LONDRA, 9 luglio 2004 (IPS) – Lo scorso 23 giugno, la compagnia petrolifera Shell è stata oggetto di una massiccia e improvvisa ondata di denunce arrivate da tutto il mondo contro i danni da essa provocati ad ambiente e salute
Gli attivisti del gruppo ambientalista “Friends of the Earth” hanno sottolineato i danni causati dagli impianti della Shell in tutto il mondo, da Sakhalin nella Russia orientale al delta del Niger in Nigeria, fino al Texas negli Stati Uniti.
Gli studi degli attivisti sulle diverse aree geografiche sono raccolti in un dossier “Oltre le apparenze – l’altro rapporto Shell 2003”, pubblicato da “Friends of the Earth” e distribuito durante l’incontro tenutosi alla Camera dei Comuni di Londra.
Il gruppo aveva pubblicato un rapporto analogo anche nel 2003, ma nel corso dell’ultimo anno dal Texas, da Manila nelle Filippine, da San Paolo in Brasile sono partite molte cause legali contro la Shell.
Gli attivisti sostenuti da “Friends of the Earth” chiedono dei cambiamenti nella legislatura inglese affinché sia possibile intentare cause a Londra ad imprese inglesi che hanno comportamenti irresponsabili verso le comunità che le ospitano.
”Un comportamento responsabile da parte delle imprese è un elemento fondamentale dello sviluppo sostenibile”, ha dichiarato durante la presentazione del rapporto Tony Juniper, direttore esecutivo di “Friends of the Earth”. “Abbiamo visto i limiti dell’approccio volontario alla responsabilità sociale delle imprese. Non funziona, c’è bisogno di un cambiamento”.
Gli ambientalisti intendono lanciare una campagna per introdurre misure che rendano le imprese legalmente responsabili verso le comunità lese dalle loro attività. “Il governo inglese deve garantire a queste comunità l’accesso alle vie legali”, continua Juniper.
Nella stessa settimana, gli attivisti hanno incontrato diverse MP per poi concentrarsi sul meeting generale della Shell tenutosi a Londra lunedì 28.
Per molti militanti, le promesse fatte l’anno scorso non sono state mantenute. Desmond D’Sa dell’Alleanza Ambientalista della Comunità del Sud Durban ha detto ai media che rispetto alle dichiarazioni del meeting generale della Shell (AGM) dell’anno scorso “la situazione è addirittura peggiorata”. “Le parole sono rimaste tali e non c’è stato alcun miglioramento”.
A Durban la Shell usa impianti e procedimenti datati, mentre in Danimarca impiega le tecnologie più avanzate e sicure, ha detto D’Sa. “La Shell non rispetta gli orientamenti nazionali e internazionali in materia di salute. Nella nostra comunità l’incidenza di asma, leucemia e cancro è sempre più alta”.
Al meeting di mercoledì, Hilton Kelley del Texas ha detto che nonostante la Shell avesse assicurato miglioramenti alla raffineria Motiva di Port Arthur, nulla è cambiato. “Al contrario”, continua Kelley, “i dirigenti della Motiva stanno facendo di tutto per ostacolare i nostri tentativi di ridurre l’impatto devastante dello stabilimento sulla popolazione locale”.
La raffineria non ha dato lavoro agli abitanti del luogo ma sono aumentati i casi di asma e leucemia a causa dell’emissione di agenti cancerogeni ben conosciuti quali butadiene, benzene, solfuro di idrogeno e ossido di azoto.
Una portavoce della Shell ha dichiarato che “nel corso dell’ultimo anno le più alte cariche dirigenziali della Shell si sono impegnate direttamente con le organizzazioni rappresentate nel rapporto di FoE, come è dimostrato dalla presenza di rappresentanti delle Ong alle riunioni aziendali. Il nostro impegno continuerà in questa direzione”.
La Shell “riconosce l’entità delle sfide a noi rivolte”, e “crediamo di aver già compiuto importanti progressi”, ha aggiunto. “Per ogni area sottoposta alla nostra attenzione durante l’AGM dell’anno scorso – ma anche per molte altre – sono stati concertati specifici piani d’azione per migliorare la conoscenza e la comprensione dei problemi che affliggono le aree coinvolte e per cominciare ad affrontare alcune di queste problematiche, chiaramente preoccupanti”.
La Shell ha dichiarato di contare di eliminare il processo di flaring entro il 2008. Il flaring rilascia gas pericolosi nell’aria. Ma alcuni attivisti sostengono che in realtà la Shell eliminerà questo processo solo nel 2015, mentre potrebbe già sospendere ora il suo uso, come è stato fatto in Danimarca.
Le nuove accuse alla Shell arrivano in un momento in cui l’azienda è sotto inchiesta per aver ‘gonfiato’ l’entità delle sue riserve petrolifere. Da gennaio, la Shell ha corretto i dati sulle riserve petrolifere abbassandoli quattro volte, dando luogo a ragionevoli dubbi sulla reale quantità di petrolio alla quale essa ha accesso.
Juniper riconosce comunque che la Shell non è l’unico colpevole e che “avremmo potuto avere una conferenza stampa di questo tipo con la maggior parte dei giganti del petrolio”. E’ importante valutare non quello che la Shell fa rispetto alle altre aziende petrolifere, ma ciò che dice di fare e quello che realmente fa.
La Shell si difende rivendicando un investimento di 70 milioni di dollari nel delta del Niger in progetti a beneficio della comunità.
Oronto Douglas della “Environmental Rights Action”, associazione nigeriana per la difesa dell’ambiente, afferma di non esserne convinto. “Si tratta di un sacco di soldi, in qualsiasi parte del mondo, ma non sono arrivati alla comunità. Così tanti soldi servono solo per corrompere leader compiacenti, non vanno alla comunità. Tutto ciò deve finire”.