NAZIONI UNITE, 10 dicembre 2004 (IPS) – L’agenzia umanitaria Oxfam ha dichiarato che i paesi più poveri stanno pagando a caro prezzo, in termini di vite umane, il fallimento delle nazioni ricche nel provvedere alle risorse promesse per combattere la fame e la povertà.
L’agenzia internazionale avverte che se il mondo fallisce, “altri 45 milioni di bambini moriranno inutilmente entro il 2015”, termine ultimo degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) fissati a settembre 2000 da 189 leader mondiali.
Nel 2015, aggiunge Oxfam, nell’Africa subsahariana, 247 milioni di persone in più vivranno al limite della soglia della povertà, sopravvivendo con meno di un dollaro al giorno; 97 milioni di bambini non avranno ancora accesso all’educazione e per 53 milioni di persone nel mondo mancheranno strutture sanitarie adeguate.
“Le somme che i paesi ricchi investono nella riduzione della povertà mondiale sono vergognosamente basse”, ha affermato l’Ong di Londra, nel suo documento intitolato “Paying the price”.
Con una media di 80 dollari per persona all’anno, l’investimento dei paesi ricchi è pari al costo di un caffè a settimana.
“E come se non bastasse – sottolinea la ricerca – più questi paesi diventano ricchi, minore è l’ammontare che stanziano negli aiuti. Oggi i paesi ricchi danno – in rapporto al loro reddito – la metà di quanto destinavano negli anni ‘60”.
Gli otto MDG, fissati per il 2015 dal Millennium Summit delle Nazioni Unite, hanno come obiettivo dimezzare la fame e la povertà estrema; raggiungere l’educazione primaria universale; promuovere l’uguaglianza di genere; ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere l’Hiv/Aids e garantire la sostenibilità ambientale. Gli otto obiettivi richiedono la collaborazione tra paesi ricchi e paesi poveri per lo sviluppo.
Molti dei paesi ricchi, però, non solo hanno fallito nell’impegno di destinare lo 0,7 per cento del PIL in aiuti allo sviluppo (ODA) – come stabilito dall’Assemblea Generale Onu nel 1970 – ma hanno anche rifiutato di rispettare i loro obblighi di rimuovere i dazi doganali, permettere l’accesso al mercato e cancellare il debito dei paesi del Sud.
Secondo Oxfam, le nazioni più povere pagano una somma “inverosimile” di 100 milioni di dollari al giorno in debito.
Tuttavia, combattere la povertà mondiale non è solo una questione di soldi, aggiunge il rapporto: le prospettive dei paesi poveri sono minate da politiche commerciali inique, dalle violente conseguenze del commercio delle armi, dall’impatto del surriscaldamento globale.
Eppure, cancellare il debito di 32 tra le nazioni più povere del mondo avrebbe “un impatto irrilevante sui paesi ricchi”.
Secondo le stime di Oxfam, il costo per i paesi ricchi ammonterebbe a 1,8 miliardi l’anno per i prossimi dieci anni – o in media solo 2,10 dollari per abitante l’anno. Se Italia e Stati Uniti pagassero le quote dovute, ogni loro abitante pagherebbe 1,20 dollari l’anno.
Oxfam chiede a sette degli “otto grandi” paesi industrializzati (G8) – Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Giappone, Inghilterra e Canada – di passare alla storia cancellando nel 2005 il debito delle nazioni povere e aumentando gli ODA. L’ottavo membro dei G8 è la Russia.
Ma finora, solo quattro – Norvegia, Danimarca, Svezia e Olanda – hanno sempre mantenuto l’impegno degli ODA – a distanza di circa 30 anni. Altri cinque paesi europei hanno rimandato il termine del conseguimento degli ODA: Italia (2006), Lussemburgo e Irlanda (2007), Belgio (2010) e Francia (2012).
Con appena lo 0,14 per cento del proprio reddito nazionale, l’investimento degli Stati Uniti in aiuti allo sviluppo ha rappresentato un decimo della spesa stanziata per l’invasione e la “ricostruzione” dell’Iraq.
Secondo il documento, gli Stati Uniti non raggiungeranno l’obiettivo per la riduzione della povertà se non entro il 2040 e la Germania entro il 2087, mentre il Giappone sta già riducendo il suo contributo in aiuti.
