ROMA, 31 marzo 2004 (IPS) – “Grandi eventi come le manifestazioni contro la guerra del 15 febbraio dell’anno scorso esisterebbero anche senza Internet, ma sarebbero molto minori”, afferma Lorenzo Mosca, ricercatore dell’Università di Firenze che si occupa dell’uso delle nuove tecnologie da parte della società civile.
“Le nuove tecnologie come l’email e i brevi messaggi di testo (short text messages, SMS) hanno radicalmente modificato il modo di mobilitazione delle persone”, aggiunge Mosca. Dalla metà degli anni ’90 quando valanga di e-mail ha spinto i governi a firmare il trattato internazionale di messa al bando delle mine anti-uomo, le attività della società civile sono diventate sempre più dipendenti dalle tecnologie di informazione e comunicazione (Information and Communication Techologies, ICTs) “I siti web permettono alle persone di avere accesso ad un’informazione alternativa e di bypassare i media istituzionali, e l’informazione mobilita le persone”, ha detto a IPS Lello Rienzi del gruppo italiano che ha organizzato le proteste contro la guerra in Iraq. Il gruppo ha fatto un uso massiccio di mailing-lists. Il sito dell’organizzazione www.fermiamolaguerra.it ha attratto più di un migliaio di adesioni alle manifestazioni da parte di organizzazioni della società civile. “Queste 1.000 organizzazioni hanno un 1.000 siti web che rimandano il nostro messaggio di pace”, ha detto Rienzi. Gli SMS sono diventati uno straumento cruciale del mobilitare le persone. In Spagna le proteste contro il governo Aznar sono state organizzate nel giro di poche ora attraverso gli SMS. “Oggi 13 marzo alle 18 sede del Partito Popolare (PP, l’ex partito di governo) Calle Genova. Senza partiti. Silenzio. Per la verità. Diffondilo”. Questo è stato uno dei messaggi che hanno dato il via a quella che è stata chiamata “la notte dei messaggini” a Madrid. I messaggi chiedevano “la verità ora” (verdad ya) e “basta manipolazioni” (manipulacion basta ya). Un altro denunciava “la vostra guerra, i nostri morti” (vuestra guerra, nuestros muertos). Tutti si chiudevano con una richiesta: “diffondilo” (pásalo).
Migliaia di persone si sono radunate davanti alle sedi del PP in molte città spagnole denunciando la mancanza di trasparenza nelle inchieste sul bombardamento dei treni dell’11 marzo, nel quale più di 200 persone (190) hanno perso la vita e 1.400 sono rimaste ferite. A Madrid le mobilitazioni spontanee originate dagli SMS sono continuate per 11 ore. Quella notte è stato registrato un aumento del 20 per cento dei messaggi. Il giorno seguente, giorno delle elezioni, ci sono stati il 40 per cento in più di un giorno normale, secondo alcuni gestori di telecomunicazioni. Questo è stato il giorno che ha determinato un rovesciamento storico. Telefónica Móviles, la compagnia telefonica spagnola che gestisce 25 milioni di messaggini ogni giorno, ha riportato un “cambio nella tipologia” dei messaggi inviati: la maggior parte erano in relazione agli attacchi e alle inchieste. Ma la società civile ha cominciato a usare i telefoni cellulari per organizzare l’azione collettiva molto prima degli eventi spagnoli. Alle manifestazioni contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale a Praga nel settembre 2000 i manifestanti hanno ricevuto un numero di cellulare. Questo permetteva agli attivisti di non dover rimanere dietro ad una scrivania, ma fuori nelle strade lontano dagli occhi della polizia. Nel gennaio del 2001 gli SMS hanno aiutato ad organizzare una contestazione politica nelle Filippine. Nell’aprile delle stesso anni i telefoni cellulari sono stati ampiamente usati dai sostenitori del presidente Hugo Chavez in Venezuela. Lo stesso mese i messaggini hanno raccolto le dimostrazioni contro il candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen in Francia.
Il19 marzo dello scorso anno un gruppo di 3.00 studenti svizzeri hanno manifestato a Sion contro la guerra in Iraq. Luogo e ora erano stati comunicati via SMS.
Ci sono un miliardo di utenti dei telefoni cellulari nel mondo, secondo la Gsm Association, un’associazione transnazionale che riunisce gli operatori di telefonia mobile. All’inizio degli anni ’90 erano appena 10 milioni. L’Europa conta 400 milioni di utenti, che spediscono più di 15 miliardi di messaggi al mese, secondo l’operatore internazionale wireless Netsize.
Le persone cercano Internet per avere un’informazione alternative quando non si fidano delle versione ufficiale degli eventi.
“Sembra che I terroristi facciano parte di una organizzazione di estremisti islamici, ma il governo lo nega anche ora, quando tutte le evidenze vanno in quella direzione”, affermava un’e-mail circolata in Spagna il 13 marzo. Nel giorno degli attacchi terroristici del marzo 11 il traffico Internet in Spagna è cresciuto tra il 4 e l’8 per cento, secondo gli Internet provider.
“I media istituzionali hanno fallito la loro missione. Attraverso gli SMS le persone hanno potuto sapere cosa stava realmente succedendo nelle strade. Hanno potuto avere più informazioni attraverso i siti dei media alternativi”, ha spiegato a IPS Laura Corcuera, media attivista del Gran Salto Adelande di Madrid in una intervista (al telefono cellulare).
Le nuove tecnologie offrono la possibilità alla voci dalla strada di essere udite direttamente in tutto il mondo.
Durante la parata del primo maggio del 2000 a Londra (Mayday parade), Indymedia UK, il gruppo inglese dell’internazionale Independent Media Centre che offre piattaforme di pubblicazione aperta sul Web, hanno piazzato terminali ad accesso pubblico nel mezzo delle manifestazioni. Le persone potevano pubblicare direttamente dalle dimostrazioni nel sito. “Be your media” è la parola d’ordine di Indymedia.
“Noi non informiamo sulle proteste, ma piuttosto diamo ai dimostranti l’opportunità di riportare su di loro stessi e scrivere la propria storia”, ha dichiarato ad IPS Arne Hintz, ricercatore all’università di Amburgo e attivista delle rete di Indymedia.
Ci sono 591 milioni di utenti di Internet nel mondo, secondo CHK (United Nations Conference on Trade and Development, UNCTAD). Circa un terzo della popolazione dei paesi industrializzati usa Internet, mentre nei paesi in via di sviluppo l’accesso è inevitabilmente molto più basso.
“La popolazione di Internet è ancora una piccola elite, di poco inferiore al 10 per cento della popolazione mondiale”, ha spiegato Mosca ad IPS. Ma quando vuole, si fa sentire.