PORTO ALEGRE, Brasile, 28 gennaio 2005 (IPS) – Il dibattito sul controllo imposto dal sistema dominante, e la necessità di elaborare azioni concrete, hanno segnato il I° Forum Sociale Mondiale su Informazione e Comunicazione, tenutosi lo scorso martedì 25 in questa città meridionale del Brasile.
L’incontro si è svolto nel quadro delle attività preparatorie al quinto Forum sociale mondiale (FSM), anch’esso in corso a Porto Alegre (26-31 gennaio), con l’intento di colmare i grandi vuoti del passato tra l’insieme delle organizzazioni partecipanti.
Il forum su informazione e comunicazione era suddiviso in tre panel, coordinati rispettivamente da Mario Lubetkin, direttore generale dell’agenzia di stampa internazionale IPS, Sean O’Siochru, di Nexus Research, e Roberto Savio, segretario generale di Media Watch Global (MWG) e presidente emerito di IPS.
Erano presenti al tavolo lo studioso francese Armand Matellard, Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique e presidente di MWG, Adrie Papma, di Novib/Oxfam-Olanda, Marcelo Furtado, direttore in Brasile dell’organizzazione ambientalista Greenpeace, l’italiano Giulietto Chiesa, deputato al Parlamento europeo, Andrew Calabrese, presidente dell'Amarc (Associazione mondiale delle Reti Radiofoniche Comunitarie), e l’accademico statunitense Steve Buckley.
I partecipanti hanno concordato sul fatto che la copertura del FSM sia sempre stata passiva, senza preoccuparsi di trasmettere il suo messaggio ai grandi media.
Il sociologo Cándido Grzybowski, del comitato esecutivo del FSM, ha osservato che, mentre da un lato Internet “ci ha permesso di entrare in contatto col mondo intero e il forum è stato possibile proprio grazie a questa tecnologia, essa allo stesso tempo ci distrugge perché non raggiunge tutti ma solo le élite”.
Per il FSM è una questione politica di primo piano, un problema che deve essere risolto “per poter arrivare a tutte le comunità, visto che adesso abbiamo più confusione che diversità”.
3000 dei 5000 giornalisti accreditati, scrivono per pubblicazioni di organizzazioni non governative “che si limitano a informare i propri utenti, senza esprimere messaggi globali comuni”, ha sottolineato Mario Lubetkin.
La proposta che ha ottenuto maggiori consensi è stata quella di creare un sistema di copertura dei temi del FSM che non si limiti ai cinque giorni di ciascuna edizione del forum: è necessario estendere l’informazione sulle attività della società civile nel corso di tutto l’anno, creando una rete di giornalisti che si occupino di questi temi.
Esiste un “vuoto deplorevole nell’informazione esterna al FSM, perché finora non c’è mai stato un sistema attivo di copertura mediatica del processo in generale e delle sue molteplici attività annuali”, ha detto il direttore generale di IPS.
Un’altra lacuna evidenziata con forza da tutti i partecipanti all’incontro del 25 è quella denominata “informazione del giorno dopo”, per cui un FMS non viene percepito come la sintesi degli avvenimenti di un intero anno.
“Questo forum di comunicazione e informazione è un processo che deve costruire una maggiore capacità del FSM di comunicare”, ha detto Lubetkin.
Ramonet, dal canto suo, ha affermato che nel mondo attuale, “emerge un problema nuovo, che viene dai grandi media, che molte volte usano i loro stessi meccanismi per ostacolare la democrazia”.
I media statunitensi, considerati come i più influenti, “oggi non hanno la capacità di frenare l’atteggiamento bellicista di Washington, e non hanno neanche rispecchiato la diffusa condanna della società internazionale di fronte alle false argomentazioni addotte per scendere in guerra”, ha commentato il presidente di MWG.
L’informazione, ha deplorato il giornalista francese, “è diventata una merce, che circola secondo la domanda e l’offerta sotto le leggi dello spettacolo, che si impone mediante la drammatizzazione e lo sfruttamento delle emozioni, invece di rispecchiare realtà concrete e aiutare a creare una conoscenza migliore della società per poterla modificare”.
“Ci troviamo di fronte ad un sistema complesso, molteplice, ma non affidabile, in cui i mezzi di comunicazione, che dovrebbero essere l’espressione di settori sociali, nei grandi paesi sono controllati da tre o quattro grandi gruppi economici”, ha concluso Ramonet.
Anche Mattelard ha ribadito la propria convinzione che “ci troviamo davanti a un mondo segnato dall’offensiva di una cultura unica, nel senso di un ordine totale, mentre noi difendiamo la molteplicità di culture e i loro attori”.
Questo pensiero unico, ha aggiunto, “è tecnocratico e questa sarà una battaglia dura, perché su tutto ciò che riguarda il tema dell’informazione e della comunicazione è difficile mobilitare le persone, pur essendo una cosa che interessa la loro vita quotidiana”.
Gli interventi della maggior parte dei partecipanti concordavano sul fatto che la privatizzazione dei mezzi di comunicazione non garantisce il pluralismo dell’informazione, perché, come ha sintetizzato il giornalista italiano Gianni Minà, “oggi un imprenditore compra un mezzo per fare i propri interessi ed essere favorito dal governo”.
Un giornalista presente all’incontro, non identificato, ha rilevato che è necessario fare breccia con l’informazione che interessa la società civile nei grandi media, soprattutto audiovisivi, producendo materiale di buona qualità che possa essere utilizzato dalle emittenti televisive, e ha citato il successo di Greenpeace in tal senso.
Delle conclusioni al I° Forum mondiale su Informazione e Comunicazione si è occupato Roberto Savio, ricordando che gli Stati considerano politicamente scorretto parlare di stampa, essendo una questione che riguarda il mercato, riducendo così tutto alla libertà di proprietà.
La concentrazione proprietaria dei media si identifica oggi più che mai con il pensiero unico, ma i temi di trent’anni fa sul dibattito intorno al nuovo ordine dell’informazione internazionale sono ancora attuali, ha detto.
Savio si riferiva all’autonomia sempre più relativa dei giornalisti, visto che è l’editore che determina la loro attività professionale attraverso la scelta dei temi vendibili secondo i criteri del mercato, dando la preferenza ai fatti, a scapito dei processi.
Un altro aspetto preoccupante nel mondo dei media è l’enorme interdipendenza tra politica e informazione, che oggi – ha sottolineato il presidente emerito di IPS viene utilizzata persino per inventare candidati.
Savio ha evidenziato che, nonostante le migliaia di associazioni di difesa dei consumatori presenti nel mondo, non ce n’è neanche una che si occupi dei diritti dei cittadini all’informazione.
Siamo ancora molto lontani dal momento in cui la società civile avrà un vero sistema di comunicazione. È necessario creare un meccanismo permanente di diffusione di informazione per il FSM e lottare affinché il diritto all’informazione sia riconosciuto come uno dei diritti umani fondamentali, ha concluso Savio.