BROOKLIN, 29 ottobre 2004 (IPS) – Secondo un nuovo rapporto delle Nazioni Unite, le biotecnologie – se uniformemente distribuite – potrebbero salvare ogni anno decine di milioni di vite nei paesi in via di sviluppo
“Genomics and Global Health”, il rapporto pubblicato l’8 ottobre e commissionato dal Millenium Project dell’ONU, indica una lista di 10 scoperte biotech che in dieci anni potrebbero migliorare drasticamente le condizioni sanitarie dei paesi in via di sviluppo. In cima alla lista ci sono i nuovi strumenti medici nella diagnosi precoce di AIDS e malaria.
Il rapporto aggiunge anche che sarà necessario un nuovo istituto globale per la condivisione e la promozione dei benefici sanitari delle nuove tecnologie, che assicuri che l’attuale gap genomico tra paesi sviluppati e in via di sviluppo non aumenti in modo drammatico.
“Ogni anno nei paesi in via di sviluppo, muoiono milioni di persone a causa di malattie che potrebbero essere prevenute o curate facilmente e a basso costo sviluppando e usando un numero esiguo di biotecnologie”, ha affermato Peter Singer, co-autore del rapporto e direttore del Joint Center for Bioethics (JCB) dell’Università di Toronto.
La genomica si riferisce di massima allo studio delle funzioni dei geni e all’uso di queste informazioni nella diagnosi e nella cura delle malattie negli individui. La biotecnologia è un insieme di tecnologie che manipolano o intervengono nelle cellule biologiche per la produzione di proteine di uso corrente, come avviene in agricoltura per gli organismi geneticamente modificati (OGM) e come sarà – in un futuro prossimo – per nuovi medicinali, vaccini e strumenti di diagnostica in campo sanitario.
I nuovi strumenti di diagnostica – afferma il rapporto – potrebbero presto permettere ai medici nei paesi più poveri, di identificare a livello molecolare – esaminando sangue e tessuti – l’origine di tubercolosi, epatite C, HIV/AIDS e malaria.
Le altre tecnologie del futuro includono vaccini ricombinanti prodotti dall’ingegneria genetica che promettono maggiore sicurezza, minor costo e migliori condizioni di conservazione e trasporto rispetto ai vaccini tradizionali.
I microrganismi modificati che riducono l’inquinamento e rendono l’acqua potabile, e i microbicidi nel programma di protezione delle donne da malattie a trasmissione sessuale come l’HIV, sono tra le future tecnologie che secondo il rapporto potrebbero migliorare le condizioni sanitarie nei paesi in via di sviluppo.
La lista delle 10 biotecnologie riunisce il consenso di 28 eminenti scienziati da paesi sviluppati e in via di sviluppo, interpellati separatamente e al fine di stabilire le tecnologie più importanti per il raggiungimento di cinque degli otto Obiettivi del Millennio (MDGs) fissati dall’ONU.
Alcuni degli obiettivi dei MDGs – da raggiungere entro il 2015 – sono la riduzione della mortalità materna e della mortalità infantile sotto i cinque anni, la regressione della diffusione di HIV/AIDS, il più ampio accesso all’acqua potabile.
“Il rapporto parla sostanzialmente del raggiungimento dei MDGs, della mobilitazione dei paesi sviluppati nella condivisione di informazioni e know-how, del sostegno al rinnovamento dei paesi in via di sviluppo”, ha detto Singer all’IPS.
Preparato in funzione della task force scientifica e tecnologica del Millenium Project delle Nazioni Unite, lo studio rientra nel programma canadese da sei milioni di dollari su Genomica e Salute Mondiale, finanziato da Gename Canada – un’agenzia governativa che promuove la genomica – e da due compagnie farmaceutiche, Merck & Co e GlaxoSmithKline.
Tuttavia, molte persone che lavorano nella sanità pubblica continuano a credere sia più importante migliorare la ricerca di base, mentre ritengono una scelta non propriamente saggia investire soldi ed energie nelle nuove, potenziali tecnologie.
