BAMAKO, 10 marzo (IPS) – Il presidente del Mali, Amadou Toumani Toure, ha affermato: “Il nostro paese ha le risorse idriche per raggiungere l’autosufficienza alimentare, ma è necessario sviluppare questo potenziale
Il presidente è intervenuto durante la conferenza internazionale sull’acqua che si è svolta nella capitale Bamako alla fine del mese scorso. Nonostante l’ottimismo, però, il problema idrico del Mali non va sottovalutato.
Due dei principali fiumi dell’Africa occidentale attraversano il paese: il Niger per 1.780 Km e il Senegal per 700 Km.
Ahmed Semega, ministro di miniere, energia e acqua, descrive il Niger come “il cordone ombelicale che unisce sette delle nostre regioni. La vita di milioni di nostri concittadini dipende dal fiume”.
Ma aggiunge: “Questo prezioso motore di sviluppo economico, sociale e culturale oggi rischia di morire”. La colpa è dell’inquinamento.
Durante la conferenza, Semega ha affermato che buona parte dei 2.000 metri cubi di acque reflue prodotti giornalmente a Bamako si riversa nel Niger. “Flora, fauna ed ecosistema sono le vittime dell’inquinamento”.
Alcune organizzazioni come l’associazione Karamba Toure di Bamako hanno richiesto controlli più severi per le industrie responsabili della situazione, in particolare per quelle che rilasciano rifiuti chimici nell’ambiente. L’associazione crede sia necessaria una politica del “chi inquina, paga”.
Anche quando l’acqua pulita è disponibile, utilizzarla spesso è un problema.
“Tutti sanno che ogni giorno nelle aree rurali spetta alle donne il duro compito di procurare l’acqua”, ha affermato Traore Oumou Toure, segretario esecutivo del comitato che coordina associazioni femminili e organizzazioni non governative in Mali. E aggiunge che questa situazione mette seriamente in pericolo qualsiasi forma di sviluppo sostenibile.
Malick Maiga, responsabile per il rifornimento idrico, afferma che il 62% degli abitanti ha oggi un accesso adeguato alle risorse idriche.
Ma, secondo il presidente Toure, ”nonostante i progressi, c’è ancora molto da fare per soddisfare completamente la richiesta di acqua potabile”.
“Al momento esistono 2.226 villaggi e aree rurali che non hanno moderni punti di accesso all’acqua”.
Altri 3.400 villaggi hanno bisogno di un maggior numero di punti d’acqua rispetto alla disponibilità attuale. Il grado di salinità e i composti di azoto trovati nel nord-est e nella parte occidentale del Mali rendono l’acqua inutilizzabile e rappresentano un ulteriore problema per l’amministrazione.
Tutto ciò ha spinto Toumani Toure a richiedere l’adozione in tempi brevi del piano nazionale che prevede 10.000 nuovi punti d’acqua entro 10 anni.
“Il nostro piano di accesso all’acqua potabile parte dalla consapevolezza di poter superare l’obiettivo, fissato dal Millenium Development Summit, di soddisfare entro il 2015 il bisogno idrico di metà della popolazione mondiale”, ha detto il capo di stato.
Il summit, che si è tenuto nel settembre del 2000 presso le Nazioni Unite, ha stabilito otto obiettivi per migliorare la vita nei paesi in via di sviluppo. Uno dei traguardi dei Millenium Development Goals (MDG) è dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che non hanno accesso all’acqua potabile”.
Un altro obiettivo degli MDG è ridurre della metà il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà con meno di un dollaro al giorno. Il Mali ha 10 milioni di abitanti, il 65% vive sotto questa soglia.
La conferenza internazionale sull’acqua, che il Mali ha ospitato per la prima volta, è terminata il 26 febbraio. Nell’incontro, durato sei giorni, sono state organizzate mostre e dibattiti in cui esperti e gente comune hanno esaminato il problema idrico del Mali.
Alcune questioni sollevate durante l’incontro verranno ridiscusse nella prossima conferenza che probabilmente si terrà ad aprile. L’incontro di Parigi, voluto dal presidente Jaques Chirac, coinvolgerà i capi di stato dei paesi attraversati dal fiume Niger. I delegati discuteranno le soluzioni ai problemi che oggi affliggono il fiume.