PARIGI, 5 luglio 2004 (IPS) – Secondo molti esperti, in Europa l’uso indiscriminato di combustibili fossili causa decine di migliaia di vittime ogni anno
Un rapporto dell’Agenzia francese della Sicurezza Sanitaria Ambientale (Afsse) parla di 10.000 vittime l’anno, solo in Francia.
Studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e di gruppi ambientalisti indipendenti di vari paesi europei hanno raggiunto le stesse, drammatiche conclusioni.
In Francia, dal 6 all’11% del totale dei casi di cancro ai polmoni nelle persone con più di trent’anni è causato dalle emissioni delle auto, vale a dire 1713 morti l’anno.
L’Afsse calcola che il 7% dei casi di malattie cardio-respiratorie è causato dalle emissioni delle auto: 4876 morti l’anno, in base al tasso di mortalità attuale.
Secondo il rapporto, questo tipo di inquinamento uccide in Francia 9513 persone l’anno.
In uno studio dell’OMS su Austria, Svizzera e Francia, si parla di 40.000 vittime l’anno a causa delle emissioni delle auto o polveri fini (PM, Particolate Matter, in gergo scientifico).
Le polveri fini sono le particelle che compongono lo smog. I PM si materializzano direttamente nell’aria per l’ossidazione di altri agenti inquinanti quali anidride solforosa, ossido di azoto e composti organici volatili. La principale causa di questi agenti è l’utilizzo di combustibili fossili nelle auto e nell’industria pesante.
Gli scienziati dividono le polveri fini in due categorie: PM2,5, particelle del diametro inferiore a 2,5 micrometri, pari a 1/20 del diametro dell’aria; e PM10, particelle il cui diametro è compreso tra 2,5 e 10 micrometri.
I PM2,5 sono considerati i responsabili dei maggiori danni alla salute umana perché si depositano nei polmoni, bloccano la riproduzione delle cellule e causano malattie respiratorie.
Secondo gli esperti, la Germania raggiungerà gli stessi livelli di Austria, Francia e Svizzera, dal momento che ha una popolazione equivalente a quella delle tre nazioni prese in considerazione dallo studio dell’OMS.
“I meccanismi naturali di difesa dell’uomo non riescono a bloccare le polveri fini prodotte dalle emissioni delle auto che quindi penetrano nei polmoni”, afferma la relazione del German Council for Environmental Questions, pubblicata a luglio dell’anno scorso. I PM2,5 “rappresentano il problema sanitario più serio legato all’inquinamento dell’aria”.
Nonostante questi studi, i governi europei hanno sospeso il dibattito sulle misure da intraprendere per contrastare i pericoli causati dalle emissioni delle auto.
A maggio di quest'anno, il governo francese ha cercato di ostacolare l’uscita del rapporto dell’Afsse, spiegando che poiché l’industria automobilistica sta attraversando un periodo difficile, sarebbe poco opportuno applicare restrizioni sul traffico.
Il rapporto dell’Afsse doveva essere pubblicato a maggio, ma il governo di destra ha tentato di bloccarlo perché era “imbarazzante per l’industria automobilistica”, riferisce una fonte del Ministero dell’Ambiente.
La stessa fonte aggiunge che poiché lo studio suggerisce misure drastiche di riduzione dell’uso delle auto, va contro gli interessi dei produttori.
Malgrado la pressione del governo, il rapporto è arrivato alla stampa ed è stato pubblicato sul sito internet dell’Afsse.
Lo studio propone l’imposizione di una tassa per accedere ai centri urbani, misura già adottata con successo a Londra.
Suggerisce inoltre, una nuova tassa sull’automobile proporzionale al consumo di carburante e alle emissioni tossiche prodotte e un maggiore sviluppo del sistema ferroviario.
In Germania, Greenpeace ha lanciato una campagna per l’applicazione obbligatoria di filtri speciali soprattutto sui veicoli diesel. Il governo ha ignorato la mozione.
Così come è stata rifiutata anche la proposta del Green Party (membro della coalizione di governo) di imporre una tassa sui veicoli altamente inquinanti. Il governo tedesco non è riuscito inoltre a fornire alcun rapporto dettagliato sui pericoli dell’inquinamento causato dalle auto.
“Davvero mi riesce difficile credere che la Germania non abbia ancora un adeguato sistema di misurazione e monitoraggio delle polveri fini”, ha detto Erich Wichmann, direttore dell’Istituto Epidemiologico del Centro di Ricerca per la Salute e l’Ambiente di Monaco.
“Ad oggi, è stato dimostrato che l’utilizzo di combustibili fossili è responsabile delle malattie cardio-respiratorie più pericolose”, ha aggiunto Wichmann.
Non è solo prerogativa dell’Europa cercare di nascondere le informazioni sui rischi per la salute provocati dalle emissioni delle auto. Uno studio del 2002 dell’Agenzia Ambientale degli Stati Uniti (EPA) contiene parole come “informazioni riservate; non divulgare”, in ogni pagina.
Parole caute, per il timore di essere chiamati in giudizio dall’industria automobilistica; l’EPA chiedeva fossero applicati i limiti del 1977, molto più rigidi, ma ha dovuto rinunciare per le pressioni dell’industria dell’automobile.
In Canada, un gruppo di ricercatori della McMaster University ha condotto uno studio di 10 settimane su una cavia esposta ad aria proveniente da due acciaierie e da una vicina autostrada dell’Ontario, ad alto contenuto di polveri fini.
I ricercatori James Quinn, Christopher Somers e Brian McCarry hanno osservato una incidenza doppia, nella cavia trattata, di trasmissione di mutazioni nel DNA della progenie, rispetto ad una cavia esposta ad aria pulita.
Quinn ha detto all’IPS: “L’inquinamento atmosferico può potenzialmente colpire milioni di persone in tutto il mondo ed è associato a un più alto rischio di cancro ai polmoni e di danno genetico in altri tessuti”.