il mondo valuta successi e fallimenti della conferenza delle donne di Pechino del 1995 (in occasione di un incontro Onu, in corso nelle prime due settimane di marzo), “dobbiamo sostenere i diritti delle donne per tutelarne il benessere e la salute, in particolare la salute riproduttiva”, ha dichiarato Obaid.
“Troppe nostre sorelle nei paesi in via di sviluppo vengono sottratte alle loro famiglie e alla società a causa della mortalità materna. Dobbiamo fare di più per aiutare le donne a sconfiggere la povertà e promuovere la prosperità”, ha aggiunto Obaid.
La direttrice dell’UNFPA ha sottolineato che i paesi in via di sviluppo hanno la più alta percentuale nel mondo di vittime dell’Aids e di donne che muoiono ogni anno per cause connesse alla maternità.
“È fondamentale che tutti i donatori investano le somme promesse per affrontare questi problemi nei paesi poveri, dove mancano i mezzi per farlo”, ha proseguito.
Le nazioni in via di sviluppo hanno dichiarato in diversi forum di avere bisogno di risorse supplementari per prevenire l’Hiv/Aids, diffondere la salute materna e favorire lo sviluppo socioeconomico delle loro popolazioni in crescita, ha dichiarato Obaid.
Secondo il rapporto Onu, la popolazione mondiale aumenterà di 2,6 miliardi nei prossimi 45 anni, passando dagli attuali 6,5 miliardi a 9,1 miliardi nel 2050.
Nel periodo 2005-2050, nove paesi in particolare dovrebbero contribuire per il 50 per cento all’aumento della popolazione mondiale previsto: India, Pakistan, Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Uganda, Stati Uniti, Etiopia e Cina.
In alcune nazioni in via di sviluppo ci si aspetta una crescita molto rapida, soprattutto nei paesi meno sviluppati, i più poveri tra i poveri.
Tra il 2005 e il 2050, si prevede che la popolazione di Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Timor-Leste, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger e Uganda sarà per lo meno triplicata.
Allo stesso tempo, secondo le stime, la popolazione di 51 paesi, tra cui Germania, Italia, Giappone, e la maggior parte degli stati dell’ex-Unione Sovietica, dovrebbe ridursi nel 2050 rispetto al 2005.
Lo studio sottolinea inoltre che la futura crescita della popolazione dipende dall’andamento della fertilità, e le proiezioni si basano sul ”garantire l’accesso delle coppie alla pianificazione familiare, e sull’esito positivo degli sforzi per arrestare l’attuale impulso di crescita dell’Hiv/Aids”.
Ma anche le migrazioni internazionali svolgono un ruolo chiave nell’aumento della popolazione dei paesi in via di sviluppo.
Tra il 2000 e il 2005, il risultato netto delle migrazioni in 28 paesi ha impedito il calo della popolazione, o perlomeno raddoppiato il contributo alla crescita naturale (nascite meno decessi).
Tra questi paesi vi sono Austria, Canada, Croazia, Danimarca, Germania, Italia, Portogallo, Qatar, Singapore, Spagna, Svezia, Emirati Arabi Uniti e Gran Bretagna.
Dopo il 2000, si calcola che più della metà di tutti i migranti che abbandonano le aree meno sviluppate provengano dall’Asia; da America Latina e Caraibi circa il 25-30 per cento, e dall’Africa il restante 20-25 per cento.
In termini di medie annuali, le principali mete previste dei migranti internazionali sono: Stati Uniti (1,1 milioni all’anno), Germania (204.000), Canada (201.000), Gran Bretagna (133.000), Italia (120.000) e Australia (100.000).
I principali paesi di emigrazione, secondo le previsioni, sono: Cina (meno 333.000 all’anno), Messico (meno 304.000), India (meno 245.000), Filippine (meno 180.000), Pakistan (meno 173.000) e Indonesia (meno 168.000).
Lo studio avverte tuttavia che la migrazione internazionale è la componente del cambiamento di popolazione più difficile da definire, misurare e valutare in maniera attendibile.
Infatti, la qualità e la quantità dei dati usati nelle stime e nelle proiezioni delle migrazioni nette variano notevolmente da paese a paese.