“C’è la tendenza a cercare la formula magica che risolve tutti i problemi”, afferma Joe McCannon, dell’Istitute for Healthcare Improvement (IHI) di Boston, che si occupa principalmente di diffondere la cura dell’AIDS nei paesi del sud.
La nuova ricerca e le nuove tecnologie hanno un loro ruolo, ma la priorità dovrebbe essere data alla diffusione dei servizi sanitari di base, ha detto McCannon in un intervista.
“Il maggiore ostacolo è ancora la mancanza di personale specializzato”.
Singer si trova d'accordo su quanto le tecnologie già esistenti necessitino maggiori investimenti e risorse, come il trattamento con insetticida delle zanzariere nella prevenzione della malaria. Ma in quest’ottica – aggiunge Singer – i paesi poveri devono poter utilizzare strategie pubbliche che mettano insieme tecnologie esistenti e programmi a lungo termine per la creazione di nuove.
A questa affermazione ha fatto eco un funzionario del Millenium Project che chiede di rimanere anonimo: “Il mondo non può fare molto con gli investimenti attuali agli aiuti, bisogna investire di più e quindi aumentare anche le spese per le biotecnologie”.
“Ciò che affermiamo – ha aggiunto – è che bisogna arrivare ad un risultato da più fronti. C’è bisogno di soluzioni biotech, ma non a discapito della disinfestazione delle zanzariere (contro la malaria) o degli integratori di ferro”.
Per aiutare i paesi in via di sviluppo a lavorare sulle nuove tecnologie, il rapporto acclama la creazione di una Global Genomic Iniziative (GGI), per promuovere il potenziale della genomica e per aiutare a trasferire tecnologia e scienza di base. “Prevediamo un istituto che sia veloce e responsabile”, aggiunge il rapporto.
Il GGI dovrebbe avere funzione di nodo di scambio che connette più portatori di interessi, rendendo le informazioni sulle ultime tecnologie fruibili gratuitamente. I paesi in via di sviluppo potrebbero quindi utilizzare queste risorse per elaborare soluzioni proprie ai problemi locali, sulla stessa linea di Cuba, che ha creato l’unico vaccino contro la meningite B e che presto potrebbe esportarlo, ha detto Singer.
Le compagnie farmaceutiche e biotech del nord non sono interessate a sviluppare prodotti per il sud, afferma Abdallah S. Daar, co-autore del rapporto e co-direttore del programma canadese su Genomica e Salute Mondiale presso il JBC.
“Le soluzioni del futuro verranno dalle industrie biotech di Cina, Brasile, Cuba e di altri paesi del sud”, ha aggiunto Daar.
Daar sostiene che con l’istituzione del GGI, si arriverà ad un vaccino per la malaria e per il controllo delle zanzare che provocano l’infezione entro dieci anni. “Esiste il potenziale per debellare la malaria”, ha dichiarato in un’intervista.
Altri operatori del settore sanitario non sono altrettanto entusiasti dei finanziamenti alle biotecnologie. “Mentre noi parliamo al telefono, c’è chi muore per malattie che possono essere prevenute e curate”, afferma Ted Constan di Partners In Health (PIH), un ente di Boston che collabora con gruppi sanitari di base in America Latina, Caraibi e Russia.
Lavorando dal basso, insieme gli assistenti sanitari locali dei quartieri più poveri di Lima, Perù, il PIH ha aiutato nella cura dell’80% dei residenti affetti da tubercolosi resistente ai farmaci antitubercolari, una malattia precedentemente considerata incurabile in un contesto simile.
La mancanza di infrastrutture sanitarie pubbliche – personale qualificato e strumenti di base – sono tuttora gli ostacoli più difficili da superare in molti paesi del sud, ha detto Constan all’IPS.
“Nel sud del mondo – aggiunge – molte persone non hanno ancora beneficiato delle scoperte mediche del IX secolo, figuriamoci quelle del XX”.