SANTIAGO DEL CILE, 17 maggio 2004 (IPS) – Lo scioglimento dei ghiacciai nella Patagonia australe minaccia la biodiversità e rende necessarie urgenti misure internazionali, senza aspettare che gli Stati Uniti (Usa) firmino il Protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas-serra, hanno dichiarato all’IPS esperti ecologisti e governativi in Cile
L’arretramento dei ghiacciai nel territorio comune a Cile e Argentina, all’estremo sud dell’America Latina, è stato confermato ancora una volta da 25 scienziati e attivisti membri della spedizione della nave Arctic Sunrise, dell’organizzazione ambientalista internazionale Greenpeace.
La traversata, conclusasi a metà febbraio 2004, è partita da Amsterdam ed ha effettuato osservazioni nei ghiacciai argentini Perito Moreno e Upsala, per poi attraversare lo stretto di Magellano e perlustrare altri sei ghiacciai della parte cilena.
Alcuni esperti cileni si sono uniti all’Arctic Sunrise in questa fase della spedizione, che aveva l’obiettivo di documentare lo stato dei ghiacciai, o nevai, e i danni che stanno subendo a causa del cambiamento climatico globale, attribuito al cosiddetto effetto serra, a sua volta provocato dalle emissioni di biossido di carbonio (CO2) e altri gas combustibili fossili.
I ghiacciai osservati sono stati il Grey, Hielos Patagónicos Sur 31, Hielos Patagónicos Sur 12, Pío XI, San Quintín e San Rafael. ['esisterà una traduzione in italiano'] Greenpeace ha segnalato che “tutti questi ghiacciai, eccetto il Pío XI, si stanno ritirando”.
L’ecologista Sara Larraín, presidentessa dell’organizzazione non governativa “Chile Sustentable” (Cile sostenibile) ha dichiarato all’IPS che il surriscaldamento globale colpisce in primo luogo i piccoli stati insulari, e i paesi con coste estese, per l’innalzamento del livello del mare provocato dallo scioglimento dei ghiacci ai poli e nei ghiacciai.
“Il terzo livello colpito – ha aggiunto Larraín – ha a che vedere con le conseguenze dello scioglimento dei ghiacci nella migrazione delle specie animali, a causa dell’aumento della temperatura della terra”.
Si è calcolato – ha spiegato – che per ogni grado di aumento medio della temperatura, le specie vegetali emigrano 100 chilometri in direzione dei poli, sia verso il polo sud che verso il polo nord, “perché il riscaldamento continua a verificarsi dalla linea dell'equatore verso i due emisferi”.
“Questo è un tema che colpisce direttamente la biodiversità e il patrimonio dei diversi paesi” – ha affermato la presidentessa di Chile Sustentable – poiché in queste migrazioni si estingueranno le specie incapaci di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e si avrà anche un enorme impatto sui sistemi agricoli.
Alcuni studi scientifici calcolano che nel ventesimo secolo l’effetto serra ha aumentato di 0,6 gradi centigradi la temperatura media del pianeta e le previsioni per i prossimi 100 anni, considerata l’attuale tendenza di emissioni di CO2 e altri gas responsabili del riscaldamento, sono di aumenti tra l’1,4 e i 5,8 gradi centigradi.
Larraín ha ricordato che per ogni grado di aumento del riscaldamento della Terra, il livello del mare sale di circa 50 centimetri.
In base ai dati della spedizione Shuttle Topographic Radar della NASA (Ente aeronautico e spaziale Usa), gli scienziati cileni Gino Casassa e Andrés Rivera hanno calcolato che il ritiro dei ghiacciai della Patagonia contribuisce per il 9 per cento all’innalzamento del livello del mare, cioè di 0,11 millimetri all’anno.
Gonzalo Villarino, direttore esecutivo di Greenpeace-Cile, ha dichiarato all’IPS che questo paese produce lo 0,02 per cento di gas dell’effetto serra, mentre le emissioni degli Usa sono dell’ordine del 25-30 per cento del totale mondiale.
Villarino e Larraín hanno concordato che è fondamentale che Usa e Russia firmino il Protocollo di Kyoto. Anche Jorge Carrasco, capo del Dipartimento di Climatologia della Direzione meteorologica del Cile, ha segnalato all’IPS che la “lobby” dei paesi in via di sviluppo è importante per ottenere la ratifica di questo dispositivo internazionale.
“Tutti i paesi – ha commentato Villarino – devono andare avanti, riconoscere il problema e cominciare a lavorare per promuovere le energie rinnovabili, aspetto in cui il Cile è piuttosto indietro”.
Larraín ha sottolineato che nel Vertice su ambiente e sviluppo di Johannesburg del 2002, i paesi latinoamericani si sono impegnati a raggiungere il 10 per cento della loro “matrice energetica” basata sulle fonti rinnovabili, come il sole, il vento e la geotermia.
“Molti paesi hanno fatto promesse analoghe, perciò esistono anche altre strade. I governi devono trovare le soluzioni e gli strumenti politici e non continuare ad aspettare gli Stati Uniti”, ha segnalato l’attivista.
“Gli Usa non solo non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto – ha spiegato Larraín – ma neanche la Convenzione sulla biodiversità, né gli accordi sulla riduzione degli armamenti. In generale parlano di multilateralismo, ma alla fine non firmano le convenzioni internazionali”.
La presidentessa di Chile Sustentable ha osservato che è necessaria l’unità dei paesi in via di sviluppo per incidere sui negoziati internazionali. L’America Latina, ha aggiunto, deve creare vincoli di cooperazione, sia finanziaria sia tecnologica, con l’Unione Europea, decisa ad andare avanti nel compimento del Protocollo di Kyoto senza gli Usa.
“Il Cile – ha proseguito Larraín – ha un’enorme capacità di sfruttare risorse solari, eoliche e geotermiche ma non le sviluppa, a parte piccoli progetti isolati in alcuni settori rurali, perché non ci sono sufficienti investimenti e in generale le energie rinnovabili richiedono un maggiore investimento iniziale”.
Secondo Carrasco, Cile e Argentina devono promuovere uno sviluppo effettivamente sostenibile, basato su “energia pulita”, e ricorrere ai meccanismi previsti nello stesso Protocollo di Kyoto per introdurre tecnologie non inquinanti.