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ARMI: Ricercato in Africa, richiesto in Iraq

PARIGI, 24 maggio 2004 (IPS) – Un ricettatore d’armi bollato come truffatore in Africa, viene destinato a nuovi usi in Iraq dalle forze della coalizione

Il trafficante d’armi Viktor Bout era un mercante di morte ricercato per aver alimentato dei conflitti in Africa, perlomeno fino alla vicenda irachena.

Oggi, Stati Uniti e Gran Bretagna si avvalgono dei suoi importanti servizi mercenari in Iraq. La condanna del suo ruolo nelle guerre dei diamanti e in altri conflitti in Africa subsahariana negli ultimi dieci anni è stata messa velocemente a tacere.

Viktor Bout, originario del Tajikistan, sarebbe stato un alleato imbarazzante da riconoscere pubblicamente. Ma i partner della coalizione gli riservano favori speciali da quando lavora per loro.

Lo scorso marzo, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha tracciato una risoluzione per congelare i beni di mercenari e trafficanti d’armi che hanno appoggiato il dittatore liberiano Charles Taylor. Fonti diplomatiche francesi assicurano che Bout dovrebbe essere in cima alla lista. Ma secondo le fonti diplomatiche e l’Onu, gli Usa avrebbero cercato di toglierlo dalla lista.

Alcuni funzionari Usa hanno segnalato a titolo confidenziale che il motivo è che Bout serve in Iraq, secondo quanto dichiarato all’IPS da queste fonti francesi attendibili. Una delle principali imprese di Bout starebbe fornendo sostegno logistico alle forze Usa in Iraq, e la sua compagnia aerea privata, la British Gulf, starebbe rifornendo le forze d’occupazione.

Le fonti diplomatiche hanno rivelato che i governi Usa e britannico, in cambio di questi servizi, cercano di contrastare i tentativi della Francia di inserire Bout nella lista Onu dei mercenari.

“Siamo disgustati del fatto che Bout non figurerà nella lista, nonostante sia il principale mercante d’armi”, afferma uno dei diplomatici incaricati dei negoziati Onu su questa lista. “Se vogliamo la pace nella regione (Africa occidentale), è evidente che Bout dovrebbe essere sulla lista”.

Il governo britannico, dicono i diplomatici francesi, aveva inserito Bout in un primo momento, ma lo avrebbe poi tolto dietro le pressioni Usa.

Nel 2000 Peter Hain, l’allora ministro degli Affari esteri britannico (incaricato per gli affari africani), descrisse Bout come “un maestro nell’evadere le sanzioni, e… un mercante di morte proprietario di compagnie aeree che trasportano armi” per i ribelli di Angola e Sierra Leone.

Adesso l’Iraq – dicono le fonti diplomatiche francesi – è diventato un nuovo centro d’affari per Bout, senza particolari rischi connessi, nonostante i tentativi dell’Onu di catturarlo.

Come al solito, Bout ha lasciato poche tracce delle sue attività in Iraq. I funzionari francesi affermano che la British Gulf potrebbe cambiare presto nome, adesso che si è venuto a sapere che è sua. I suoi mercenari lasciano poche impronte, e se muoiono, nessuno fa domande.

Ma l’Onu sa cosa c'è dietro le attività di Bout in Africa. “Viktor Vasilevich Butt, più comunemente noto come Viktor Bout, viene spesso chiamato negli ambienti investigativi come “Viktor B”, poiché usa almeno cinque soprannomi e diverse combinazioni del suo cognome”, si legge in un rapporto del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Il tarchiato Bout è diplomato presso l’Istituto militare di lingue straniere a Mosca. Sembra parli correntemente almeno sei lingue. Cominciò la sua carriera di mercante d’armi in Afghanistan dopo che il suo reggimento aeronautico fu disperso con il crollo dell’ex Unione Sovietica.

Secondo alcuni documenti dell’intelligence, era in grado di stabilire stretti legami con diversi capi di stato africani e capi ribelli, tra cui l’ultimo leader ribelle angolano Jonas Savimbi, l’ex presidente liberiano Charles Taylor, l’ex presidente zairiano Mobutu Sese Seko e il presidente libico Moammar Gheddafi.

“Aveva accesso a ciò che i signori della guerra africani desideravano”, dice André Velrooy, un giornalista norvegese che ha indagato sulle attività di Bout per il Consorzio internazionale del giornalismo investigativo (ICIJ). “La fine della Guerra fredda ha prodotto un’ingente quantità di armi e pezzi di ricambio in eccesso, spesso rivenduti a costi molto bassi sul mercato privato”.

Bout poteva procurare non solo armi leggere –riferisce Velrooy – ma anche apparati più complessi, e praticamente ovunque nel mondo. “E i suoi soci – che andavano dall’ex personale militare Usa a funzionari russi, da capi di stato africani a figure del crimine organizzato – gli hanno fornito una lunga lista di compratori e venditori con cui fare affari”.

Bout era il maggiore operatore sul mercato africano delle armi. Ha gestito una miriade di imprese dando lavoro a circa 300 persone. Le società gestivano dai 40 ai 60 apparecchi aerei, compresa la principale flotta privata al mondo di aerei merci Antonov di fabbricazione russa, secondo le ricerche del ICIJ.

Bout aveva reso quasi impossibile identificare le sue attività. Dava in leasing i velivoli a privati o ad imprese in modo tale da non poter essere collegato direttamente ad attività illegali. “Bout – prosegue Velrooy – nega di essere mai stato coinvolto nel traffico d’armi, o di avere mai svolto attività diverse da quella del legittimo imprenditore di aerei da carico”.

Ma i controlli dell’Onu hanno imputato a Bout il traffico d’armi di contrabbando ai movimenti ribelli in Angola e Sierra Leone, nonché al regime di Taylor in Liberia.

Stati Uniti e Gran Bretagna stanno ora impiegando – e proteggendo – un commerciante che sembra abbia rifornito armi ai Taleban.

Il settimanale tedesco Der Spiegel riferì nel 2002 che Vadim Rabinovich, un israeliano di origine ucraina, insieme all’ex direttore dei servizi segreti ucraini, avrebbe consegnato ai Taleban tra i 150 e i 200 carri armati T-55 e T-62.

Sembra che il trasporto dei carri fosse avvenuto tramite una delle compagnie di trasporto merci di Bout, con un patto concordato mediante i servizi segreti pakistani. Der Spiegel riportava che l’accordo era stato scoperto dai servizi di intelligence russi, SVR, a Kabul.

L’Onu aveva emesso un mandato di cattura internazionale nel 2001 per l’arresto di Viktor Bout. Ma Bout gode di un ampio sostegno tra le alte sfere, ed ha vissuto indisturbato a Mosca.

“È questo il problema con Viktor B”, ha riferito il quotidiano francese Le Monde, citando le parole di un esperto dei servizi segreti francesi. “Avendo servito tante persone, Bout trova sempre qualcuno di potente disposto a proteggerlo”.