RIO DE JANEIRO, 23 agosto 2004 (IPS) – Alcune iniziative controverse nella sfera culturale e della comunicazione stanno suscitando le accuse al governo brasiliano di Luiz Inácio Lula da Silva di ricorrere alla censura e a meccanismi stalinisti di controllo dell’opinione pubblica
Tra i critici del governo, la furia si è scatenata dopo la divulgazione negli ultimi giorni di progetti di legge per la creazione del Consiglio federale del giornalismo (CFJ, la sigla portoghese) e dell’Agenzia nazionale di cinema e audiovisivi (Ancinav).
“Il governo cerca di limitare la libertà d’espressione”, “concezioni autoritarie e centralizzatrici”, “tentativo di intimorire i giornalisti”, e un governo paragonato alla dittatura militare, sono alcuni dei giudizi utilizzati dai principali quotidiani nel mettere in discussione la proposta di istituzione del CFJ come organo regolatore della professione.
L’opposizione, capeggiata dal Partido del Frente Liberal (PFL) conservatore, ha minacciato di intralciare l’approvazione del progetto alla Camera dei deputati per imporne così il passaggio all’esecutivo.
Il deputato José Carlos Aleluia, leader del PFL, ha sottolineato che l’iniziativa è una proposta “incostituzionale”, che ricorda le pratiche usate dal nazismo, o dallo stalinismo, cioè dal governo di Josef Visarianovich Dugashvili (Stalin) tra il 1929 e il 1953 nella ex Unione Sovietica.
Il progetto è stato inviato formalmente al Congresso dalla Presidenza della Repubblica, ma è in realtà una proposta della Federazione nazionale dei giornalisti (Fenaj), concepita dopo molti anni di dibattiti e approvata da diversi congressi dei giornalisti.
La stampa è diventata “vittima della disputa politica”, poiché è stata usata dall’opposizione per attaccare il governo, compromettendo il dibattito, ha deplorato ad IPS Aloisio Lopes, segretario della Fenaj.
Il momento peggiore è stato all’avvio delle procedure parlamentari, mentre il governo deve già affrontare diverse accuse di voler mettere sotto silenzio le denuncie contro i propri membri.
Il presidente Lula e alcuni ministri hanno lamentato una vera e propria ondata di denunce, dopo che le riviste settimanali Isto È e Veja hanno rivelato, nelle ultime settimane, operazioni finanziarie sospette e dichiarazioni patrimoniali contraddittorie del presidente della Banca centrale, Henrique Meirelles, e di Cassio Casseb, titolare del Banco do Brasil (pubblico).
A seguito della diffusione di queste informazioni, Luiz Augusto Candiota, ex direttore della politica monetaria della Banca centrale, si è dimesso il 28 luglio.
Le pressioni contro Meirelles e Casseb sono proseguite, in base ai dati raccolti in modo ufficioso dalla commissione parlamentare che indaga sulle rimesse illegali di valuta all’estero, tramite la banca Banestado e tra il 1996 e il 2002, periodo in cui si calcola che attraverso questa banca uscirono dal paese circa 30 miliardi di dollari.
“C’è molta disinformazione” sul progetto dei giornalisti, “i deputati stanno criticando il progetto senza leggerlo”, ha sostenuto Lopes, sperando di chiarire la questione tra i parlamentari in un dibattito alla TV Cámara con i dirigenti della Fenaj.
“Gli stessi mezzi di comunicazione hanno contribuito a questa disinformazione”, ha aggiunto. I quotidiani si sono mostrati contrari al progetto negli editoriali e attraverso la loro associazione nazionale.
Nel 2002 – ha ricordato Lopes – un deputato presentò un progetto analogo, per la creazione di un Ordine dei giornalisti (Collegio), simile a quello degli avvocati, che non provocò nessuna reazione di rifiuto.
Attualmente, le registrazioni necessarie per l’esercizio della professione di giornalista vengono concesse dal Ministero del Lavoro, ma il governo è stato accusato di “controllare” la stampa attraverso questo meccanismo. La prerogativa passerebbe al CFJ, costituito da giornalisti selezionati e non sarebbe un organo dello Stato come è adesso, ha affermato il segretario della Fenaj.
Il Consiglio ha il fine di promuovere un “giornalismo di qualità” – ha spiegato Lopes –, creando un Tribunale di Etica e Disciplina, che giudicherebbe i casi di violazione dei principi etici della professione, punendoli con una lettera d'avvertimento, con la sospensione e perfino con l’espulsione dalla categoria.
Il progetto, tuttavia, corre il rischio di non avanzare, di fronte all’opposizione di diversi settori. L’Associazione dei magistrati (giudici) brasiliani lo ha condannato perché “mutila la libertà d’espressione”, attribuisce al CFJ il compito di “orientare, disciplinare e controllare l’esercizio della professione” e creare un tribunale.
Il potere di punire gli “abusi del giornalismo” spetta alla giustizia, secondo una nota diffusa dal presidente dell’Associazione dei magistrati, Claudio Baldino Maciel.
La proposta di creare il CFJ è “un errore”, perché il giornalismo non si può paragonare a professioni che richiedono un organo regolatore, come la medicina, l’ingegneria o la chimica, che colpiscono la vita delle persone, ha suggerito Mauricio Azedo, giornalista e presidente dell’Associazione brasiliana della stampa, un’organizzazione non sindacale, tradizionalmente per la difesa della democrazia.
Anche la proposta di regolamentazione degli audiovisivi della Ancinav ha suscitato le critiche al “dirigismo culturale” che l’editoriale di un importante quotidiano ha giudicato “statalizzazione del cinema e della televisione”, con un “vizio stalinista”.
Il ministro della Cultura, il famoso cantante e compositore Gilberto Gil, ha ricordato il proprio passato di perseguitato dalla dittatura militare, per respingere le accuse di “autoritarismo”. “Non ci saranno imposizioni”, tutto è aperto al dibattito e alla revisione, ha assicurato.
In questo caso, la sua intenzione di eliminare i punti più polemici dal progetto, come la possibilità di interferire nella programmazione delle reti televisive, e l’appoggio di gran parte dei produttori, artisti e intellettuali, indica buone possibilità per la creazione della Ancinav, un vecchio sogno dei cineasti.