BRUXELLES, 4 novembre 2004 (IPS) – I principali gruppi della società civile internazionale hanno avanzato all’Unione europea la richiesta di “un atto concreto” in sei aree della politica di cooperazione sulle future politiche di sviluppo dell'unione.
I gruppi affermano che l’Unione deve migliorare più aspetti della cooperazione allo sviluppo; la responsabilità del blocco verso i paesi in via di sviluppo e le relazioni con questi, l’impatto delle politiche UE per il commercio, la sicurezza e l’immigrazione, la posizione dell’Unione nella cooperazione allo sviluppo e il ruolo della società civile nel monitorare le azioni del blocco.
L’associazione non-governativa SID (Society for International Development) di Roma, ha presentato le proprie raccomandazioni, raccolte in una “Agenda for Action” (agenda di intervento), ad un incontro informale dei ministri dello sviluppo dell’Unione tenutosi martedì 26 e mercoledì 27 ottobre a Maastricht.
La SID è un’associazione internazionale di organizzazioni ed individui con rappresentanti in 125 paesi del mondo.
I membri della SID affermano che l’Agenda for Action avrà funzione di linea guida nel futuro processo decisionale e getterà le fondamenta per la creazione di una rete europea di ricercatori, policy-maker, parlamentari e organizzazioni sociali.
L’agenda formalizza, inoltre, le conclusioni tracciate al termine dell’incontro del mese scorso tra i maggiori esperti di cooperazione allo sviluppo.
La conferenza della SID tenutasi all’Aja il 27 e 28 settembre, dal titolo “Unione e Cooperazione allo Sviluppo: verso politiche rinnovate e nuovo impegno”, ha riunito circa 250 scienziati, uomini politici, policy-maker e rappresentanti delle organizzazioni sociali di Europa e paesi del Sud, per esplorare le relazioni tra le diverse politiche dell’Unione.
La SID chiede che l’Europa riconosca “con maggiore decisione” le proprie responsabilità a livello mondiale, “sostenendo con entusiasmo – a livello internazionale – gli interessi dei paesi in via di sviluppo”.
Molte Ong sostengono che una maggiore presenza dell’UE a livello internazionale può favorire il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio (MDGs) – il cui termine è il 2015 – che comprendono la riduzione del 50 per cento dell’attuale livello di povertà e fame, il diritto universale all’istruzione primaria, l’uguaglianza di genere, la riduzione della mortalità infantile e la lotta a Hiv/Aids.
“L’UE deve prendere posizione unanime in diversi forum internazionali: la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale (FMI), l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e le agenzie delle Nazioni Unite. “Sarebbe meglio, secondo i delegati della conferenza, se questo atto di coerenza venisse sancito dalla costituzione dell’Unione”, ha dichiarato la SID in un comunicato presentato martedì 26 ottobre ai funzionari UE.
Le Ong avvertono che quando l’Unione dovrà ridisegnare insieme alla nuova Commissione – organo esecutivo della UE – la Dichiarazione del novembre 2000 sulla Politica di Sviluppo, particolare enfasi dovrà essere dedicata a questi obiettivi.
I gruppi per lo sviluppo vogliono portare l’attenzione anche sull’aspetto di “complementarietà” della politica di sviluppo dell’Unione, e quindi la politica di sviluppo della Commissione come valore aggiunto alle singole politiche dei paesi membri.
Il gruppo di Ong raccomanda che si dia “maggiore spazio di manovra” alla Commissione, al fine di aumentare “l’efficacia” dei suoi aiuti esterni.
“I paesi membri devono imporre minori restrizioni alla Commissione Europea. Allo stato attuale, i suoi poteri sono troppo limitati dai tempi e dalle regole della burocrazia imposta dai paesi membri e dal parlamenti europei”, afferma la SID.
La SID aggiunge anche che l’intero sistema di aiuti allo sviluppo dell’UE “deve essere semplificato al massimo – chiarificato l’obiettivo povertà – e avere un unico budget di riferimento”.
Questo punto è stato sottolineato alla conferenza della SID da Poul Nielson, commissario uscente UE per lo sviluppo.
“La Commissione ha creato un clima nel quale se si cerca di ottenere un risultato concreto, si ha molto presto la sensazione di agire fuori dalla legge. Questo è il risultato dell’uso eccessivo di misure “ex ante” spesso insignificanti, imposte dagli stati membri e dal Parlamento europeo, e che paralizzano qualsiasi possibilità di intervento”, ha dichiarato la SID.
Un’ulteriore conclusione tracciata dal comunicato della SID sottolinea che bisogna dedicare “particolare attenzione” alle conseguenze, per i paesi in via di sviluppo, delle decisioni in materia di politiche per il commercio, l’immigrazione e la sicurezza.
Per quanto riguarda il commercio, le Ong sono particolarmente preoccupate dall’impatto che gli Accordi di Partenariato Economico (Economic Partnership Agreements, EPA) avranno sul mondo in via di sviluppo.
Questi consistono in accordi commerciali reciproci tra l’Unione Europea e 77 paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP).
Il termine dei negoziati è previsto per il dicembre 2007 e gli EPA saranno implementati tra il 2008 e il 2020.
Le associazioni della società civile denunciano “un alto grado di flessibilità” nei negoziati e sottolineano “la necessità di creare relazioni commerciali asimmetriche”.
Le associazioni affermano che questo permetterebbe ai paesi in via di sviluppo “di proteggere i loro mercati dalla concorrenza straniera, su base temporanea”.
Quanto alle politiche per la sicurezza, le Ong insistono che “l’accresciuta attenzione verso la sicurezza e le misure anti-terrorismo non devono andare a discapito della lotta alla povertà”, e affermano che bisogna intraprendere azioni di controllo affinché il budget per lo sviluppo non venga destinato ad altre attività.
Le Ong sono anche preoccupate dalla natura dei rapporti tra Nord e Sud.
Nel comunicato si afferma che bisogna compiere ancora molti sforzi per creare un “vero” partenariato tra mondo sviluppato e mondo in via di sviluppo, poiché le “attuali relazioni tra UE e paesi in via di sviluppo si fondano su un’ineguaglianza estrema”.
La speranza delle Ong è anche di riuscire a fare pressione sull’Unione e sui governi nazionali.
“Ciò significherebbe portare queste organizzazioni ad adottare strutture paneuropee. Per ora, tante promesse, assicurazioni, grandi progetti e accordi politici in abbondanza. L’importante, è riuscire a realizzarli stanziando fondi sufficienti e creando la volontà politica necessaria alla loro attuazione, che deve essere prioritaria”, afferma la SID.
La coordinatrice per il programma europeo della SID, Gordana Stankovic, afferma che userà l’Agenda for Action per fare pressione sull’Unione allo scopo di migliorare le politiche di sviluppo.
“Speriamo di essere in grado di sensibilizzare sempre più uomini politici e gente comune – a livello europeo e nazionale – sulle politiche di cooperazione allo sviluppo dell’Unione e sull’Agenda for Action”, ha detto all'IPS.
La SID ha in programma di presentare l’Agenda for Action alla nuova Commissione europea, il mese prossimo.