Due dei principali destinatari degli aiuti della Francia (Polinesia e Nuova Caledonia) e uno degli Stati Uniti (Israele), sono infatti paesi ad alto reddito.
La “guerra al terrore” dell’amministrazione Bush minaccia inoltre di allontanare gli aiuti da chi ne ha più bisogno. Gli aiuti sono nuovamente usati come strumento politico – afferma Oxfam – come dimostra il fatto che un terzo dell’aumento in ODA del 2002 è stato destinato ad Afghanistan e Pakistan.
Gli obiettivi degli aiuti allo sviluppo vengono ridisegnati per aderire alla nuova agenda per la sicurezza: in Danimarca, Giappone e Australia, “combattere il terrorismo” è ormai un traguardo esplicito dei programmi ufficiali degli aiuti.
Oxfam sta facendo inoltre pressione sui G8 e altri donatori per:
-migliorare la qualità degli aiuti allo sviluppo e aumentare i fondi oltreoceano, con un investimento extra immediato di almeno 50 miliardi di dollari (per raggiungere gli MDG);
-cancellare il debito dei paesi più poveri del 100 per cento, compresi i debiti bilaterali e quelli contratti con Banca Mondiale e Banca africana di sviluppo (AFDB);
-attivare pienamente gli sforzi per migliorare la distribuzione degli aiuti ed eliminare il concetto di “aiuto vincolato” secondo cui i paesi poveri devono acquistare i prodotti dai paesi donatori, a prescindere dai bisogni.
Quanto alle speranze di una risposta positiva dei leader dei G8 al prossimo meeting di giugno 2005 in Scozia, Caroline Green, di Oxfam, ha dichiarato che la sua organizzazione si augura che il debito dei paesi più poveri venga cancellato entro l’anno prossimo.
“Stiamo aspettando una decisione da parte dei G7, a seguito dell’incontro annuale tra G8, Banca Mondiale e Fondo monetario internazionale (FMI)”, ha detto Green all’IPS.
I sette paesi hanno già annunciato la pubblicazione di un documento sui prossimi provvedimenti in materia, entro il 2004.
Il rapporto di Oxfam critica anche la qualità ed il flusso degli aiuti allo sviluppo. Per esempio, il 20 per cento degli ODA dell’Unione europea arriva con almeno un anno di ritardo e il 92 per cento degli aiuti italiani sono “vincolati”, spesi per beni e servizi italiani.
Green ha sottolineato che Italia e Stati Uniti sono i “maggiori trasgressori” negli aiuti. Circa il 70 per cento degli aiuti nordamericani – ha aggiunto – sono “vincolati”.
Donare fondi ai paesi poveri non è solo un atto caritatevole: è un obbligo morale e una questione di giustizia – sostiene il documento – che nasce dal dovere collettivo di garantire i diritti di tutti i cittadini e la responsabilità dei paesi ricchi di riconoscere il loro ruolo nella creazione del debito, che continua a minacciare il futuro dei paesi poveri.
“Il fallimento di questi obblighi ha conseguenze sugli stessi paesi ricchi, poiché la povertà mondiale minaccia la prosperità e la sicurezza dell’intera comunità internazionale”, si legge nel rapporto.
Il tempo a disposizione per raggiungere gli MDG si sta esaurendo, ed i progressi sono di una “lentezza imperdonabile”. Secondo il rapporto, solo uno degli Obiettivi – dimezzare la povertà di reddito – ha qualche speranza di successo, ma anche questo risultato si deve solo ai progressi di pochissimi paesi.
Anche i governi dei paesi poveri devono compiere azioni contro la povertà, afferma Oxfam. Ma senza i fondi, queste nazioni non saranno in grado di beneficiare degli scambi globali e delle opportunità d’investimento, o di proteggere i diritti fondamentali dei propri cittadini alla vita, alla salute e all’educazione.
Lo studio sollecita anche i paesi poveri a: stanziare il 20 per cento della propria spesa pubblica in servizi sociali di base per ridurre la povertà; istituzionalizzare la società civile; assicurare la partecipazione parlamentare nella creazione di politiche in favore dei poveri; garantire trasparenza e affidabilità, diritto a elezioni libere e giuste, libertà di espressione e il rispetto della legge.